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Sezione Didattica


Indicazioni per un lungo e felice magistero
Lettera agli insegnanti in anno di formazione



di Gabriele Boselli



1. Cose che cambiano, insegnamenti che vengono a mancare

Molti fattori stanno mutando il volto della nostra Nazione e della nostra provincia: ricco patrimonio culturale ed economico; immigrazione massiccia che va sospingendo gli indigeni in sempre più vaste zone sotto l’80% del totale; strutture economiche assai varie e che adottano tecnologie avanzate ma anche gestioni del personale sfuggenti a qualsiasi regola; forte modificazione dell’universo dei valori e delle prassi comportamentali. Nella frenesia produttivistica si sta creando un vuoto di tradizione e dei valori che questa veicola; parte della gioventù non eredita più dai genitori quegli insegnamenti di vita che sino a qualche tempo fa efficacemente orientavano quasi tutti i giovani all’esistenza.
Ai colleghi che cominciano ora a insegnare offro qui di seguito indicazioni derivanti dalla lunga esperienza dello scrivente

2. Transizioni e permanenze

La scuola vive da tre millenni, sa pensare da sola; tocca a lei, del resto insegnare a pensare. Si riforma continuamente, impercettibilmente ma profondamente, soprattutto quando non tentano di forzarla. Sa cosa insegnare. Le oscillazioni e le contraddizioni della politica perciò non la spaventano. Non schola, solvet saeculum in favilla.
Il Maestro resta comunque fedele alla sua missione perenne: educare all’esistenza, insegnare il gusto della lettura, il piacere della scrittura, il rigoroso gioco della logica scientifica e dei linguaggi matematici, la soddisfazione sempre insaziabile della ricerca disciplinare. Essendo egli cultura in atto, cultura della Terra e del cielo stellato, cultura che attraversa le generazioni, vive continuamente di vita nuova, comunque rinnova il suo disegnare l’avvenire della società attraverso le menti di chi dovrà vivere nel domani.
Compito immane ma che non deve far perdere d’animo chi in-segna, segna dentro. Il Maestro cerca di offrire forme pedagogiche per un pensiero che fluisca da una vita riappropriata (meno alienata dal sistema informativo globale) e da una cultura alta. Sa trasmettere un pensiero non rassegnato alla mera accettazione del mondo com’è ma coniugato al concetto che le idee (non le ideologie strumentali come quella del successo) possano avere una funzione nella costruzione del futuro. Sa mostrare un pensiero sensato (accogliente l’intera gamma di senso offerta dalla letteratura seria e dalle scienze) e sensante, che contribuisce con propria, genuina intenzionalità a indirizzare almeno in parte il campo di eventi in cui il giovane si troverà immerso. Un pensiero non insistente sulla sola superficie degli eventi ma che sa attingere alle radici, non frenetico come la vita quotidiana dell’epoca ma lento come dev’essere il respiro del pensare in grande. Un pensiero non finalizzato al successo, non fatto per far scena e conquistare applausi al suo autore ma autentico.
Un Maestro in quanto tale –come un Magistrato- risponde solo all’Etica e alla Scienza. La ri-forma che la scuola costruisce ogni giorno da tre millenni non è fondata sull’alieno monolite marca OCSE dell’ideologia del denaro ma è retta dall’intero arco di valori della cultura d’Occidente. E’ un atto puro di riforma non solo globale ma anche regionale, non dominato dalla necessità della contingenza ma aperto sul possibile anche non immediato. Quella che i lavoratori della scuola disegnano e costruiscono ogni giorno è una ri-forma non sistemica ma costellazionale, una forma nuova.
Illuminato dalla scienza e dalla poesia, rivelato nei suoi volti possibili dal cenno filosofico, portato a minor inevidenza e augurabilmente a futura affermazione dalla pedagogia, il pensare delle scuole resta e si prepara a risplendere di nuovo nell’autonomia che più vale, anche se non conta: autonomia intellettuale, morale ed estetica. Quella che nella scuola più autentica, rammemorante e profetica, non verrà mai meno.

3. L'insegnante. Chi è oggi?

Idealmente e’ persona di cultura che ama studiare e che per vivere ha scelto questo lavoro. E’ persona che ha una solida cultura generale, si è formato su una disciplina, ne è divenuto corpus e aiuta a conoscerla; è una persona che tenta di conoscere il Tutto attraverso il frammento e prender responsabilmente parte alla storia e all’epoca, aperto all'altro nella varietà dei suoi volti. L'ascolto del mondo, dell'altro e di sé è fondazionale per capire e per trovare modalità adeguate e gradevoli di lavoro didattico.

