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Sezione Novità


Esami 2011 scuola secondaria I grado
Tranquillamente contestabili riflessioni e suggerimenti di un ispettore a presidenti e membri delle commissioni, finalizzati a realizzare con l’esame un momento educativo utile al futuro dei soggetti in formazione come alla scuola stessa.





di Gabriele Boselli, alias gbose@email.it


Propongo anche quest’anno alla cortese attenzione dei commissari d’esame alcune riflessioni e informali raccomandazioni relative all’argomento, nella convinzione del valore dell’esame per la scuola e per l’alunno, considerato quest’ultimo sia sotto il profilo dell’istruzione (discipline) che sotto quello più ampio dell’ educazione (persona, vita di relazione, maturazione complessiva e, soprattutto, disposizione generale alla conoscenza).
Va innanzitutto ricordato un principio: la valutazione, più ancora che riconoscimento intersoggettivo del presente, è delineazione del futuro del ragazzo, suggerimento di identità, costruzione della fiducia dell'alunno in se stesso e dell'ulteriore sua apertura al conoscere.

Novità e consolidamenti

Doppia prova per lingue straniere

---La CM 46 del 26/5/2011 -molto contestata a livello nazionale soprattutto per l'intempestività della sua uscita al 26 maggio- indica l'opportunità che per ciascuna delle due lingue straniere si disponga l’effettuazione di due distinte prove scritte, con valutazione finale espressa secondo la media aritmetica. Questo anche se il Collegio dei docenti avesse già da tempo deciso diversamente.
Vi sono due possibilità, entrambe ammissibili stando alle indicazioni romane: valutare distintamente le due lingue straniere e dividere per 7 (voto di ammissione, italiano, matematica, inglese, II lingua comunitaria, prova nazionale e colloquio) oppure calcolare la media delle valutazioni delle due prove di lingue comunitarie e dividere per 6).
Ad avviso di chi scrive la I ipotesi non è consigliabile e potrebbe essere contestata in quanto finisce con l’assegnare all’ insegnamento delle lingue straniere un peso maggiore di quanto avverrebbe con chi ha scelto l’inglese potenziato e pertanto vi sarebbe disparità di trattamento. Inoltre si conferirebbe all'insegnamento di lingua straniera una rilevanza doppia rispetto alle altre discipline.
E’ comunque opportuno che la scelta sia condivisa almeno a livello di istituto , se non di provincia.

Voti

L'esito dell'esame di Stato conclusivo del primo ciclo “è espresso con valutazione complessiva in decimi e illustrato con una certificazione analitica dei traguardi di competenza e del livello globale di maturazione raggiunti dall’alunno; conseguono il diploma gli studenti che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi”. “A coloro che conseguono un punteggio di dieci decimi può essere assegnata la lode da parte della Commissione esaminatrice con decisione assunta all’unanimità”.
All’esito dell’esame di Stato concorrono gli esiti delle prove scritte e orali, ivi compresa la prova nazionale INVALSI, e il giudizio di idoneità all’ammissione.
L’ammissione all’esame va effettuata con un voto intero. Ciascun insegnante dovrà produrre nella propria disciplina un voto intero. Ogni disciplina raggiungerà il 6 oltre naturalmente al 6 in condotta.
Si arrotonderà solo il voto finale di ammissione; se proviene da una valutazione intermedia sarà arrotondato in difetto o in eccesso a seconda dell’intero più vicino. Comunque il voto di ammissione non è la media dei voti perché prevede la valutazione di tutto l’anno scolastico e una volta individuato non si può più cambiare.
Il voto finale “è costituito dalla media dei voti in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità, arrotondata all’unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5”

Valutazione e certificazione

---Il rapporto fra valutazione disciplinare e certificazione delle competenze è influente ma non deterministico né condizionante, in quanto la prima si riferisce al conoscere nella sua interezza mentre la seconda coglie solo alcuni aspetti pragmatici.

Prova nazionale INVALSI

---La prova nazionale curata dall’INVALSI è al secondo anno di attuazione (avrà luogo il 20 giugno p.v.) e si può anch’essa affrontare tranquillamente, pur con ogni attenzione, sia per sfruttarne tutte le possibilità, che per evitare alcuni rischi. Tra le prime, quello di rappresentare un momento di “prova” comune a tutti gli alunni d’Italia, evitando la totale autorefenzialità valutativa delle scuole; tra i secondi, la possibile sovra-considerazione dei suoi risultati in funzione di una supposta “oggettività”. La sapienza tradizionale degli insegnanti italiani saprà certamente far sì che questa sia una parte diligentemente attuata e calibratamente costitutiva della valutazione generale; nell’esame però giocheranno un ruolo essenziale aspetti che strutturalmente non possono entrare in prove standardizzate, ovvero le espressioni del pensiero critico e creativo.


“Peso” valutativo dell’esame

La valutazione è costituita dal percorso scolastico triennale che si addenserà nel giudizio e dalla valutazione emergente dalle prove d’esame. L’esito delle prove integra l’andamento complessivo del triennio e in particolare dell’ultimo anno.

