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Sezione Novità


Formazione iniziale degli insegnanti
Rapporto dalla conferenza nazionale dei presidi di facoltà di Lettere e di Filosofia - Bologna, 13 05 11

Si è svolto a Bologna -alla presenza di gran parte dei presidi delle facoltà interessate e di molti docenti della sede di Bologna- un convegno nazionale di grande interesse scientifico, didattico e organizzzativo.

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Carla Giovannini porta il saluto della facoltà di Bologna, da sempre impegnata, insieme a quella di scienze di formazione e a vari altri centri di formazione, nel settore della formazione docenti. Anche attualmente la facoltà è impegnata in importanti progetti.

Rino Caputo (Univ. Roma), presidente della conferenza nazionale dei presidi, illustra l’impegno di molte sedi a perseguire il loro compito in condizioni generale di forte difficoltà ma comunque in un quadro che la commissione Israel ha avuto il merito di razionalizzare positivamente, ponendo le premesse a una ripartenza dopo molti anni di destrutturazione da disimpegno.

Giuliana Albini (Univ. Milano) riferisce sulle prove di accesso per il Tirocinio Formativo Attivo. Presenta le osservazioni di un gruppo di lavoro e auspica prove anche a risposta aperta e tali da non allontanare dall’insegnamento i giovani più brillanti e creativi. Le prove a risposta chiusa sono di correzione rapida ma selezionano tipi mentali forse non i più adatti all’insegnamento.

Andrea Tabarroni (U. Udine) Illustra il tema in relazione al quadro generale del “labirinto delle riforme” e alle forti contraddizioni di una normativa che sembra mancare di un’idea generale di vera e propria riforma. Auspica che sia l’intero ateneo a collaborare alla formazione degli insegnanti e non sia una sola facoltà a condurre in particolare i laboratori pedagogici disciplinari. Fornisce alcuni criteri per la selezione dei tutor coordinatori e accoglienti.
In proposito una docente di Trento successivamente intervenuta rileva come manchino previsioni di compenso sia morale che economico per i tutor accoglienti e ciò possa condurre a un loro disimpegno pratico dalla formazione dei nuovi insegnanti.

Aldo Morace (U. Sassari) Evidenzia la compresenza nella normativa di vuoti come di iperdefinizioni su punti che avrebbero dovuto esser lasciati alla autonomia delle sedi universitarie. Insieme a Franzini (Milano) rileva la carenza di orientamenti da parte dei dirigenti del MIUR (“andiamo a Roma e troviamo gli uffici letteralmente vuoti o occupati da persone che non sanno dare risposte chiare”).
Rileva soprattutto come l’affidare a un’unica università il compito di centro regionale per la formazione degli insegnanti esponga la stessa a superlavoro e conseguentemente a cattivo lavoro nonché induca le altre a sentirsi penalizzate.
In proposito lo scrivente, successivamente intervenuto, ha rilevato come il Comitato regionale di coordinamento cui partecipa l’USR, come prevede il DA 4 4 11, possa organizzare una integrazione su scala regionale delle varie sedi universitarie sulla base di un progetto culturale e pedagogico di ampio spettro..

Silvia Kanizsa (U. Milano Bicocca)
Rilevato come al Nord le prospettive occupazionali siano molto buone, mette in rilievo alcuni importanti problemi organizzativi e pedagogici oltre che di equità. Sussistono ad esempio problematiche specifiche come la pressione degli insegnanti precari –sostenuti da alcuni sindacati- per essere esonerati dalle prove di accesso e dalle ore di tirocinio formativo attivo.

Gabriele Boselli (USR Bologna) fa riferimento alla l. 244/7, al d 249/10 e la DA 4/4/11 e rileva come L’USR intenda impegnarsi fortemente sull’argomento, specie sul fattore del tirocinio, secondo criteri interistituzionali di reciprocità, nell’alternanza delle disposizioni asimmetriche.
Oggi, nell’università come nella scuola, le varie discipline perdono o acquistano rilevo principalmente su base quantitativa e si formano nuove improprie gerarchie della conoscenza, spesso senza una visione d’insieme. Tale riassetto dei saperi richiede una riconsiderazione epistemologica e filosofico-pedagogica di profondo respiro. Si tratta anche di interrogarsi sulla comune missione dell'università e delle scuole che nella formazione dello studente la precedono, riportandola sulla scia di luce di tremila anni di cultura occidentale. Dalla scuola dell'infanzia all'università, occorrono insegnanti che siano soprattutto Maestri.
La formazione dei docenti va intenzionalizzata alla intera persona dei corsisti e all’intero fronte dei saperi dell'Intero (discipline).
Lo scopo comune è quello di formare un docente colto, scientificamente informato, curioso, pensante, capace di significative relazioni culturale e umane con colleghi e alunni e di prendersi sinceramente cura degli altri.
Va formata in lui la capacità di infondere agli altri fiducia e di sperare.

I lavori si concludono con l’intervento del Magnifico Rettore dell’università di Bologna Ivano Dionigi, il quale rileva come il tema interpelli tutti sul senso fondazionale della scuola e dell’università, sulla “permanenza del classico” insieme alle nuove costellazioni scientifiche e sulla missione pedagogica.
Rileva come le facoltà umanistiche siano quelle che più hanno concorso a elevare le quotazioni dell’università italiana nelle classifiche internazionali e si dice convinto che l’alta qualità generale si tradurrà anche in una qualità altrettanto alta della formazione iniziale dei nuovi docenti.


Sezione: Novità
Sottosezione: Seminari e Convegni
Scritto da: gb
Inserito il: 15/05/2011

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20/02/2019
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