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Organizzarsi secondo missione
Insegnare, più che un mestiere, è una missione, un essersi messi-in-via. La relativa organizzazione è pertanto assolutamente atipica

di Gabriele Boselli -------------------------------------------------------- Accade che le difficoltà create dal sistema esterno accendano tensioni e dispute all’interno stesso delle istituzioni educative. I poveri tendono a prendersela gli uni con gli altri, senza capire che la ragione delle difficoltà di bilancio dello Stato e dunqiue dei necesari tegli sono dovute al fatto che a pagare interamente le tasse sono solo i lavoratori dipendenti. Con questa evasione fiscale, se non si tagliasse mancherebero i soldi per gli stipendi. Si litiga, ad esempio, sulla questione del come decidere e organizzarsi: alcuni sindacati dei presidi, quelli che teorizzano di "dirigenti-managers", sostengono che questi -in quanto responsabili unici-possono da soli fare e disfare. Sussiste per contro anche da noi, come in tutti i paesi culturalmente avanzati, una teoria culturale e pedagogica che vede in quello docente, dalla scuola dell’infanzia all’università, un ruolo caratterizzato da autonomia professionale e soggetto solo alla Legge e alla Scienza. Chi insegna –secondo l’insegnamento gentiliano- è un soggetto del magistero (magis-stratus), posto sopra per esser custode e promotore di cultura. La delicata questione dell’organizzazione della scuola, dei suoi flussi comunicativi e dei suoi snodi decisionali, ambito di estremo rilievo culturale e pedagogico, sembra recentemente decaduta a mera problematica di sopravvivenza spiritualmente neutra ovvero a regolamentazione giuridica dell’attività del personale e del suo dispositivo di applicazione. Come se tutta l’organizzazione della vita di una istituzione che ha per fine l’orientamento dei giovani al compimento di sè in sintonia con i saperi e la formazione di un pensiero che li disponga a un felice infuturarsi potesse esser demandata alle circolari ministeriali e alle sentenze dei giudici del lavoro. A tener campo nel dibattito non sono purtroppo le ragioni d’essere essenziali dell’istituzione, né le qualità culturali e umane dei dirigenti scolastici che possono esser spese, né il lavoro intellettuale e l’intenzionalità pedagogica e didattica del Collegio dei docenti. Contano invece –ad esempio- la Circolare n° 7 del 13 maggio 2010 della Funzione pubblica, che tratta come può materie assai eterogenee come pure la nota n° 1438 del 27 gennaio 2011 del Direttore del personale MIUR che richiama alla specificità istituzionale dell’organizzazione e alla contrattualistica nelle scuole. Conta la sentenza n. 3553 del 22 marzo 2011 di Catanzaro, sentenza che mi sembra svalorizzare parti del contratto essenziali agli effetti della missione della scuola. Conta quella contrastante di Bologna, la n° 14 del 21 marzo 2011, che riconosce come qualsiasi decisione che abbia rilievo sull’attività dei docenti debba vedere la loro attiva partecipazione. Conta ciò che culturalmente e pedagogicamente non vale. Io non sono né un burocrate né un maestro del diritto: sono un maestro elementare che ha avuto la ventura di fare l’ispettore per gran parte della sua vita professionale e per qualche anno continuerà. Sono ispettore e dunque cerco di vedere; di vedere le cose soprattutto in vista dei loro orizzonti di valore e senso. Scorgo al momento il pericolo che fondando tutto sulle tematiche giuridiche, l’organizzazione della scuola nel tempo della miseria diventi simile a quella di un ufficio anagrafe o dei magazzini comunali. Luoghi, Gogol e chi li abita casualmente mi perdonino, di anime morte. -------------------------------------------------------- Scuola come organismo vivente ------------------------------------------------------- La scuola, invece, è affamata e in alcuni casi ferita ma tuttora viva; rispetta le leggi, le circolari e le sentenze ma ciò che la anima e innerva il suo organizzarsi è altro. Perché la scuola è cultura, è lo spirito. E lo spirito è vento. Vento che attraverso la voce dei docenti/Maestri innescherà nuovi eventi di pensiero. Influiscono sull'organizzazione le persone che si incontrano, i luoghi che si attraversano, gli spazi che si occupano; in questo intreccio, in questa relazione tra le parti pluralmente si costruisce e s'inventa l'organizzazione. Ciò che è da temere, oggi nella scuola come nella vita del resto della polis, è la quotidianità senza senso, l’indifferenza etica, la passività intellettuale, l’atteggiamento di avversità pregiudiziale come di applicazione acritica. E per quanto concerne le dinamiche organizzative è da evitare il rifugiarsi nel bunker delle citazioni della normativa, dei contratti, delle sentenze. ------------------------------------------------------ Organizzazione di docenti/Maestri ------------------------------------------------------- Nelle scuole non insegnano solo professori ma anche molti autentici Maestri. Ciascuno di loro alimenta e condivide secondo la propria storia la vita comune. Sono docenti/Maestri con la maiuscola, portano gli interi (le persone) all’intelligenza e all’amore per l’Intero. E’ l’autoaffermarsi di chi lavora nella scuola non solo come diligenti impiegati ma anche autori dei propri giorni di magistero. Gli ultimi vent’anni di impostazione “manageriale” dei luoghi pedagogici e della conseguente didattica “di servizio” hanno sopra tutto parlato di regole di organizzazione culturalmente insipienti quando non perniciose come –ad esempio- quelle adottate al tempo della moda del bollino blu e della cosiddetta “qualità totale” o per essere precisi totalizzante. Oppure di un’organizzazione tutta dettata da norme amministrative. Dobbiamo ricominciare (in Romagna lo si fa da tempo) a parlare del Maestro e dell’insegnamento, del volto e del messaggio di chi in modo più maturo del bambino o dell’adolescente si è confrontato con la conoscenza. La scuola dei Maestri insegna a conoscere avendo in vista non il successo ma la verità; invita a pensare le cose indipendentemente dal loro utilizzo immediato e prossimo venturo; pensa il mondo di quando chi oggi ha quindici anni ne avrà trenta e più. Le conoscenze essenziali –saperi di libertà- valorizzano le diversità e le differenze, le sole competenze –quando anche fossero apprese- darebbero a tutti qualcosa che é estraneo a ciascuno. Ma il conoscere precede e fonda qualsiasi organizzazione scolastica; il primum –anche organizzativo- è nel mettersi insieme in vista di comuni finalità di ricerca culturale e didattica. ------------------------------------------------------- Conclusioni ........................................................................................................... L’organizzazione è per la scuola e la scuola è vita, vita dello spirito. Non può sussistere solo barcamenandosi con delle regolette, per sopravvivere. Né l’esistenza di una scuola può essere finalizzata prevalentemente al rispetto di aliene prassi organizzative pensate per altri contesti professionali. A mio avviso, e ancor più in tempo di vacche magrissime e quasi africane, qualsiasi organizzazione e ogni prestazione del personale devono essere finalizzate alla missione che Hegel e Gentile indicano alla scuola: fare che le idee s’incarnino e divengano mondo, che la ragione divenga realtà.


Sezione: Progetti
Sottosezione: Progetti didattici
Scritto da: G.B.
Inserito il: 05/05/2011

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22/07/2019
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