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Sezione Didattica


Stelle di senso
Riflessioni di un collegio dei docenti intorno ad alcune categorie






di Marina Seganti


Il presente documento vuole essere la testimonianza di un collegio dei docenti che si esercita in pratiche di riflessività ed autoriflessività per ritrovare e ritrovarsi in un buon contesto di relazioni e di cultura.

In un tempo in cui le emergenze sovrastano, i disagi si fanno avanti, le complicazioni delle pratiche e dei servizi aumentano, le organizzazioni sempre più precise e fisse rubano tempi preziosi alla persona è necessario fermarsi per liberare pensieri, desideri, sogni, ideali con il piacere di pensare i propri pensieri e lasciare traccia di sé.
L’idea di invitare a scrivere appunti è nata per dare voce ad ognuno e la raccolta interpretata dei pensieri è stata orientata dal desiderio di essere attenta e raccolta verso ciascuno, per incontrare pensieri che sentono.



1. Nota introduttiva e metodologica


In un Circolo o Istituto il Collegio dei docenti è un organo collegiale centrale in quanto indica ed orienta l’andare culturale e pedagogico di ciascuno e tutti.
È un luogo di pensiero e di confronto, di proposta e di ricerca dell’esistere pedagogico del singolo e della comunità. Accoglie le uguaglianze e valorizza le differenze, fa perno sul passato e sul futuro.
Il Collegio dei docenti e le sue articolazioni (gruppi di ricerca, commissioni di lavoro) si è impegnato a:
- esplicitare il senso dell’educare giovandosi degli strumenti epistemologici e dell’ esperienza viva accumulata negli anni;
- intrerpretare i bisogni dell’uomo e del bambino;
- interrogarsi verso quali differenti mete si è disposti a volgersi;
- costruisce lo scenario pedagogico delle relazioni e delle corrispondenze intellettuali ed affettive;
- individuare le linee per l’interpretazione delle risultanze esplicitate come esiti di rappresentazioni soggettive ed intersoggettive;
- confrontarsi con altre opinioni e altri eventi come fatto processuale e storico;
- costruisce un disegno entro cui abitare ed allontanarsi per andare incontro all’altrove;
- offre linee per la formazione, invita ad andare oltre l’immediato, le contingenze.

Il Collegio si avvale della ricerca per conoscere, sentire, vedere, interpretare, inventare, organizzare il conoscere di adulti e bambini.
La ricerca aiuta a guardare vicino e lontano, in superficie ed in profondità, l’andare, l’essere diversi da quel che si era. Un soggetto ricco di strumenti della conoscenza, di esperienze su cui vertere giunge all’io e dunque ad un punto di vista autonomo a ridotto tasso di dipendenza dall’esterno di grande importanza in un mondo dove le esperienze, gli eventi esterni, le immagini hanno tanta forza.
In questo anno scolastico Collegio dei docenti, con n. 119 componenti, è stato riunito n 5 volte.
Ha assunto nella sua riflessione numerosi contributi, in particolare le risultanze dei gruppi di ricerca che hanno esteso studio e riflessione che è andato oltre il disegno di partenza:
dalle Commissioni di lavoro, che hanno lanciato progetti e raccolto significati di alto valore pedagogico e didattico, e dagli esperti, che sono entrati nel Circolo in punta di piedi e ci hanno affiancato nella costruzione di significati e di opere.
Il Collegio dei docenti di Savignano sul Rubicone sta tracciando i segni di un sentiero autonomo e partecipato. Ancora lunga e faticosa è la strada da tracciare e da percorrere insieme.
In apertura dell’ultimo Collegio, il Dirigente Scolastico al fine di raccogliere suggerimenti, idee domandare intorno ad alcuni nuclei di approfondimento pedagogico ha invitato gli insegnanti ad appuntare le proprie idee su un foglio predisposto con alcune parole che richiamano alcuni eventi e pensieri ricorrenti nel corso dell’anno scolastico.