Soggetto del pensare
Ha capacità di critica del non-pensiero e detiene autonomia intellettuale, morale ed estetica (Kant). E’ costruttivo e creativo di pensiero. E' un soggetto culturale e pedagogico a pieno titolo, coautore e operatore della "cura" (in senso non clinico) che i vari elementi della costellazione scolastica prestano agli alunni. Crea offerta di situazioni di apprendimento delle discipline, secondo un indirizzo che in pedagogia risale a Rousseau, in cui ciascuno possa con fiducia lasciarsi curare, possa prendersi cura di sé, sa essere autore di un invito rivolto a ciascuno a trovare una via personale alla conoscenza. Contrastando la standardizzazione del pensiero e dell’esistenza, si realizza come autore di esplicitazione all'altro di un'apertura più ampia sulle condizioni e le possibilità (Bertolini), di orientamento a trovare il senso iscritto nel nucleo dell’ identità di accesso al sapere disciplinare.
Il suo trasmettere una disciplina non è operazione neutra; attraversando il campo specifico di conoscenza lo “contamina” della sua soggettualità e la sua soggettualità né è profondamente “contaminata”. Porta in dono agli alunni una disciplina rigorosamente e filologicamente studiata e fedelmente ricostruita quanto personalmente frequentata, ripensata, interpretata, reinventata.

Soggetto orientante e organizzatore del prendersi cura
Insegnare è espressione dell' "esser-presso" (presso i libri, i laboratori, i colleghi, gli allievi) e prevede (Mortari) per il docente innanzitutto l'accogliersi, l'approvarsi, il riconoscersi come soggetto, come co-autore di un campo di eventi intenzionalizzato (le officine di senso), di storie improgrammabili E' poi offrire la propria asimmetrica, orientante compagnia per un'ampia frazione di esistenza (Iori). E' offerta di un campo di avventure fisicamente sicuro ma impegnativo quanto un ordinario luogo di lavoro, non protetto dal rischio cognitivo e affettivo e dal nuovo, un campo di esperienza che estende l’identità attraverso la frequentazione di luoghi di attività nel contempo gratificanti e faticose (Farnè).

Costruttore di relazioni educanti
L'insegnante sa instaurare con l’altro una relazione costitutiva dell'esistenza e della conoscenza, articolata in un tessuto intellettualmente complesso e pedagogicamente orientato. Invita i ragazzi a estendere ma anche a focalizzare disciplinarmente il loro orizzonte degli eventi di cultura, ad articolare in forma più evoluta il loro mondo vitale; Aiuta a mantenere il piacere del gioco con gli eventi e a sostenere l’impegno del lavoro. Amplia e aiuta a strutturare la diversità dei molteplici vissuti dello spazio e del tempo. Contribuisce al progetto di educazione e di istruzione nella sua interezza. Sa offrire i propri spazi e la propria compagnia, far dono di una inerenza dialetticamente fondativa del proprio come dell' altrui arco delle possibilità situate e situanti (Semerari 1988).
Offre aiuto a conoscere per poter pienamente essere in quanto essere-a, qui, ora, con me/noi, in questo frammento di storia nella multipreposizionalità degli esistenti concreti (Heidegger). Offre non certezze ma sicurezza, insieme a (plurali) indicazioni di senso.

Coautore della documentazione didattica
L’I. cura insieme ai colleghi la documentazione non solo come archivio di atti didattici, album di eventi scolastici; documentare è auto-testimonianza e testimonianza di quanto l’alunno e la sua scuola hanno elaborato; è proiezione all’esterno di un’immagine adeguata e autentica.
Il valore del documentare non è contingente; con gli anni, crescerà con le riletture, assumerà la funzione evocativa e proattiva di tutti gli atti onesti e sentiti (Melucci)

Guida
L'insegnante è protagonista di un cammino continuo, sia sul piano umano che culturale, anche per essere meglio in grado di leggere la diversità e la sofferenza attraverso i segnali che queste mandano. Cerca dunque di capire l'altro con le sue "persecuzioni" e fragilità. Il suo percorso é in gran parte frutto di autocoscienza, ma anche di impegno, dialogo, dialettica (Gentile); cerca di portare all’intelligenza delle destinazioni.
Si vuole un lavoratore della conoscenza che abbia davvero qualcosa da dire e da dare, di alto profilo culturale, di buone capacità relazionali, in grado di rappresentare un punto di orientamento per la società e di contribuire nella sua scuola a introdurre elementi di qualificazione culturale e didattica.