Prove scritte

- Si raccomanda la collegialità (intersoggettività) nella correzione delle prove.
- Cercare ovunque di assecondare le differenti e diverse possibilità dei ragazzi partendo da impegni accessibili a tutti con prove “flessibili” ovvero congegnate in modo tale che almeno una parte possa essere assolta da tutti. Per gli alunni stranieri è ammessa, ove necessaria e possibile, la presenza di un traduttore (ma non le prove differenziate).
- Privilegiare tra i criteri d’esame, e non solo nella prova di lingua italiana, l’articolazione del discorso, la ricchezza e la proprietà del linguaggio, la capacità di connettere discorsi ed esperienze, sia didattiche che ordinarie.
- Concentrare gli sforzi sulla lingua italiana, materia in cui tutti gli insegnanti, indipendentemente dalla disciplina affidata, devono sentirsi primariamente impegnati.

Bocciature

Nella scuola dell’obbligo la bocciatura può in linea teorica comunque avvenire ma solo se se rispondente ai seguenti criteri e comunque in casi del tutto eccezionali:
-gravi insufficienze in quasi tutte le discipline,
-non rispondenza alle comprovate e legalmente documentabili azioni di recupero messe in atto dalla scuola, sì che la non rispondenza sia imputabile a incorreggibile disinteresse del soggetto,
-comportamenti inadeguati persistenti nel tempo, e mancanza anche in sede di esame di segni di svolta
-la decisione, dettagliatamente motivata e argomentata, va assunta a maggioranza dalla sottocommissione tenendo altresì conto della valutazione espressa dagli insegnanti e dei giudizi definiti dal consiglio di classe
-deve essere presente nel dispositivo un impegno preciso della scuola nel percorso futuro dell’educazione e dell’istruzione del ragazzo.

Se durante l’anno la frequenza del ragazzo è stata inferiore al minimo ma le cause sono ritenute giustificanti, l’ammissione all’esame va disposta.

Alunni diversamente abili

- Prestare attenzione ai soggetti in situazione di handicap sia nelle prove previste per la classe (augurabilmente la quasi totalità), sia, eccezionalmente, nelle prove differenziate e finalizzate al rilascio dell’attestato di credito formativo (OM 90 del 2001).
- Nelle prove scritte e nel colloquio si cercherà anche di mettere in rilievo le diverse abilità di cui spesso questi soggetti sono detentori e che le didattiche troppo centrate sugli obiettivi della programmazione non di rado portano a trascurare.
- Anche l’esame costituisce un momento di orientamento e di consolidamento (e/o miglior taratura) dell’autostima del ragazzo e delle sue capacità di affrontare in relativa autonomia il futuro.

Consigli generali

Si curi che le procedure e le indicazioni pedagogiche previste dalla normativa siano rispettate; in particolare:
- regolare svolgimento delle riunioni preliminari
- considerazione del POF d’istituto come scenario teleologico locale
-motivare i criteri di valutazione sia per gli scritti che per il colloquio
- Mantenere coerenza tra il percorso scolastico svolto e l’impostazione dell’esame. Questo non significa completa sovrapponibilità tra l’esame come è stato preparato e l’esame come si svolge, che nella sua libera e interrelata colloquialità può ben toccare in termini generali anche altri argomenti, non tanto per verificare il possesso di contenuti quanto per indagare la disposizione generale al conoscere, vedere se il ragazzo si è ha provato attrattiva e si è "messo in moto" verso il sapere.
- Impostare il colloquio come un vero inter-rogare, un chiedersi-tra in cui ci si attende di migliorare la conoscenza reciproca e anche di apprendere qualcosa. Chi attende nulla, nulla ottiene. Capita qualche volta che nel giorno dell’esame si scoprano aspetti del ragazzo che nell’ordinaria vita scolastica erano sfuggiti.
- Focalizzare le inter-rogazioni, come le prove scritte, sugli aspetti davvero essenziali dell’istruzione: si cercherà soprattutto di capire se il ragazzo abbia appreso l’amore per la lettura e il gusto della scrittura, oltre che le conoscenze essenziali, ovvero generative del pensiero logico- matematico e scientifico.
- Adoperarsi affinché gli alunni possano congedarsi con un buon ricordo dei loro insegnanti, con ricordi significativi, orientanti, rassicuranti intorno all’avvenire.

Il Presidente

l Presidente sappia dunque essere ospite garbatamente "indiscreto", capace di vedere i limiti e valorizzare i pregi del lavoro che i docenti hanno svolto nel triennio; sappia trasmettere ai docenti elementi di autocritica come di orgoglio per la qualità non tanto dei risultati (dovuti in gran parte a una molteplicità di fattori esterni) quanto per la qualità dello studio e dell'impegno.

Conclusione

L’esame di Stato non ha come oggetto di ricerca solo l’alunno ma anche la scuola nella sua capacità/incapacità di comunicare cultura e di proporre educazione. Può rappresentare un importante momento di valutazione/autovalutazione della scuola, un motivo in più per credere nel suo valore e nell’importanza della sua missione.
L’esame costituisce dunque un momento di crescita dell’autoconsiderazione dei docenti come persone incaricate di una missione importante per altre persone e per la società. Un evento in cui gli insegnanti si possono sentire valorizzati anche da un Presidente “terzo”, in quanto non è il loro dirigente abituale.


Sezione: Novità
Sottosezione: Riforma
Scritto da: Gabriele Boselli
Inserito il: 31/05/2011

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21/05/2019
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