2. Le categorie lette dagli insegnanti
In occasione dell’ultimo Collegio dei docenti di giugno, tempo in cui si ripercorre insieme l’intero anno scolastico per riscrivere pensieri ed eventi in termini pedagogici e culturali, ognuno ha appuntato indizi e tracce quali spunti per prospettare gli eventi a venire. Il mio intento è di far incontrare, collegare gli appunti dei singoli insegnanti e costruire un racconto pedagogico soggettivo in attesa di un approfondimento collegiale.
Le parole oggetto di riflessione sono state individuate nel ricordo di un anno scolastico ricco, faticoso ed impegnativo per adulti e bambini: mani d’oro, mondo della vita, diversità, convivenza, ascolto, accoglienza, cura educativa, gioia, bellezza, esperienza, didattica, disciplina, pensiero e conoscere.

2.1 Mani d’oro
Le opere ed i monumenti realizzati sono stati creati da “mani d’oro”
Le mani d’oro mettono in atto azioni agili e creative che servono per tessere trama e ordito, “tessuto educativo” tra i bambini, per creare piccole cose che lasciano il segno e danno un “senso”.
Illuminano la quotidianità, sono connesse con la creatività, l’arte. Costruiscono qualcosa di più complesso: trasformano il banale, il non servibile in qualcosa di fantasioso. Danno forma, con abilità e maestria, a tutto ciò che quotidianamente passa per mano: da cose banali si passa a vere e proprie opere d ‘arte, sviluppando la fantasia, la creatività e la progettualità.
Mettono in atto l’operosità volta a potenziare il rafforzamento ed il consolidamento dell’autostima, la gioia di costruire, la possibilità di stabilire relazioni, il rispetto delle regole, l’organizzazione dei concetti.
Permettono di riscoprire la soddisfazione personale che deriva dal fare, dal creare: sono le mani dei bambini e degli adulti.
Essere insegnanti significa anche fare affidamento sul dono delle mani come mezzo di interazione, di realizzazione di progetti vissuti. Le insegnanti un po’ per indole, un po’ per formazione, grazie anche al contatto con persone sono contraddistinte da vivide capacità creative: hanno menti attive e mani pronte.
Il lavoro manuale attiva momenti creativi, di forte valenza educativa: la fantasia, la cura, il gesto estetico, supporta altamente il conoscere; l’estro, senza rendersene conto, passa dalla mente alle mani; la creatività trasforma oggetti con fantasia; la genialità è collegata al pensiero.
Le mani di adulti e bambini, sono state tante e tutte insieme hanno realizzato l’impensabile.
I pensieri del Circolo prendono forma con le mani d’oro che sanno costruire piste di senso visibili materialmente da estendere alla famiglia e al territorio.

2.2. Mondo della vita
La vita è uguale per tutti, per qualcuno è più uguale che per altri. È dura, difficile, ma… com’è straordinaria la vita.
È bella se si impara a viverla, ha senso se glielo diamo noi. È un grande dono, ogni giorno passato arricchisce di esperienza, ogni evento apre le porte al futuro.
È scoperta, sorpresa, meraviglia, è il mondo che continua nel suo incessante processo…. È gioia, bellezza che ogni giorno si scopre anche in un percorso ad ostacoli. È irripetibile come ogni essere è unico ed irripetibile con il suo colore con il suo modo di fare,di parlare, di capire,di amare; è sempre in divenire lungo la sua corsa.
La scuola è vita, a scuola il bambino vive la sua vita fatta di cose belle e cose meno belle: relazioni, scontri, difficoltà, conoscenza, risate, pianti.
La vita è vivere intensamente tutti gli attimi, è un valore (il più importante), è creare stupore e meraviglia.
Nella scuola portiamo noi stessi, come collaboratori e come insegnanti, ma anche come persone; la consapevolezza di essere comunque dei ”modelli” per i nostri alunni, ci deve stimolare a riflettere sul nostro modo di vivere la scuola, il nostro lavoro, le nostre giornate.
La vita a volte si accanisce, ma è necessario aspettare una riscossa! L’abitudine ad una visione positiva della vita può fare solo bene.
La scuola si impegna ad insegnare al bambino come affrontare la vita, ad orientare i propri passi al bene, alla cultura della saggezza e della sapienza; aiuta il bambino ad essere forte e coraggioso, gli insegna ciò che lo rende “bello”, fiero e felice.

2.3.Convivenza
Molto difficile!! Difficile accettare il pensiero che diverge, difficile essere tolleranti con chi è intollerante ma è l’obiettivo. La convivenza felice è frutto di mediazioni continue, per convivere bene è necessario venirsi incontro, dialogare, accogliersi per scoprirsi e accettarsi.
La convivenza è improntata sulla sincerità, professionalità, trasparenza e responsabilità.
Convivere per vivere è bello, è guardarsi dentro, accettare se stessi per poter accogliere l’altro, è scambio, dare, ricevere, comprensione, condivisione, collaborazione e cooperazione.
Convivere è stare bene insieme, coltivare la classe per creare un luogo di gioia, conoscenza e bellezza.
Educare allo stare bene, implica l’esplicitare il ruolo di ognuno valorizzando ogni singola individualità nella sua unicità, irripetibilità e conoscenza.
La convivenza non è facile, ma è necessaria.

2.4.Diversità
“Chi” è diverso??
La diversità è un diritto, va valorizzata in ogni sua forma, può fare paura, può creare smarrimento, va comunque riconosciuta. La diversità sconfigge l’omogeneità; è l’essenza stessa della vita di ciascuno di noi, permette di cogliere l’altro nei suoi aspetti che lo rendono unico. È ricchezza, risorsa, conferma della propria identità.
Se non ci fosse la diversità, saremmo tutti uguali e sparirebbero con essa le bellissime particolarità di ciascuno: diversità di cultura, di esperienze, di conoscenze, di opinioni;
Quanti da paesi diversi!!! Dobbiamo accogliere tutti?
“Dritto avanti a sé, non si va molto lontano”, oltrepassare mare, confini, soprattutto collegare gli uomini che arricchiscono con cultura e storia altre.
Ben venga la diversità!! Bisogna però tentare di capirla senza uniformarsi ad un unico modello, vanno colti gli aspetti positivi in ogni forma per un arricchimento interiore e della personalità. Rinforzandola.
I bambini insegnano agli adulti perché valorizzano istintivamente la diversità di ogni tipo.
Per fortuna la diversità esiste!

2.5 Accoglienza
Ogni momento della vita, è un momento d’accoglienza, dove la natura si svela. L’accoglienza è calda, continua, va curata e anche un po’ improvvisata, perché sia sempre fresca e vera.
È fondamentale ma non regolabile perchè è legata alla sensibilità delle persone.
È abbraccio affettivo che produce benessere, è sguardo, è parola, scalda il cuore e avvicina; fa in modo che tutti si sentano desiderati e valorizzati.
Significa accettare, perdonare, gioire, aiutare gli altri.
È bella per i bambini e per gli insegnanti, in particolare per i nuovi arrivati.

2.6. Ascolto
L’ascolto è uno stato d’animo, va di pari passo con il dialogo, anzi, il dialogo è anche ascolto.
L’ascolto (anche fra insegnanti), serve a pensare tempi e spazi opportuni (e volerli!!!).
Ascoltare, ascoltarsi aiuta a conoscere l’altro, ad essere conosciuti dall’altro e mettersi in empatia.
Ascoltare è comprendere, è la terapia per il benessere: il bambino deve sentirsi amato e coccolato; l’ascolto è un messaggio al cuore che aiuta ad elevare l’amor proprio.
L’ascolto va esercitato anche con gli occhi per fornire un quadro più completo ed efficace per far cogliere quei bisogni che non sono manifestati esplicitamente.
La capacità all’ascolto, la disponibilità verso l’altro, l’attenzione diretta è un primo passo per combattere l’egoismo insito in ognuno di noi. Apprendere la capacità di ascoltare è un gesto d’amore.
L’atteggiamento di ascolto, nella professione educativa, è la prima condizione per conoscere, creare un rapporto di fiducia, alimentare un senso di accoglienza. Bisogna ascoltare tutto e tutti, anche gli insegnanti, è difficile, perché tutti diversi, ma tutti importanti: ascolto di sé, di adulto e bambino, dell’altro, bambino e adulto e di altro come i suoni, la musica, la poesia, il racconto, la favola…;l’ascolto dei momenti in cui non si è stati insieme: le vacanze, l’accaduto aiutano ad accettare i vissuti dei bambini; insegnano ad ascoltare per migliorare il silenzio e per meglio riflettere.
Saper ascoltare è difficile, ma è importante quanto parlare; se noi adulti per primi ascoltiamo, i piccoli ci daranno tanto.
Sapere ascoltare è un grande dono, ascoltiamo anche chi voce non ne ha e in silenzio arricchiremo le conoscenze.

2.7.Cura educativa
La cura educativa è ascoltare l’altro, guardarlo giorno dopo giorno, accorgendosi del suo cambiamento per sintonizzarsi.
È toccare, accarezzare il cuore dell’altro… è cogliere l’essenza e il valore della parola, “coltivare” con amore, stimolare alla crescita, con particolare attenzione affettiva. di sé, degl’altri, di ciascuno.
Ciò che si ama, si cura per farlo crescere nel migliore dei modi e rinnova il modo di essere e di porsi; l’educatore”ama”chi si relaziona con lui e quindi se ne prende cura dal punto di vista educativo.
Ogni momento dell’attività scolastica, dovrebbe essere denso,pieno di cura educativa,
La scuola deve prendersi “cura” del proprio tempo; ogni progetto si deve basare sulla ”cura educativa” attraverso una “cura” alla persona.
È necessario “coltivare” la classe, gli spazi e gli ambienti scolastici,con passione, amore, competenza e gusto.
Le insegnanti si assumono la cura dei propri allievi quando si fanno carico delle difficoltà che i bambini incontrano sia nelle relazioni che negli apprendimenti. Si curano per prepararsi ad educare, curano tutti gli aspetti: la cultura, la lettura, il buon scrivere, il buon far di conto, lo stare insieme.
I bambini oggi devono imparare anche ad “annoiarsi“ perché è proprio in questi momenti poveri di stimoli che riescono ad entrare maggiormente in contatto con la propria interiorità.

2.8.Gioia
La gioia è stare insieme, conoscere, non perdersi mai.
Può essere il colore della nostra giornata, è la vita, un sole al tramonto, una madre che perdona il proprio figlio, un giovane che aiuta un nonno ad attraversare.
È sentimento nobile che si genera in un contesto di benessere; ravviva e sostiene il fare, l’essere e le relazioni.
Abita nelle piccole e grandi cose, gesti, eventi, nell’amicizia, nell’amore, nella speranza…nella convivenza allegra e serena.
Essere gioiosi è entrare a scuola con il sorriso e dimenticare i propri problemi, i bambini riescono a fare questo per te insegnante; impara a donarla ed assaporarla
Un atteggiamento gioioso porta senza fatica alla conoscenza, noi insegnanti possiamo trasmettere passione, gioia con le nostre parole, con il nostro comportamento.
La gioia trasforma la scuola; ognuno si sente amato e apprezzato, si vive la quotidianità, si è felici di esserci e stare insieme

2.9.Bellezza
Fiore, mela, albero, nuvole, cielo, stelle, tramonti, lacrime, sorrisi…; la bellezza risplende negli occhi del cuore!!
La bellezza è negli occhi di chi guarda.
La bellezza corona il lavoro e lo rende splendente, va al di là dell’estetica,è bello chi sa fare in modo educativo e unico, chi cura i particolari, i dettagli del proprio lavoro;chi ricerca il bello con gioia. Chi si impegna nel proprio lavoro, con passione e cura.
Dobbiamo rieducare i bambini allo stupore, alla cura del bello, ad apprezzare la bellezza della natura, del gioco, delle favole.
Bello è godere della gioia dei bambini che sbocciano come fiori nei giardini della conoscenza.
La bellezza riempie l’anima e sconfina in ogni aspetto della vita, si coglie in un bambino felice, in una carezza. Nasce dallo stupore e dall’incanto nella visione di qualcosa di armonico, risiede nelle cose più semplici e genuine.
Risiede nelle cose belle della vita, della natura e di tutto ciò che ci circonda.
“Il mondo: apri gli occhi e guarda!!” Spesso dico questo ad un bambino triste.
C’è in ogni disciplina, bambino, insegnante, compito, momento della giornata da dividere insieme.
Educare al bello è aiutare il bambino a non perdere la capacità dello stupore, della meraviglia, oltre al piacere di impegnarsi e proporsi nella cura di ciò che lo circonda; questo è fondamentale per non rimanere schiacciati dalle sovrastrutture del nostro tempo. Vanno organizzate aule personalizzate e belle perché vedere e fare cose belle, fa bene agli occhi e al cuore. La bellezza, guardiamola perché esiste.

