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Sezione Fondazioni


La Terra, la corsa, il volo.
Scenari di una pedagogia dell’invito e dell’attesa. Relazione tenuta presso l’accademia dei Filopatridi in occasione dell’edizione 2007 del concorso di lingua latina “Giovanni Maroni”

di Gabriele Boselli


Due anni fa, nella precedente edizione di questo prestigioso premio, indicai nella luce occidentale la struttura profonda che alimenta il pensiero collegandolo alle radici, il vettore tensionale (verso le cime) che rende luminosa (illuminante e costituente il mondo) ogni lingua d’Occidente. La luce occidentale e’ la lingua-matrice sottostante a tutte le lingue d’Europa, il centro di gravità spirituale di ogni pensare pensante, di ogni lingua che ha concorso a formare la tradizione occidentale: dall’aramaico al sanscrito, dall’ebraico al greco fino all’imperituro vertice raggiunto con la lingua latina, la lingua che è stata, specie dai primi anni dell’era cristiana ad appena tre secoli fa, la sintassi di pensiero, il tòpos pressoché esclusivo di elaborazione di tutte le scienze, dello spirito come del mondo fisico.
La terra, la corsa, il volo: di questo parlerò oggi, in prosecuzione di quel discorso.

La terra Ognuno di noi ha una terra. Terra di terra e terra dello spirito. Abito da una ventina di anni a Santarcangelo ma la mia terra, il mio paese è Savignano sul Rubicone.
Cinquant’anni fa, mi insegnavano di Savignano “paese agricolo”. Un proprio dialetto, una propria gente, un’identità religiosa, un tessuto di tradizioni etico-politiche, una grande antica accademia ove per secoli si erano riunite le menti migliori di Romagna e d’Italia. La biblioteca –insieme alla chiesa e al palazzo comunale- è rimasta, ma il resto? Come definire oggi la mia terra? Il mercato del martedì vede prodotti e commercianti di tutto il mondo; i passanti venuti di lontano sempre più numerosi. La sera non c’è nessun savignanese seduto suoi gradini del monumento ai caduti e forse tra qualche anno non ci sarà più nemmeno il monumento, almeno in quel luogo ove è stato da sempre. Purtroppo non accade solo a Savignano.

1. 1 Terra di terra Il navigante fra gli astri che fosse passato agli inizi del secolo scorso da queste parti avrebbe visto un bel pianeta verd’azzurro, con appena qualche chiazzettina rossastra quà e là, stabile peraltro da migliaia di anni. Gli uomini che andarono sulla luna alla fine degli anni sessanta lo videro all’incirca negli stessi termini, pur con più ampie infiltrazioni dei deserti nelle terre verdi. Quando il navigante vi torni alla fine di questo secolo può darsi che le macchie siano quelle di verde, e sabbia e roccia e acqua giallastra siano ovunque. La cronaca ci offre tutti i fenomeni che legittimano tale scenario: scioglimento dei ghiacciai, buco nell’ozono, esaurimento delle risorse, idriche e non, massicce deforestazioni, tassi d’inquinamento altissimi, animali industrialmente torturati a vita, piante che fruttificano in anticipo stravolgendo i calendari annuali …tutto in questo piccolo, limitato angolo d’universo (penso all’Emilio rousseauiano e a Per la pace perpetua di Kant; e allora non si era nemmeno all’inizio…).
Già ora, con il DNA dei semi brevettato (sequestrato) dalle multinazionali dell’agricoltura, sementi malefiche e veleni ipertecnologici hanno trasformato luoghi lussureggianti in monoculture che bruciano il terreno, impoveriscono materialmente e culturalmente i ceti deboli delle popolazioni autoctone ed estendono il deserto (Vandana Shiva, 2003). Toccherebbe a noi maestri nella scuola di additare ai giovani mondi desiderabili, ma che mondo abbiamo da mostrare?
---Ma uno sguardo sulla terra deve essere aperto alla speranza. E dirò allora che ho anche visto tratti di bellezza nella Terra residua e stelle brillare nel Cielo di qualche notte tersa, a ricordarmi com’erano e come forse torneranno a essere, spero non solo dopo il transito dell’uomo. I processi materiali non sono sempre irreversibili.

