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Sezione Editoriale


Nuovo anno scolastico. Timori e speranze
Aprire al possibile che è in noi per superare la contingenza

di Gabriele Boselli*


Comincia un anno scolastico forse assai diverso dai precedenti.
Le difficoltà dell’economia e del bilancio dello Stato sono effettivamente gravi; bisogna tuttavia pensare a quel che ci costerà ogni taglio, al decremento della quantità e/o della qualità del servizio che prevedibilmente ne potrà conseguire. Come pure alle risorse immense di umanità e di intelligenza che esistono nella scuola e possono meglio venir fuori. Ci sono infatti nel corpo docente della scuola grandi potenzialità sinora non attivate, risorse di pensiero e di volontà che potrebbero sovvertire le più funeste previsioni.
Personalmente sono certo che la scuola di Stato sopravviverà a quest'anno come al fatidico 2015, sopravviverà almeno fino a quando nella penisola vi sarà uno Stato, uno Stato degno del nome che è di riferimento a tutti i nomi. E anche oltre: la Cattedra occidentale che esiste da tremila anni e di cui noi siamo i moderni custodi continuerà per millenni ancora a generare luce.
Qualche lettore dirà: ma come posso pensare ai millenni mentre l'oggi mi angoscia? Appunto: l'angoscia assedia chi vede solo il presente, mentre i Maestri attraversano sereni tutti i tempi, poichè la loro missione va ben oltre la cronaca. Insegnarono in Atene al tempo dei trenta oligarchi, nella Roma dei Cesari, nelle epoche più difficili; insegneranno, già insegnano, ai millenni venturi. Le difficoltà dell'oggi fanno sorridere chi viene dalla Storia e contribuisce a disegnare quella ventura.

Cattedre

Venendo comunque alla cronaca: il “maestro unico” non sarà obbligatorio per norma anche se –per effetto dei tagli- potrebbe rendersi inevitabile una presenza di maestri sempre più isolati per buona parte della giornata scolastica.
Mi conforta l’aver constatato che gli insegnanti della scuola italiana sono in genere persone forti, colte e che hanno molto da dare e molto da dire di proprio. E’ tuttavia prevedibile che, in una percentuale non drammatica ma comunque elevata, alcuni fra gli insegnanti di oggi non reggeranno nell’affrontare quasi da soli classi caratterizzate sempre più spesso da una composizione sociale dell’utenza che è profondamente cambiata dal 1990. Gli insegnanti davvero Maestri reggeranno, ma senza il supporto di qualche collega una parte rilevante del corpo insegnante non potrà sostenere in solitudine e di fronte a classi più numerose il confronto con la più dura realtà (stranieri, disagio sociale, handicap) delle classi di oggi, specialmente negli ultimi tre anni della scuola elementare.
Considerando anche l’invecchiamento del corpo docente e la presenza di insegnanti obbligati a restare in servizio solo perché non hanno l’età anagrafica o l’anzianità per andare in pensione, in non poche classi non è invero difficile prevedere gravi difficoltà ed esplosioni del contenzioso con le famiglie.

Ascolto e inascolto

Le difficoltà di una profittevole frequenza della scuola ormai non è solo degli alunni stranieri. Le famiglie e di riflesso i ragazzi soffrono spesso per lo stress da lavoro, la precarietà e il sempre più basso reddito reale prodotto dal lavoro dipendente. Peraltro la ristrutturazione scolastica cancella le compresenze, ovvero lo strumento principale finora esistente per venire incontro ai ragazzi in difficoltà . L’aumento del numero degli alunni per classe e la minor cooperazione dei docenti potrebbero provocare un aumento dell’insuccesso scolastico e della selezione; questo soprattutto se in qualche scuola ci si dovesse limitare a tradurre i problemi esistenziali e comportamentali prodotti dalla ristrutturazione economica generale in meri fatti affrontabili attraverso sanzioni disciplinari e voti di condotta.

Le immagini prodotte in serie per il pubblico

Le ricerche più strombazzate dai media sono di solito quelle che danno una cattiva rappresentazione della scuola, istituzione che –vien detto più o meno esplicitamente- non varrebbe i soldi che costa. Credono a questa favola anche molti operatori scolastici con poca pratica di ricerca e una certa dose di ingenuità. Errore pernicioso, grave perchè basato su elementi privi di fondamento scientifico pluricontrollato.
Amio avviso, gli esiti delle ricerche Invalsi e PISA/OCSE esprimono più che lo stato dell’esistente le esigenze di costruzione dell’opinione pubblica del committente. Sono dunque fatti politici, non atti scientifici. Al più, rispecchiano il livello di esecuzione del pensiero applicativo, esecutivo, sintagmatico; certo non la capacità di pensiero paradigmatico e critico né la creatività, settori in cui i nostri docenti e i nostri studenti sono i migliori del mondo. Avessi i fondi potrei “dimostrarlo scientificamente”. Almeno altrettanto bene di chi “dimostra” il contrario.