2.10. Esperienza
L’esperienza è il grande telaio che raccoglie i fili del passato tessendoli con il presente, è una valigia colma del nostro (e non solo) vissuto!!!!
È un bene prezioso dell’umanità in tutte le sue forme e in tutti i suoi contesti, va usata e “sfruttata” per migliorare e migliorarci.
È fare, provare, ricordare, riflettere, agire.
Si arricchisce con l’esperienza degli altri; chi ce l’ha è fortunato, tanto; ascoltiamo quindi con umiltà le persone “anziane” facendone tesoro. Osserviamo e impariamo dagli altri per arricchire l’esperienza, facciamo tesoro del vissuto dei colleghi per affrontare la vita e la professione con maggiore consapevolezza, competenza ed esperienza,
Ogni anno scolastico è un’esperienza che ci alimenta; l’esperienza è il nostro cibo.
L’agire quotidiano arricchisce e produce pluralità nell’esperienza: fare, manipolare, vedere, toccare, coinvolgere, emozionare, parlare, ricordare.
Le esperienze delle fiabe fanno sognare i bambini ma anche gli insegnanti.

2.11.Cultura
La cultura è ciò che caratterizza la nostra storia, che la rende unica e particolare;
è possibilità di leggere ed interpretare il ”mondo”e di relazionarsi ad esso.
È approfondire i saperi coinvolgendo antico e moderno, tenendo presente la realtà della vita individuale e collettiva. Alimenta gli strumenti per realizzare esperienze, arricchisce il pensiero, dà forma all’essere. È intreccio di conoscenze che aiutano a crescere.
Non è oggettiva e fissa, ma è caratterizzata dal cambiamento. Il sistema di relazioni modifica i saperi, ciò che è importante sapere oggi, può non avere più senso conoscere domani. È aperta il più possibile alla diversità, va pertanto difesa in tutti i modi.
La cultura può essere intesa come scoperta del valore del passato, nel rinforzo del presente, per costruire un glorioso futuro dei bambini; come punto di partenza e di arrivo di ogni processo di conoscenza.
Non è mai abbastanza. se l’hai, ti aiuta tanto nella vita, se non ce l’hai… non è mai troppo tardi….
Tutti gli insegnanti producono cultura. Noi, tutti noi, insegnanti e bambini, non solo scopriamo cultura, ma creiamo cultura ogni giorno.
L’insegnante è per immergerci e immergere i bambini nella cultura, alimenta il piacere di ricercare per pensare e operare.

2.12. Didattica
La didattica è generata da una buona formazione pedagogica, è un dare e un ricevere reciproco fra adulti e bambini, è progetto, appartenenza, impegno e divertimento flessibilità, trasversalità, progettazione, sempre, nel quotidiano.
Alimenta la curiosità, potenzia ed arricchisce la creatività, costruisce il conoscere; aiuta a crescere persone con capacità critiche, capacità di pensare, di scegliere con autonomia, di leggere dentro se stesso.
Richiede l’attivazione di strategie, di percorsi sempre diversi per poter arrivare là dove si è ipotizzato e oltre.
La didattica deve essere il più possibile creativa nella ricerca di percorsi alternativi, nella fase di valutazione degli studenti, è anche creatività, immaginazione, personalizzazione.
È importantissima, vanno imparate le regole basilari, ”poco ma fatto bene”, non serve riempire ma approfondire.
Va presentata nel modo più fluido e semplice possibile… divertendo anche un po’.
Mi piacerebbe avere incontri con chi ha esperienza; ho voglia di imparare,anche se “devo” insegnare.