1.2 Terra dello spirito

Affinchè la nostra Terra, la nostra Patria e il nostro Paese possano rifiorire occorre una nuova fioritura dell’anima. Tornare a sentire e pensare con il cervello e il cuore anziché con il portafoglio e il televisore. Questi giovani oggi presenti, il meglio della futura intelligenza nazionale, hanno una missione: attingere dalle radici della nostra civiltà il materiale per la costruzione del nuovo mondo, delle cime venture.
La prima via passa per la comprensione della natura nella sua totalità di “bella d’erbe famiglia e d’animali”, senza perdersi nel mondo delle mere cose, dei prodotti tecnici rapidamente obsolescenti senza esser mai stati materiali utili a costruzioni generalmente sensate.
In questa Biblioteca, nelle altre grandi biblioteche d’Italia e d’Europa essi entreranno in contatto con le grandi anime di ogni epoca.

2. La corsa

Il nuovo mondo, il mondo che attende i giovani, non sarà facile, caratterizzato da estrema incertezza, competitività e precarietà delle situazioni non garantite dalla posizione economica. Si dovrà correre e correre da subito; ma non insensatamente (perdendosi dietro agli obiettivi) ma nella prospettiva di una costellazione che orienti la corsa, una costellazione di fini.
Il territorio che attraverserete presenterà con ulteriori sviluppi, tra le altre, queste caratteristiche:

----Migrazioni In questo secondo Neolitico, sul pianeta si muovono come mai prima masse erratiche sospinte dalla fame, dall’oblio/svalorizzazione delle loro tradizioni e da sogni artificiali. Vanno fuori dalle loro terre, portando il loro dolore e il loro lavoro, le loro culture, aprendo frattali in terre che attraverso conflitti vedranno seccare e/o mutare le loro radici, alterare (rendere altra cosa) le loro visioni del mondo e i loro assi trasformazionali.
Il fatto nuovo è che se fino ad ora le culture con cui si è avuto contatto erano senza alfabeto, ora entreremo massicciamente a contatto con culture che l’alfaberto lo detengono da prima di noi, con civiltà antichissime come quella cinese e indiana….,

----Teniamo presente un fattore di immensa portata: la probabile, imminente rivoluzione delle conoscenze. L’attualità portata a evidenza dagli studi presenta lo stato brillante della ricerca tecnologica, quello sostanzialmente stazionario della ricerca scientifica (nessuna rivoluzione posteinsteiniana in corso, ma qualche avvisaglia sì: teoria delle bolle…), una certa depressione teleologica delle scienze dello spirito. Tutte le scienze sono però percorse da tensioni, agitate al loro interno da vettori di trasformazione intensi seppur disorganici; grandi masse di conoscenza sempre meno si riconoscono nelle varie legislazioni disciplinari. L’incontro/scontro delle culture immetterà nel crogiuolo delle scienze le matrici generative delle scienze elaborate in civiltà (penso sempre a India e Cina) più antiche di quella occidentale.
Siamo dunque in stato pre-critico; il che vuol dire che fra poco (tempi storici) gli statuti del conoscere si incrineranno al punto da non poter più sostenere il peso del nuovo, il non-pensiero sarà avvertito non più con indifferenza o attrazione ma come un gravame incompatibile con l’uomo.

---Resterà sempre il Maestro ad additare la totalità del campo dei fenomeni: additare (non trattare e tantomeno dimostrare) quel che da opposte tradizioni di ricerca e immense distanze di tempo ma con non incolmabili oscillazioni semantiche Aristotele chiamava “il reale” ed Hegel e Gentile indicavano con “l’Intero”. L’Intero, che non è il finito né il completo. Contro la frammentazione delle conoscenze e del lavoro, contro le agenzie del non-pensiero, le istituzioni di alta cultura come la scuola, l’università, le biblioteche, i musei devono creare le condizioni un conoscere che abbracci nella sua interezza il campo del pensabile.

---Sicure permarranno l’incombenza del mistero e la sperabile presenza del divino oltre il visibile, l’ascoltabile, il tangibile, il pensabile. Una teoria e una pratica pedagogiche fan parte di un’epoca ma vengono da altre e inviano ad altre ancora; dobbiamo istruire alla sopravvivenza nel mondo attuale e in quello imminente ma anche aiutare ad educare soggetti che, nelle ristrette contingenze e nei sempre brevi anni della loro vita, hanno diritto alla trascendenza, a intravvedere e possibilmente avvertire, oltre al Tutto, il Perenne e l’Eterno.
La funzione magistrale si pratica anche qui non con la “dimostrazione” ma con l’esercizio supremo del cenno. Noi dobbiamo far cenno, anche se abbiamo solo intravisto, affinchè altri veda un poco oltre. Non solo Dio è nascosto e si può intravvedere per radi cenni (Heidegger), ma qualsiasi cosa. Insegnando a guardare dentro, a investigare la coscienza costitutiva del mondo, insegneremo a guardare fuori, all’universo dei fenomeni, senza che gli schemi e gli schermi (al plasma) ci facciano troppo velo.

3. Il volo

Nella letteratura classica si avverte il rilievo del futuro e del passato; la vita è nella reminiscenza del “maggiori”, nel culto dei lari e nella speranza di essere ricordati, di far grande la Patria. Il mondo non è un dato di fatto, è in fieri, è da costruire.
Ciascuno di voi giovani può essere l’eroe dell’età futura, può divenire capace di volare. Vi offro per questo alcune indicazioni.

Fondazione Le questioni filosofiche e fisiche, le domande radicali non possono essere eluse; non sono chiacchiere, ma portali sull’essenza dell’essere-al-mondo.
Indagine Un buon curriculum di studi e ricerche non sarà essenzialmente percorso di spiegazione e dimostrazione di verità disciplinari precostituite all’atto del loro esser formulate ma discorso indagante, consapevole della prossimità a una radice degli eventi che è ignota.
Inter-rogazione Cercate di inserirvi in circuiti di conoscenza (non di mera competenza, che sarebbe il sapere dei servi), di sapere inter-rogante e non enunciante, lineare ma anche non lineare, epistemologico e non epistemico, narrativo e non solo descrittivo, aperto ai paradossi cardinali leggibili nella struttura globale degli eventi.
Cenno Un curriculum non potrà contenere tutto il sapere ma farà (futuro ottativo) cenno al tutto; ogni frammento potrà contenere un rinvio all’intero indice dei pensieri pensabili entro alle contraddittorietà dei saperi e dell’esistenza.
Passione Un percorso di conoscenza (e non di sola competenza) fa coesistere scienza e passione illimitate: il cuore annuncia i pensieri che furono e verranno.
Rispetto della complessità: rispettare la complessità delle dizioni e delle contraddizioni del mondo.
Integrazione e trasgressione Un curriculum favorisce la familiarizzazione con ogni forma di pensiero; avvezza a pensare integrandosi come trasgredendo.
Bellezza Il curriculum che sceglierete deve muovere e commuovere, indicare in bellezza (con Von Balthasar: il tutto nel frammento) le radici e le mete del pensare, far conseguire autenticamente (con tutta l’anima) un’immagine personale del mondo
Tutela dell’Eredità Si onora un pensiero millennario come quello di cui siamo custodi continuando a pensare, portando oltre il discorso.
Apertura Un curriculum non é il binario di un treno: i suoi sentieri sono multipli e variabili; alcuni sono aperti a significative interruzioni.
Ulteriorità Un curriculum invita a cercare oltre, rispettare l’irriducibile e sorpassare.

-----Scuola di con-fine Ogni scuola è di confine: con l’impensato, il trascendente, il futuro. Dobbiamo invitare a far esodo dalle contingenze mortificanti del pensiero che non concepisce nulla che non sia ideologia del Centro, della città vincente, ad allontanarsi dai mondi non autenticamente vitali, dai luoghi che non introducono i bambini e i giovani a una vita propria illuminata da un pensiero proprio. Possiamo guardare insieme ai giovani il con-fine indecidibile ma doverosamente pensabile fra l’esistere e il dover essere di ciascuno di noi e della città nel suo insieme.
Chi lavora nelle zone di confine può essere, anche in assenza di riscontri adeguati, fiero della sua opera: le sue parole agiranno nel futuro. Ogni forma-pensiero che il giovane avrà elaborato insieme a noi supererà il confine.

Conclusione

Noi che vi abbiamo immesso nella vita, noi che vi insegniamo non la conoscenza ma il conoscere vi abbiamo invitato nel mondo cercando di darvi la miglior accoglienza che ci è stata possibile. Avremmo dovuto far meglio; comunque vi abbiamo posto in condizioni valide per fare la vostra corsa; non possiamo correre al posto vostro, né con voi (ci verrebbe il fiatone). Ci piacerebbe accompagnarvi per tutta la vostra vita ma è destino che fisicamente il maestro lasci il discepolo, il genitore il figlio. Ma sarà sempre –anche oltre la vita- con lui.

---Procedete nella vostra corsa ventura con prudenza e capacità autocritiche ma con sicurezza di voi. Una sicurezza che vi deve venire dal fatto che la vostra terra, i vostri libri, i vostri genitori vi hanno additato le vie del conoscere e dell’esistere.

--Se qualche volta vi parrà che la corsa sia inutile, che non riusciate ad alzarvi in volo, non disperate: ogni aereo ha bisogno di una pista diversa, del vento giusto. Riprovate.

Comunque sia, in questa vita o nell’altra noi vi attendiamo, non smetteremo di attendere. Con noi vi attendono i grandi che avete studiato e quelli che devono ancora venire. Vi aspettano tutti coloro che vi hanno voluto bene e che hanno amato l’umanità, la cultura, l’arte, la scienza, la poesia. Anche Giovanni e Corrado attendono con fiducia di salutare il progresso del vostro pensare e del vostro sentire.
Vi attendono anche coloro che devono ancora venire al mondo.
Non sentiamoci limitati al presente, alla contingenza. Ogni uomo, ciascuno di noi è eterno, al centro di tutto lo spazio e di tutto il tempo. Sta in un luogo ma con il pensiero è in tutto lo spazio, da Savignano alla più lontana delle galassie; abita un tempo ma è in ogni epoca. Il mondo reale, “nostro” è quello che sappiamo pensare.
Millenni di pensiero pedagogico ci hanno insegnato che, contrariamente a quanto sostengono comportamentismo e cognitivismo, è più efficace l’essere attesi che l’essere spinti.. E’ l’attesa, non la spinta, che mette in moto il giovane per la costruzione di un nuovo pensare, di un nuovo mondo (Hegel, Fenomenologia, 1807).
La qualità dei vostri lavori, i vostri curricula ci rendono certi che l’attesa non sarà vana.


Bibliografia

J.J. Rousseau Emilio (1762) La Scuola, Brescia, 1965
I Kant Critica della ragion pura (1791-1787), Critica della ragion pratica, (1788), Critica del giudizio (1790) sempre presso Laterza, Bari.
F.Schiller Lettere sull’educazione estetica dell’uomo. Calia o della bellezza, Armando Roma 2005
G.G.W Hegel Fenomenologia dello spirito (1806/7) ora in La Nuova Italia, Scandicci, 1974
F. Nietzche La volontà di potenza, ed. Ferraris/Kobau, Tascabili Bompiani, Bergamo, 2004
E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, vol. I e vol. II, Nuova edizione a cura di Vincenzo Costa, Introduzione di Elio Franzini, Biblioteca Einaudi, Torino 2002.
E. Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, tr. it. di Enrico Filippini, Il Saggiatore, Milano 1987
P. Bertolini L'esistere pedagogico La Nuova Italia, Firenze, 1988
AA VV “Pedagogia al limite” Firenze, La Nuova Italia, I988.
A. Baricco I barbari La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2006
Z. Bauman La società dell'incertezza , il Mulino, Bologna 2001
Berger/Luckmann La realtà come costruzione sociale, Bologna, Il Mulino, I969
G.Boselli Postprogrammazione La Nuova Italia, Scandicci 1991 , 1998 II
G.Boselli A phenomenological perspective on educational planning in ANALECTA HUSSERLIANA LIX, 333-342, ’98 Kluwer Academic Publischers, Netherlands1999
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G.Boselli, M.Seganti (a cura di) Dal pensare delle scuole: riforme Armando, Roma, 2007
G. Boselli voce Conoscere in Per un lessico di pedagogia fenomenologica a cura di P.Bertolini, Erickson, Trento 2006
G. Ceronetti La fragilità del pensare Rizzoli, Milano, ’99
M. Ceruti, Il vincolo e la possibilità, Feltrinelli, Milano, 2000
G. Gentile (1913) Sommario di pedagogia come scienza filosofica, Le lettere, Firenze, 2005
I. Mancini L’Ethos dell’Occidente, Marietti, Genova 1990
E. Morin, Educare per l’era planetaria, Armando, Roma 2004
V. Shiva, Monoculture della mente, Bollati Boringhieri, Milano, 1995
C. Sini, Idoli della conoscenza, editore Cortina in Milano, 2000
G.C.Spivak Critica della ragione postcoloniale, Meltemi, Roma 2004
E. Swedenborg, La zona grigia di Minerva, Tea , Firenze 1995
D. Zolo, Globalizzazione. Una mappa dei problemi , Laterza, Bari-Roma 2005


Sezione: Fondazioni
Sottosezione: Argomenti vari
Scritto da: Gabriele Boselli
Inserito il: 05/08/2007

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18/03/2019
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