Identificare e porre in gioco le risorse morali

Comunque, avendo come riferimenti la Scienza e la Legge (unici “superiori” di chi insegna), procederemo verso punti di visione che consentano ai nostri ragazzi di conoscere e amare il mondo, con-vivere con i suoi abitanti e con le istituzioni dello Stato, essere felici.
La SPERANZA, seconda virtù teologale, è la nostra maggiore risorsa e in degli educatori non può che essere tutta quella razionalmente possibile. Purtroppo gran parte dei docenti e dirigenti scolastici non si aspetta più niente; subisce il concerto nichilistico della di-sperazione. Dobbiamo scorcertarli, introdurre elementi di speranza nel loro orizzonte di attesa. In tutti gli ultimi cinque anni di documenti scolastici ufficiali manca un “paragrafo della speranza”, un brano di carattere fondazionale che offra qualche positivo vettore d’attesa intellettuale ed emotiva, qualche elemento di forza e di speranza ai docenti, ai dirigenti e agli ispettori che dovranno affrontare in condizioni ancor più impegnative il nuovo anno scolastico.
Si possono affrontare prove anche più difficili di quelle difficilissime che ci aspettano a settembre ma occorre essere consapevoli del perché, del per che, del possibile, dell’ulteriorità praticabile.

Essenzializzazione

Si parla molto di essenzializzazione, ma cosa significa? A mio avviso non riduzione della qualità del conoscere ma individuazione dei suoi nuclei generativi e creazione delle condizioni del loro espandersi; non le materie “importanti” (gli altri docenti si offendono) ma le matrici e le direzioni di senso in cui si generano e si rigenerano i processi del conoscere per le vie dell’ intuizione, dell’interpretazione , della critica, dell’ideazione.

No standard

Alcuni documenti sinora emessi dal ministero hanno invero un pregio non indifferente: per ora non si parla, o almeno non si enfatizza, dell’idea di standard cara ai vertecchiani e nemmeno di quella di traguardo, che compromise culturalmente (valorialmente) le Indicazioni Fiorin-Fioroni.

Valutare, ovvero riconoscere valore

Credo sia necessario lavorare in futuro per una valutazione centrata non sull’idea di valuta (blocchetti di valore “commerciabili”) ma su quella di valore, attuata attraverso metodologie di tipo qualitativo ed ermeneutico.

Il potenziale dell’Autonomia

Potremmo attuare meglio il concetto di autonomia, per evitare che si pensi che il frequente richiamo alla stessa sia solo una ritualità dovuta al non avere altro da offrire. Si tratta, a mio avviso, di rielaborare lo scenario per continuare a costruire secondo tradizione intorno al docente e al discente una intenzionalità e una struttura di insegnamento articolate non tanto con flessibilità (virtù meramente passiva) quanto con agilità: l’autonomia funzionale delle scuole non va per questo solo potenziata ma anche qualificata, pro-mossa verso il suo qual-essere. La potestà auto-organizzativa ha mostrato ragioni, virtualità e limiti della possibilità di cambiare i contesti che ne vengono investiti: li può cambiare non solo -come potrebbe apparire- nella struttura organizzativa ma anche in tutti i processi intellettuali e operativi di chi vi é inserito, nel clima relazionale degli operatori e degli "utenti". Per contro, c'é il rischio che il semplice potenziamento dell'autonomia sposti ulteriormente il baricentro del discorso scolastico dalla cultura alla mera gestione della struttura.
Dovremo, credo, riadditare l'autonomia intellettuale, morale ed estetica -illuminata da millenni di pensiero filosofico e pedagogico - di coloro che abitano gli ambienti scolastici, l’opportunità loro garantita di un dibattito preziosamente pluralistico e spesso divergente, ma sempre coerente all’elevato livello culturale di cui gran parte dei nostri docenti è capace.

Custodi di una grande tradizione, continueremo ad additare il futuro

Pur con tutte le difficoltà che ci attendono abbiamo dunque ragioni e forze che ci permettono di sperare. Una forza che nessuno ci può togliere è certamente quella della tradizione. Mentre l'arco di visione degli apparati di consenso è limitato alla cronaca, il Maestro proviene dalla storia, fa vivere una tradizione e addita il futuro. Ogni cronaca come quelle dei media è sempre cronaca di un non-essere, o di una fine; una Storia, ogni storia, è perenne.
I Maestri sapranno recuperare nella tradizione dei saperi il punto di vista trascendentale che li sorreggerà: insegneranno a guardare il mondo nuovo nel complesso degli atti di relazione che il soggetto, confortato dall'amicizia del maestro e dei compagni, può instaurare con il mondo a partire dal campo delle sue letture e delle sue esperienze.
Dobbiamo conservare l'autonomia di pensiero, e costruire. Per aprire finestre sui tempi che verranno, su ciò che verrà oltre il tempo.



* Membro del CNPI, ispettore in Bologna. L’articolo esprime solo la sua personale posizione di pedagogista.

Letture

G. Gentile (1913) Sommario di pedagogia come scienza filosofica, ora in Le Lettere, Firenze
G.Gentile (1944) Genesi e struttura della società, letto in Mondadori, Milano, 1954
P: Bertolini L’esistere pedagogico, Scandicci, La nuova Italia 1990 2.a
G. Boselli, Non-pensiero. Scenari e volti per un’educazione al pensare venturo, Erckson, Trento, 2007
R. De Monticelli Ontologia del nuovo, B Mondadori, Milano 2007 (una mia sintesi è reperibile su Encyclopaideia (CLUEB, Bologna n. 23, 2008) e La novità di ognuno. Persona e libertà, Garzanti, Milano, 2009
La rivista Encyclopaideia, CLUEB, Bologna
il sito Paedagogica


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: G.Boselli
Inserito il: 13/09/2009

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21/05/2019
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