2.13. Discipline - Forme di conoscenza
Sono spazi e luoghi, momenti sereni per apprendere, per una crescita propria e personale. I luoghi delle conoscenze che si devono quotidianamente sperimentare.
Bisogna lavorare per collegare i saperi, i bambini vanno abituati a fare collegamenti e non a lavorare per “comparti stagni”,
Le discipline richiedono scelte intelligenti; i contenuti devono essere utili alla crescita degli alunni; per la lingua italiana, va dato largo spazio alla lettura di favole,fiabe e racconti.
Le discipline sono tutte importanti,anche quelle spesso definite” meno importanti” perché il conoscere attraversa i vari ambiti disciplinari.
Vanno cercati i nuclei essenziali, va vivacizzata, resa piacevole ogni disciplina in modo creativo e personalizzato per catturare l’interesse e la curiosità.
È importante salvaguardare l’aspetto ludico come condizione di comprensione e conoscenza. Non esageriamo con le nozioni.

2.14. Pensiero
I pensieri sono i segreti dell’anima e della mente, a volte positivi, a volte negativi. Sono legami profondi che guidano le ragioni con gli affetti intrecciandoli.
Il pensiero è pensante, creativo, critico, aperto al mondo, leggero soffice, soave, ma carico di significato. Deve poter essere libero e ascoltato.
Se non c’è, allora c’è il nulla… prima o poi deve prendere forma…”non ho pensato a …” ora però devo farlo.
Il pensiero aiuta a superare tutte le difficoltà di vita, a potenziare consapevolezza, identità, forza, azione
Alimentiamo il nostro pensiero: leggiamo, parliamo, dialoghiamo in termini pedagogici, ravviviamolo e teniamolo acceso, scriviamolo. Creiamo momenti non organizzati per abituare i nostri bambini a pensare insieme a noi e da soli.
Il personale docente ha bisogno urgentemente di tornare ad essere intellettuale.

2.15.Conoscere
Conoscere è interpretare il mondo, cercare di dare risposte ai bisogni di adulti e bambini. È aprire una finestra sul mondo e sull’uomo, è vita.
Chi non conosce non vive; aumentare le proprie conoscenze aiuta a vivere meglio con se stessi, con gli altri e nel mondo.
Conoscenza è ricerca per i bambini e con i bambini; gli stessi insegnanti, devono porsi in un viaggio continuo di ricerca, di conoscenza personale, mettersi in gioco ed in discussione. Conoscere è stupore, incanto, meraviglia, gioia, crescita, libertà, capacità di vedere il mondo con occhi sempre diversi, nell’appropriarsi di nuove scoperte culturali. Si conosce attraverso le sculture, le pitture, le opere d’arte, i monumenti, tutto quello che ci circonda, dal piccolo al grande. Si conosce nell’esperienza e nella forza di pensare il futuro; richiede continuo nutrimento con nuova linfa.
La lingua è veicolo di conoscenza:trasversale a tutte le discipline.
Occorre sapere, schiacciare il naso contro i vetri, guardare fuori, nel mondo, senza meraviglia non c’è conoscenza. Il conoscere richiede tempo: tempo di costruzione e tempo di rielaborazione. Quando va troppo veloce… è necessario lasciare agli studenti spazi per rielaborare le esperienze che fanno, con momenti di riflessione individuale, di silenzio, per poi essere condivisi ed arricchiti con gli altri.


2.16. Conclusioni

Ho raccontato un viaggio reale e immaginario verso alcune località; piacevole è stato percorrere la strada per avvicinarle,
analizzare la mappa per attraversarle ed individuare i luoghi per sostare.
E’ stato bello scoprire pensieri vivi, agiti, emozionati ed intrecciati.
La consapevolezza di agire e di dialogare attraverso categorie in divenire apre potenti prospettive di partecipazione interne e con il territorio.
Un tale collegio dei docenti mette in via modalità di ascolto reciproco, di contaminazione culturale assumendo il ruolo di “regia intellettuale ed etica”.



Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Marina Seganti
Inserito il: 03/11/2006

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21/05/2019
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