Paedagogica - Sito pedagogico-didattico dell'U.S.P. di Forlì-Cesena » U.S.P. di
Forlì-Cesena

Didattica
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI  

Introduzione
Rivista numero 1
Rivista numero 0
Articoli anno 2018
Articoli anno 2017
Articoli anno 2016
Articoli anno 2015
Articoli anno 2014
Articoli anno 2013
Articoli anno 2012
Articoli anno 2011
Articoli anno 2010
Articoli anno 2009
Articoli anno 2008
Articoli anno 2007
Articoli anno 2006
Articoli anno 2005
Articoli anno 2004
Articoli anno 2003
 

Cerca nel sito:
Accessibilità
Link utili
Redazione
Mappa del sito
Login
Credits





Sezione Didattica


DSA / DSI
Qualche riflessione a proposito di differenze e diversità connesse a disturbi dell'insegnamento talvolta imputati a Disturbi Specifici dell'Apprendimento



di Agostina Melucci

Sintesi

Una persona, alunno o insegnante che sia, è molto di più di quanto possiamo prevedere e capire; l’incompiutezza è un grande valore pedagogico perché può aprire varchi non prevedibili.
L'esplosione quantitativa dei cosiddetti Disturbi Specifici dell'Apprendimento segnala la difficoltà della scuola, gravata di compiti sempre più pesanti, a mantenere la cultura dell'uguaglianza e il rischio di una più estesa stigmatizzazione delle differenze e delle incompiutezze.
Le Difficoltà Specifiche dell'Insegnamento (espressione di R. Iosa) creano così molte di quelle situazioni che vengono poi inquadrate come Difficoltà Specifiche dell'Apprendimento.


L’azione educativa e didattica muove dalla conoscenza di ciascun alunno, senza presumere troppo; tale conoscenza è offerta dall’attestazione clinica (qualora necessaria), dall’osservazione costante, dal continuo dialogo intersoggettivo (con l’alunno stesso, con i genitori, i compagni, i colleghi), dalla relazionalità quotidiana in classe.
Per avvicinarsi alla comprensione della persona occorre impiegare modalità non spersonalizzanti; quindi il soggetto-persona va considerato nella sua unitarietà facendo leva in particolare sulle potenzialità.
Il percorso specifico costituisce uno dei possibili modi per impostare l’attività di personalizzazione nel senso di accorgersi degli stili di ciascuno, delle caratteristiche personali di apprendere entro un contesto. Personalizzare significa che ogni essere umano è segno di una presenza originaria e rimanda al principio pedagogico secondo cui si diventa persone tra le persone assumendo l’unità dell’essere umano la cui formazione avviene pienamente solo nella relazione, nel dialogo, nell’apertura, nell’incontro. Si attivano curvature del percorso didattico entro la comunità perché l’educazione è processo intersoggettivo.

Personalizzare significa riconoscere le caratteristiche di specificità, di differenza e diversità entro una fondazionale base di universalità, di comunanza, di riconoscimento del fatto che ciascuno di noi ha elementi in comune. Richiama il principio che l’istruzione, la formazione, l’educazione è per ciascuno entro un’idea di scuola quale luogo di investimento sociale. La singolarità inestesa può essere anche una gabbia, un avvitamento e magari una sorta di giustificazione per chiudere l’orizzonte delle attese (“tanto più di così non può dare….).
Per questo è importante avere un’idea aperta, dinamica, in divenire di persona e offrire sentieri culturali e relazionali per non rinchiudersi nella singolarità; vanno dunque favorite modalità dialogiche di sviluppo dell’identità (forme di costruzione cooperativa dell’apprendere, aiuto reciproco, saper guardare a ciò che sta sulla linea dell’orizzonte e anche oltre).

Nelle nostre classi ci sono alunni che brillano per velocità, profondità, ampiezza degli apprendimenti; vi è chi segna il passo e chi rappresenta il mondo in modi anche marcatamente differenti e diversi da quelli ritenuti normali. Lo sviluppo intellettuale ha tempi solo statisticamente prevedibili, lo scostamento dalla media non significa necessariamente presenza di qualche deficit e ciascuno di noi ha tempi di maturazione propri; gli apprendimenti non hanno una sequenza temporale precisa. Non esiste un “orario” della persona, la quale ha propri ritmi, modi, tempi, velocità. La persona non è un prodotto seriale, non può mai essere conosciuta fino in fondo, può sempre riservare sorprese, può essere capace di miglioramenti incredibili come di involuzioni sconcertanti.
Va accolta e accompagnata nei suoi tempi di crescita; è bene non comunicare all’alunno (e i modi della comunicazione sono espliciti ed impliciti) l’idea di non essere in grado di seguire il “ritmo della classe” , di non “essere capace” come se la persona fosse una sorta di tram che deve passare per forza a una certa ora (e anche a loro spesso succede che ciò non accada…)
Non necessariamente ciò che fuoriesce dalle previsioni, dalle tassonomie del pensiero o dalle risposte che i tests classificano come sbagliate è disturbo. A volte disturba solo la nostra struttura di attesa.


Sappiamo bene come diverse persone, poi rivelatesi dei geni, nell’infanzia ebbero problemi di linguaggio, impararono a leggere e a scrivere più tardi della media. A volte presentavano anomalie nella personalità che magari hanno ingenerato scarso apprezzamento scolastico e grande ansia da parte dei genitori. E’ questa la difficoltà da parte dell’educatore; saper attendere in modo positivo, attivo, paziente, operoso dimettendo atteggiamenti di “accanimento didattico” come di tipo rinunciatario. Le questioni vanno affrontate con competenza; ci possono essere disturbi specifici recuperabili e altri adattabili.