4. Che significa insegnare una disciplina

-Si insegna bene una disciplina quando si ha presente l’Intero della cultura e gli Interi, ovvero le persone degli alunni (R.De Monticelli)

-Si insegna bene una disciplina quando si avvertono i limiti della propria impreparazione in essa, insieme a una sicurezza di fondo intorno alle proprie capacità.

-La disciplina, sapere intrinsecamente incompiuto, colma la sete per farla divenire più forte. Non sazia, non stufa e affinché non lo faccia occorre occhio alla misura e ai modi. In particolare occorre che anche l'insegnante abbia sete di conoscenze e continui a interrogarsi su come meglio risistemare le proprie per offrirle agli alunni.

-La disciplina non va esposta ma interrogata (va inquisito l'ordine precostituito delle conoscenza) e inter-rogata (cercata fra noi e gli altri, nel tempo e nel luogo in cui ci si ritrova). Le domande non mirano a verificare la corrispondenza delle conoscenze individuali agli statuti disciplinari ma a cercare meglio la verità (il collimare dei sensi) sui fenomeni relativa ai cercatori.

-Fine dell' insegnamento disciplinare é dare profondità alla visione del mondo, articolarne la morfologia, evidenziare la distinzione tra il soggetto e gli eventi di cui partecipa e degli eventi tra loro secondo le tradizioni interpretative storicamente formate (discipline come analisi). Ma il senso dei fini é ravvisabile nella ricostituzione intellettuale dell' unità tra soggetto e mondo e tra i vari profili delle visioni del mondo.
In questa prospettiva le discipline del mondo fisico come officine di senso stanno nell’attività di conoscenza del mondo nei suoi fenomeni culturali o fisici, non nelle pagine dei libri di testo che ne scrivono. La disciplina non mostra ma addita, indica qualcosa che non sta al suo interno, che non le appartiene; offre per questo consuetudini di approccio affinché il venire a evidenza dei fenomeni non sia vano e lasci tracce attive nella coscienza del soggetto.

-Il fine (il punto di addensamento delle direzioni di senso) é indivisibile, non smontabile in obiettivi ovvero in frammenti posti come dotati di senso e di significato propri, anche quando si tratta di frammenti minimi.
Si legga qualche programmazione scritta sui registri scolastici, con i suoi mondi disciplinari separati (ora anche alla primaria, domani alla scuola dell’infanzia), le sue ipostatizzazioni, le sue assurde tavole tassonomiche (nota). Si avrà forse, per reazione, un forte stimolo ad aderire all' idea che l'unità della cultura e l'unità intenzionale tra cultura e soggetto non possano essere costruite come da piccoli si faceva col meccano o gli operai fanno con i trattori.

-Per me le discipline sono discipline del lasciar essere, del vedere, dell'indicare soggettivo aperto all'intersoggettività. Non del far essere, del far vedere, del mostrare. Dev'essere il soggetto a ordinare il suo mondo, a esistere intellettualmente, in forma positivamente relata all' esterno ma autonoma.

-Resta pur sempre a noi che insegnamo in questa terra (nel complesso ancora felix) anche la fortuna di spendere il più del nostro tempo di vita nell’essere parte del processo di generazione della cultura, contribuire all’evolversi della società, aprire spazi e offrire metodo al conoscere. Insegnare significa essere rabbuiati dal numero spesso eccessivo dei ragazzi, dal loro portare a scuola tutti i fenomeni della torsione intellettuale e del disagio esistenziale di questa società d’inizio millennio, ma anche essere illuminati dalla curiosità, dall’intuizione, dall’impeto e dall’intelligenza delle nuove, multicolorate generazioni.
La scuola di Forlì-Cesena, con l’aiuto degli enti locali, in questi anni difficili ha saputo dare risposte notevoli alle sfide del tempo. I suoi valorosi insegnanti e dirigenti hanno tratteggiato il tipo di progettazione più utile a cercare configurazioni e soluzioni ai problemi del disagio, della difficoltà di ascoltare e di essere ascoltati.


Bibliografia
P:Bertolini L’esistere pedagogico La nuova Italia Scandicci, 1990 I
P. Bertolini (a cura di) Per un lessico di pedagogia fenomenologica Erikson, Trento,2006
G.Boselli Postprogrammazione La Nuova Italia, Scandicci 1991 , 1998 II
G. Gentile (1913) Sommario di pedagogia come scienza filosofica Le lettere, Firenze, 2005
L. Mortari Aver cura della vita della mente La Nuova Italia, Scandicci, 2002


Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: G.Boselli
Inserito il: 25/11/2006

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18/03/2019
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