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Sezione Fondazioni


Resilienza
Il CONCETTO DI RESILIENZA NELLE STRATEGIE DI PREVENZIONE DEL DISAGIO



di Isabella Ruffini


Studiare e comprendere la società odierna significa anche analizzare le reti di relazioni che la costituiscono e in cui gli individui interagiscono.
Recentemente molti studiosi hanno rilevato che è in corso una transizione verso una nuova forma di società, si è parlato di società dell’informazione, società dei servizi o società del sapere.
La nozione di società che ritengo si attagli meglio è quella offerta da un grande sociologo contemporaneo, Zygmunt Bauman ( tra le sue opere più importanti vi è “Vita Liquida” ), che parla di società liquida, vale a dire il continuo mutarsi in appartenenze a breve termine. Ciò avviene per le relazioni religiose (“Oggi ho fede, domani si vedrà”), espressione che può essere trasferita all’ambito familiare-matrimoniale, lavorativo, amicale, ecc… perché caratterizzate da transitorietà e flessibilità. Non si percepisce il futuro, un raggio d’azione a lungo termine perché tutti i nostri sensi sono concentrati sul QUI e ORA: progettare il futuro è sempre meno abituale e maggiormente difficoltoso.
Da tutto ciò si potrebbe desumere quanto l’estrema fluidità possa rappresentare fattore di rischio sociale e familiare (basti pensare la devastazione psicologica che può procurare nel bambino/adolescente la separazione dei genitori) e, di conseguenza, tradursi automaticamente come un percorso problematico per l’infanzia e l’adolescenza.
Ecco che entra in gioco l’educazione alla resilienza, perché intesa come potenziamento di competenze emozionali e relazionali in grado di rendere il soggetto adattabile alle richieste dell’ambiente in cui vive.
Pertanto tale educazione costituisce uno strumento primario di prevenzione del disagio personale, di tipo psicopatologico, e sociale.
Il termine “Resilienza” indica la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi (significato desunto dal “Vocabolario Garzanti della Lingua Italiana”) , ma nella letteratura psicologica e, soprattutto, sociologica questo concetto è utilizzato per indicare la capacità umana di affrontare e superare con successo situazioni avverse, imparando così a sviluppare agilità intellettuale e prassica a partire dalle difficoltà e rafforzando la fiducia in sé e nel proprio agire.
Un punto particolarmente significativo è che la resilienza non viene intesa come una qualità statica, bensì come il risultato di un’interazione dinamica fra individuo e ambiente. Come per le altre abilità, può essere acquisita attraverso un processo di apprendimento che deve essere sostenuto e incoraggiato dalle istituzione preposte alla formazione.
Dal punto di vista pedagogico, i fattori responsabili da attivare e sostenere nei processi di resilienza convergono in quattro componenti fondamentali:
a) relazioni significative con figure adulte -non necessariamente familiari-;
b) la percezione del proprio valore personale;
c) il senso di continuità nelle esperienze di vita;
d) la disponibilità di una rete di supporto sociale e affettiva adeguata.

L’interesse per questo argomento è scaturito durante l’incontro, tenuto presso l’I.S.I.S.S. “P.Giordani” di Parma Venerdì 27 Novembre 2009, nella giornata di formazione e ricerca rivolta ai docenti referenti per l’integrazione scolastica, dal titolo “I diritti non hanno handicap”, in cui l’Ispettore Iosa parlò dell’educazione alla resilienza per gli studenti diversamente abili.
In particolare ricordo la sottolineatura che fece l’ispettore in merito alla presenza del mediatore (l’adulto consapevole) che crea le condizioni per consolidare il senso di appartenenza e di autostima del soggetto e, lavorando con lui, promuove l’acquisizione di efficaci paradigmi cognitivi.
E’ questa secondo me la sfida che mette in campo la Pedagogia contemporanea, l’educazione alla persona, in un mondo globalizzato economicamente e culturalmente, in cui il soggetto è valorizzato per la sua unicità.
La relazione si esprime nello stare bene con l’altro; la comunicazione è intensa, non si impiegano solo le parole, si resta se stessi nella diversità in uno stato sereno e creativo.
Nelle competenze professionali del docente, l’acquisizione e l’affinamento permanente delle capacità empatiche sono un presupposto indispensabile per l’attuazione di qualsiasi progetto educativo. Non solo, appare indispensabile anche nel rapporto fra adulti perché aprono e permettono il confronto e la collaborazione.
La verifica e la riflessione sul grado di empatia che si è riusciti ad instaurare in una situazione educativa con gli studenti e i colleghi di lavoro, costituisce spesso la modalità più efficace (e più difficile) per comprendere e valutare (partendo innanzitutto da sé) cosa, come e perché le cose sono andate in “quel” modo. Si avrà dunque, contemporaneamente alla formazione delle capacità empatiche, anche l’acquisizione degli strumenti di lettura di quanto accade attorno sé, così creare delle opportunità di crescita con obiettivi che ben si adattino e si rinnovino al contesto in cui si interviene.
L’argomento “Resilienza” potrebbe essere approfondito analizzando il pensiero dell’etologo francese Boris Cyrulmik, il quale fece esperienza sul campo nelle sue missioni in Bosnia, Cambogia, Russia e Brasile.


Bibliografia
- Z. Bauman, Vita liquida, Laterza, Roma-Bari 2006.
- Elena Malaguti, Educarsi alla resilienza, Erickson, Trento 2005.


Isabella Ruffini
(insegnante specializzata per il sostegno presso l’I.C. di Fontanellato/Fontevivo e coordinatrice pedagogica per la rete di Traversetolo)


Sezione: Fondazioni
Sottosezione: Argomenti vari
Scritto da: Isabella Ruffini
Inserito il: 14/04/2010

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20/02/2019
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