I disturbi specifici dell’apprendimento sono anche un’innegabile realtà; la loro caratteristica è quella di essere connessi esclusivamente ad un “dominio di abilità” circoscritto, mentre resta intatto il funzionamento cognitivo generale.
Sono disturbi molto speciali perché presenti in bambini con capacità cognitive ordinarie e che se non riconosciuti vengono fraintesi quali manifestazioni di svogliatezza, distrazione, opposizione, rifiuto, chiusura. E’ di fronte a un compito scritto che iniziano le difficoltà, quasi sempre fin dal primo anno della scuola primaria.
Abbiamo bisogno di porci domande, di approfondire la conoscenza della questione, di individuare modalità adeguate di risposta sia sul piano degli strumenti didattici che degli aspetti relazionali. C’è bisogno di ricerca, formazione, confronto.

Va rafforzata ed estesa la conoscenza di questa particolare fenomenologia della differenza e diversità. E’ importante l’individuazione del problema in tempi ottimali, evitando sia il riconoscimento non fondato dovuto a eterocronie dello sviluppo che atteggiamenti di inerzia.
L’integrazione degli strumenti diagnostici e di quelli pedagogici risulta quanto mai opportuna per queste situazioni di difficoltà nell’acquisire abilità connesse al leggere, scrivere, calcolare. Il possesso veicolare del codice linguistico è essenziale per tutti gli apprendimenti. Il confronto costruttivo, la circolazione delle esperienze, la designazione di referenti di scuola, l’approfondimento della conoscenza, l’ attivazione di iniziative di formazione possono costituire criteri di un lavoro di qualità.
I disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia), presenti in età scolare in varie forme e gradi, sono appunto disturbi specifici, circoscritti per l’acquisizione delle abilità che permettono di leggere, scrivere o calcolare entro un quadro nella norma senza altre patologie o deficit. La difficoltà concerne spesso l’acquisizione degli automatismi in proposito e va considerata con attenzione educativa.

L’abilità può significare la messa in atto della capacità, sua attivazione, modo di agire; la capacità può essere intesa quale potenzialità. Le abilità sono mezzi importanti di sviluppo generale della persona. Non sono statiche, possono evolvere e anche involvere.
Disegnare tassonomie di abilità o elenchi cui necessariamente tutti a una certa età della vita devono star dentro può essere rischioso perchè i modi delle espressioni del soggetto non possono essere predefiniti, prefissati. E’ qui la difficoltà dell’azione educativa, nella complessità della persona.

Quelli che definiamo come disturbi specifici di apprendimento sono varietà dei modi di apprendere e possono trovare in una serie di accorgimenti relazionali, didattici, nelle tecnologie aiuti all’interpretazione e al progetto educativo. Si tratta di rafforzare l’attenzione a quei comportamenti scolastici che, pur non correlati a precisi quadri clinici, tuttavia ritardano gli apprendimenti e costituiscono comunque un motivo di disagio per il soggetto, per la classe e di preoccupazione per la sua famiglia. Le difficoltà riguardano l’acquisizione delle abilità strumentali, normalmente acquisite senza sforzo; il “dislessico” fatica a imparare a leggere e a scrivere. La lettura è stentata, lenta; la scrittura è talvolta incomprensibile o contratta, la dettatura, la copiatura dalla lavagna diventano attività difficili come pure il passaggio al corsivo. Forti poi le difficoltà nell’apprendere l’inglese. A ciò si associano problematiche emotive connesse al non riuscire a soddisfare le attese della famiglie e alla comparazione con i compagni di classe; la situazione provoca varie forme di difesa: rifiuti anche di andare a scuola, ansia, forti resistenze, chiusure. I riflessi negativi sull’autostima e sull’identità personale possono essere considerevoli.
Quindi la relazionalità positiva con i docenti, l’incoraggiamento costante, la valorizzazione della persona contestuali a buone modalità didattiche (es.tempi adeguati, strumenti a supporto, compensativi, es, tabelle dell’alfabeto, dei vari caratteri, tabellone, calcolatrice, computer, registratore.. e dispensativi - dispensa dallo studio della lingua straniera in forma scritta, valutazione che tenga conto del contenuto e non della forma..) costituiscono la base dell’aiuto educativo. L’alleanza educativa con la famiglia è indispensabile per individuare insieme le strade più adatte.


La consapevolezza del senso pedagogico del percorso personalizzato è condizione per fare in modo che l’azione didattica possa essere efficace e significativa. Non possiamo sempre addebitare a limiti del soggetto (clinicizzazione delle differenze e delle diversità) quelli che sono i limiti e le possibilità della scuola, specie in questo momento particolarmente difficile.
L’atteggiamento delicato, curioso, aperto, collaborativo, competente, fiducioso nei confronti del singolo con le sue specificità in divenire entro un contesto educativo vivace, partecipato, autenticamente accogliente può consentire a una serie di accorgimenti didattici e metodologici di costituire non un “prontuario” per improbabili risposte miracolistiche, ma motivate vie per meglio corrispondere alle istanze di chi pone domande formative più complesse.
Si tratta di puntare non a un minino per tutti, ma al massimo da ciascuno, ossia all’essenziale considerato da un punto di vista qualitativo e quantitativo. La tensione è verso la valorizzazione e compensazione delle diversità e differenze cercando di percorrere tutta l’area dello specifico sviluppo potenziale; in tal modo si costruiscono le condizioni per un’uguaglianza che non è grigia omologazione ma riconoscimento di uguaglianza di diritti e loro articolato perseguimento attraverso un insegnare da Maestri.
La sfida è aperta e in attesa di ulteriori contributi.




Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Agostina Melucci
Inserito il: 07/02/2010

Stampa ... Versione per la stampa



20/02/2019
Visitatori: 1139391
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI