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Sezione Didattica


Funzioni tutoriali
Testo della conferenza tenuta a Cesena il 18 novembre 2005

di Agostina Melucci



Prologo

C’è una favola antica in cui si dice che è la cura a dare la forma all’essere. Si narra che mentre stava attraversando un fiume, la Cura avendo scorto del fango ne raccolse un po’. Mentre cercava si decidere che cosa farne intervenne Giove. La cura lo pregò di infondere lo spirito al suo pezzo di creta. E Giove acconsentì. Quando però la cura volle imporre il suo nome a ciò che aveva fatto, Giove glielo proibì e volle che fosse imposto il proprio. Mentre la cura e Giove disputavano in proposito, intervenne la Terra reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome perché aveva dato ad esso parte del proprio corpo. I disputanti elessero Saturno a giudice e lui espresse questa decisione: “ Tu Giove che hai dato lo spirito al momento della morte riceverai lo spirito, tu Terra che hai dato il corpo riceverai il corpo. Poiché è stata la Cura che per prima diede forma a questo essere fin che esso vive lo possieda la cura. Riguardo al nome, si chiami Homo perché è fatto di humus,ossia di terra.
(cfr. Luigina Mortari “Aver cura della vita della mente”, La Nuova Italia)


Tesi
Funzioni tutoriali come articolazione della cura educativa, come invito a ripensare ai nessi tra unitarietà e pluralità e come vivificazione autentica, offerta di un volto che accompagni l’affacciarsi su tematiche culturali e educative.



Etimologia del termine e sue evoluzioni

Il significato del termine tutor può essere letto in “colui che protegge, che dà sicurezza” che tutela, custodisce e soprattutto si prende cura di qualcun altro.

Suggerisco di intendere il termine tutor, che preferisco leggere alla latina, nell’accezione educativa dell’aver cura. Tutor allora costituisce un’importante articolazione dell’azione di cura educativa.

La cura è dunque all’origine della vita; è ciò che consente il prender forma di ogni esistenza,; ad essa si appartiene per l’intera vita.

Benché di origine latina, il termine tutor ha avuto successo soprattutto nella cultura di lingua inglese (USA e Gran Bretagna) e nel mondo aziendale. Spesso le azioni di tutoraggio implicano una concezione di formazione quale modellamento di un soggetto esclusivamente secondo le finalità volute dal formatore.

Preferisco collocare le funzioni tutoriali entro la nostra tradizione umanistica in cui si incrociano l’eredità greco-romana, ebraico.cristiana, illuminista, romantica. Questo approccio mira alla formazione di un soggetto intero considerato nella sua articolata globalità, quale unità di una storia.
Le funzioni tutoriali intese nella loro valenza educativa non possono non appartenere a tutti gli insegnanti ponendoli quali punti di riferimento autorevoli, fattori di serenità, tranquillità,di fiducia in se stessi, garanzia di attenzione, soggetti di relazione affettiva. Queste sensibilità non sono affatto secondarie; appartengono necessariamente a chi insegna, altrimenti è mero addestratore.


Sulla cura: riflessioni da un’attività di ricerca

Riprendo alcune considerazioni emerse nell’ ambito dell’attività di ricerca regionale sull’idea di persona.
Questi approfondimenti sono tratti dale riflessioni di Luciano Rondanini e Mariangela Pasciuti (gruppo di Reggio Emilia).

La cura coincide con l’esistere, è la condizione entro cui (augurabilmente) l’esistenza si svolge. E’ attenzione al senso dell’esistenza. Siamo la cura che abbiamo ricevuto o che non abbiamo ricevuto. Solo nella cura è possibile la vita. La cura riguarda la relazione che il soggetto ha con se stesso e nel contempo con gli altri. E’ conseguente all’impossibilità per l’essere umano di essere indifferente al compito di vivere. La matrice generativa delle relazioni di cura è il desiderio di promuovere il bene dell’altro senza attendersi nulla in cambio.

L’atteggiamento di cura testimonia il modo di porsi dell’adulto verso sè, gli altri, verso il singolo, verso le cose, l’ambiente quale interessamento sollecito e costante. I ragazzi vanno incoraggiati nella ricerca dell’autostima, della fiducia, della sicurezza, dell’interesse sociale. Vanno accompagnati con autorevolezza, delicatezza, competenza, attenzione.

Prendersi cura non è il prendersi carico, sostituendosi all’altro, e neppure il lasciar correre. Non è il sostituirsi, né il sottrarsi alla relazione.

Se la relazione di cura è tesa ad aiutare l’altro ad attualizzare se stesso e se l’educare consiste nell’esplorare i diversi possibili sè allora c’è un legame molto forte tra cura e educazione, tra cura ed apprendere. Si potrebbe quasi affermare che si apprende se si riesce a dare un senso all’esistenza e se si attribuiscono significati all’esperienza .Cura è la condizione entro cui l’apprendimento può nascere e diventa possibile pensare e costruire.
L’insegnante ha cura di ciascuno quando non agisce in base a regole o procedure standardizzate, ma sa prendere decisioni secondo logiche contestuali, se cerca di essere attento a ogni soggetto nella sua unicità. Non possono funzionare modelli prestabiliti perchè si tratta di facilitare un processo di autoriconoscimento facendo emergere la propria identità soggettiva. E’ la questione della conquista di un’identità autonoma.

Si apprende ad avere cura avendo cura . Ciò riguarda anche i bambini nella consapevolezza che si impara con gli altri, facendo, cooperando, tenendo presente gli altri, cercando di comprendere i diversi modi di imparare. Imparare ad aver cura di un altro bambino consente di sperimentare la diversità. Sono significative anche le forme di tutorato tra bambini,

Cura e progettazione esistenziale

Porsi in un atteggiamento pedagogico di cura rimanda alla progettazione esistenziale
(è qui il salto pedagogico). Queste questioni rchiedono che l’attenzione sia rivolta al soggetto intero, fatto di mente, anima, corpo. L’insegnante allora non è solo il professionista dell’istruzione, non adopera solo i ferri del mestiere.
Nella direzione della progettazione esistenziale si tratta di ideare un disegno progettuale che sappia accompagnare la crescita di ciascuno mediante un percorso personalizzato che si interseca continuamente con quello di altri percorsi. La prospettiva è quella di pensare insieme proposte capaci di ascoltare la persona. L’assunzione del progetto di vita rappresenta la traduzione più coerente dell’idea di persona come essere multidimensionale orientato al futuro. Rimanda a una scuola che guarda alla vita complessiva del soggetto. E’ indispensabile la partecipazione attiva di tutti al fine di sviluppare le potenzialità, interpretare continuamente l’esperienza, ricercare, orientare, aiutare a partecipare alla vita sociale. Occorre che tutti i soggetti coinvolti, ivi compreso l’alunno, siano consapevoli dell’importanza di sentire il desiderio di futuro e di adoperarsi in tal senso.
Si tratta di accompagna il processo di crescita personale nel senso di prestare attenzione alla storia di ciascuno, al suo modo di essere e alle sue intenzionalità; ciò significa guardare l’altro nella sua differente e diversa singolarità. La differenza e la diversità sono caratteri costitutivi del soggetto.
Personalizzare allora non è né un modello né una tecnica didattica; appare piuttosto un principio educativo. Un approccio educativo centrato sul soggetto-persona è soprattutto un orientamento educativo; investe il modo di sentire e di guardare l’altro. Non vedo nell’alunno solo il vaso che vado a riempiere e a misurare.
Un’educazione personale ricerca costantemente i significati che l’esperienza educativa assume per la propria esistenza.


Il dibattito sul tutor

L’idea di cura è, insieme all’idea di persona e alla revisione del quadro epistemologico, una delle tre idee essenziali dei documenti pedagogici della riforma in atto. Altri aspetti della riforma possono non piacere, certo è assai discusso il soggetto politico promotore della stessa ma queste idee dovrebbero comunque restare.
Il dibattito sulle funzioni tutoriali era molto vivo qualche tempo fa, ora risulta piuttosto affievolito; si registra una battuta d’arresto, anche perché non si è proceduto sul piano contrattuale.

La funzioni tutoriali sono state introdotte, in ambito legislativo, dalla riforma degli ordinamenti (articoli 7 e 10 del decreto legislativo 59 del 2004). Il docente- tutor è indicato quale punto di riferimento per alunni, famiglie e per il gruppo docente con compiti precisi: tutorato degli allievi, coordinamento delle attività educative, orientamento per la scelta delle attività facoltative e opzionali, cura delle relazioni con la famiglia, cura della documentazione.

Siamo pertanto di fronte alla necessità di rafforzare le funzioni tutoriali esercitate da sempre dai docenti. L’invito pedagogico va in due principali direzioni: sottolineatura degli aspetti educativi, rafforzamento dell’unitarietà nel senso di evitare settorializzazioni per integrare le azioni.
Queste proposte riflettono la necessità di una ripresa della funzione educativa quale risposta a situazioni di insicurezza e di frammentarietà.
Ciò è in qualche modo testimoniato anche sul piano sociale; cito ad esempio un articolo pubblicato dal “Corriere della sera” del 17 novembre dal titolo “giovani senza maestri” : in esso si esprimevano preoccupazioni per una società senza padri, come era vista quella attuale in cui sono ritenuti carenti i punti di riferimento autorevoli, indispensabili per una equilibrata crescita educativa.


Funzioni tutoriali e docente-coordinatore

Le funzioni tutoriali riguardano l’ assistenza educativa che si sviluppa nella relazione personalizzata e mirano ad aiutare l’alunno ad assumersi la responsabilità della propria formazione.
Appartengono pertanto a ogni docente; tutti sono corresponsabilizzati. Si chiede però ad un docente di garantirne l’attuazione in modo unitario. E’ il docente- coordinatore della didattica della classe.

Sono funzioni che esprimono istanze educative perchè assommano gli atti educativi di cura, accoglienza, accompagnamento, orientamento,unitarietà.
Per tradurre anche sul piano organizzativo l’istanza di unitarietà si introduce la funzione di coordinatore delle attività educative e didattiche della classe.
In questa prospettiva pertanto il processo può guadagnare in unitarietà in quanto c’è una persona che lo padroneggia.

La pluralità degli interventi educativi va comunque mantenuta; la pluralità richiede un punto di unione e di raccordo; questo momento di sintesi è rappresentato dal docente-coordinatore del gruppo dei colleghi. Si tratta di funzione preziosa e delicata perché occorrono doti relazionali e culturali.
La pluralità richiede che siano esplicitate e condivise le prospettive di fondo, le funzioni e i compiti di ciascuno entro il tutto. Contano le relazioni tra gli adulti e le capacità di collaborazione.
Il gruppo docente è tale e non una sommatoria di individui se c’è dialogo, disponibilità all’ascolto reciproco, se l’azione didattica è coordinata per favorire un procedere il più possibile unitario.
Condizione indispensabile dell’unitarietà è la consapevolezza del senso dell’educare perché è solo questa consapevolezza che consente di conferire unitarietà all’esperienza educativa. Le parti sono tenute insieme se ci sono condizioni relazionali e se sono condivise le direzioni di senso. Obiettivi analitici, parziali, minuti distruggono la visione d’insieme e impediscono al pensiero di soffermarsi sull’essenziale.
L’andare didattico è itinerario continuo verso una meta che infonde senso e sostanza a ogni tappa del cammino. E’ la meta che tiene insieme le parti.
Non c’è autentica vita educativa senza fini che la giustifichino, se è alienata di un senso specifico; in luogo dei fini subentra una miriade di obiettivi dissociati da ogni intenzionalità di lungo respiro, parziali e momentanei che si susseguono per raggiungere risultati immediati, ignari di valori che potrebbero illuminare la strada.
C’è bisogno di pensiero, di cultura, di idee, di valori, di confronti pacati tra i punti di vista.
La privazione della dimensione ideale consegna la vita personale e collettiva al dissolversi insensato del tempo, al trascinamento di uno stanco letargo.
La scuola deve recuperare pienamente la sua funzione di luogo di crescita educativa attraverso la cultura. Ciò può avvenire se è un luogo vivo, fecondo, ricco di idee, di passione, di ricerca, di proposta, di orientamento.
Educare è indicare e comunicare valori, senza tensione ideale non c’è educazione.

Torniamo a vivere la scuola come luogo di vita anche per ciascuno di noi.








Sezione: Didattica
Sottosezione: Traduzioni della Riforma
Scritto da: Agostina Melucci
Inserito il: 18/12/2005

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