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Sezione Didattica


Parole in viaggio, viaggio fra le parole per la Scuola
Un progetto di didattica Italiano L2 e la sua attuazione nelle scuole di Parma



di Maurizio Dossena e Camilla Zerbini


Scelte dinamiche a cantiere-Scuola aperto

Le importanti e cogenti dinamiche connesse con l’apprendimento della lingua italiana da parte degli studenti stranieri sono in condizione di suscitare – di pari passo con le risultanze varie degli effetti pratici della didattica ad hoc – anche opportunità e forme di insegnamento e di progettazione le quali, nella loro multiformità e flessibilità, si prestano a ottenere effetti di miglior qualità e di più pronte acquisizioni: la presente situazione di lento ma graduale sviluppo dei curricoli e delle relative indicazioni nazionali si dispongono infatti a valorizzare l’intera gamma di teorie curricolari e di modelli didattici che le scuole di pedagogia mettono a disposizione, in un adeguato e non casuale intreccio fra approcci euristici, olistici, personalizzanti, funzionalistici, ecc… (1)
A questo riguardo è stato studiato e sperimentato in diverse scuole del I ciclo di Parma e provincia un particolare progetto, dal significativo e stimolante titolo “Parole in viaggio”, basato sull’utilizzo dei testi di noti brani musicali contemporanei ( o, comunque, moderni ) – con la loro ovvia capacità di impatto sui giovanissimi – quale riferimento laboratoriale per l’apprendimento dell’Italiano da parte degli studenti stranieri.
Il Progetto reca il sigillo accademico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, con particolare riferimento all’elaborazione e diffusione da parte del Prof. Fabio Caon (2), ed è scaturito dall’attuazione in loco del Progetto ELLE Emergenza Linguistica, avendo quale referente di progetto a livello provinciale la Prof.ssa Camilla Zerbini, Docente presso il Convitto Nazionale “Maria Luigia” di Parma e una delle Tutor provinciali di ELLE. E’ stata avviata un’intesa operativa fra l’Ufficio Scolastico Territoriale di Parma e il nucleo progettuale veneziano, con coinvolgimento organizzativo del Convitto “M.Luigia” e del Liceo Scientifico “Bertolucci”.
Il Progetto – come si diceva - nasce dalle indagini e dalle ricerche svolte in ambito nazionale e internazionale dal Laboratorio ITALS sulle potenzialità della canzone per facilitare l’apprendimento linguistico e l’educazione interculturale, al cui riguardo va tenuta anche presente l’attenzione specifica che sia il Ministero per gli Affari Esteri sia il MIUR hanno ripetutamente dimostrato di riservare a tale veicolo comunicativo; vi si prevedono laboratori linguistico-musicali in cui gli studenti non italofoni possono avere la possibilità di studiare lingua, aspetti della cultura ed eventualmente della letteratura italiana attraverso le canzoni, sulla base di presupposti didattici scientificamente accreditati. Il Progetto prevede altresì una fase di formazione dei docenti sull’uso delle canzoni e l’implementazione di un laboratorio linguistico basato sui testi musicali.
Gli obiettivi di fondo si possono così riassumere nella costruzione di un modello didattico-laboratoriale e organizzativo sperimentale che permetta di facilitare l’apprendimento della lingua e lo sviluppo di abilità interculturali attraverso la canzone, dando agli studenti un’occasione per poter socializzare e apprendere in modo attivo e piacevole attraverso un linguaggio di grande interesse e dalle provate potenzialità scientifiche; grazie, peraltro, alla realizzazione del modello sperimentale innovativo, si possono formare docenti esperti inseriti nel territorio, realizzare un modello didattico-formativo stabile e replicabile nel tempo e anche costruire nuove risorse umane e materiali in collaborazione con i docenti, per produrre materiali didattici ad uso della comunità.
Una scelta didattica di tal genere si colloca inevitabilmente ( e mirabilmente, possiamo senz’altro dire ) in un’ottica concreta e convinta – irrinunciabile, diciamo - di personalizzazione dell’insegnamento, al cui riguardo ci piace ricordare le precisazioni che ne fa Giuseppe Bertagna, secondo il quale , "se è vero che individua¬lizzazione significa impegno per dare a tutti lo stesso bagaglio di competenze nei percorsí formali di istruzione, sebbene in tempi, modi e condizioni diverse, adatte a ciascuno, occorre anche prendere atto che […] lo stesso utilizzo dei tempi, degli spazi e dei modi di apprendimento della scuola può, anzi deve, essere diverso a seconda delle esigenze e delle esperienze di ciascuno, [per cui] ‘personalizzazione' significa assicurare le condizioni organizzative, professionali e umane perchè questi processi di `individualizzazione' [siano] sempre ragionati, conosciuti e scelti da ogni studente, insieme alla sua fami¬glia, come arricchimento di sè e come condizione per integrarli in un personale progetto di vita" (3)
Ma tutto questo non può certo ridursi a mera intenzionalità genericamente impostata o velleitariamente prospettata, necessitando invece di progettualità pensata e curata, di laboratorialità provata in una sperimentazione attenta e verificata, proprio perchè, “una piena assunzione della centralità della persona dovrebbe condurre a impostare l'esperienza educativa attraverso trame progettuali [e non] avvolgen¬do la persona in schemi precostituiti [bensì in] una progettualità educativa lieve, aperta all'imprevisto”(4).
C’è da dire peraltro che tale progetto a Parma è pervenuto sì, con tutto il suo carattere di gagliarda novità (5), ma, da un lato ha trovato chi già aveva seminato in tal senso (6), dall’altro ha pescato pure in un contesto di ricerca didattica attento a sviluppi di tal genere, fin da quando, su coordinamento dell’Ufficio Scolastico, nella prima parte del decennio scorso ha lavorato un gruppo di ricerca-azione con la consulenza del Prof. Fabrizio Frasnedi dell’Università di Bologna, un lavoro di chiara impostazione linguistica avanzata e coraggiosa, ancorché scientificamente assai fondato (7).
Operazione complessivamente coraggiosa, dunque, e, d’altra parte, è materia questa in cui, o ci si dà un prudente coraggio fatto però di lavoro scientifico, costante, coerente e non improvvisato, oppure ci si rassegna a percorsi gambereschi o a essere sopraffatti dalle situazioni. Ha ragione Lorena Pirani quando afferma che l’inserimento scolastico degli alunni stranieri parla il linguaggio dell’azione interculturale, dinamica, pluriforme, a contatto e per effetto della quale “tutti si ritrovano cambiati” e indotti a ridisegnare i propri confini linguistici e culturali (8).
L’appagante abitudine a lavorare – in contesto parmense – con un ispettore-filosofo – soprattutto ispettore-maestro - quale è Gabriele Boselli, ce ne fa sempre apprezzare la visione a tutto tondo che egli ha delle esperienze innovative della Scuola, per cui non facciamo certo fatica a ritrovarci in quanto scrive a proposito della correlazione stessa fra progettazione e innovazione e delle condizioni essenziali per tale proficuo connubio: rigore scientifico e atteggiamento di ricerca, di acquisizione di nuovi modi di pensare e di praticare, in virtù dei quali “dalle autostrade della lingua-strumento ci si può pure allontanare per ritrovare sentieri antichissimi e renderli nuovi rivisitandoli con lo spirito del nostro tempo, oppure prenderne di totalmente nuovi [purché le modalità di lavoro siano] strettamente connesse al significato attribuito all’educare, alla scuola stessa.” (9). E’ certamente quanto sotteso al Progetto “Parole in viaggio”. Lo stesso Boselli così si esprime in uno dei suoi consueti preziosi strumenti di lavoro locale, nella fattispecie dedicato alle attività seminariali parmensi sul Progetto ELLE: “Come nel caso di Emma, anche in quello di Elle ci sono, a mio avviso, ben altre domande da porsi. Qual è l’essenza della lingua? Quali sono gli aspetti davvero essenziali della disciplina? Cosa succede durante le ore di insegnamento linguistico? Perchè gli studenti non vi si appassionerebbero? C’è per caso un’amministrazione dell’universo linguistico che uccide il piacere (il gusto del pensiero puro, pensante, della pura, indifferenziata, aprente capacità di conoscere) nel gioco della produzione linguistica? Come considerare gli “errori”? Come ripercorrere il cammino degli scrittori e dei poeti? Perché i giovani – fosse vero quel che dice OCSE-PISA - non vi arriverebbero che con gran fatica? Propongo alcune tesi, tratte in buona parte dal lavoro di un vecchio progetto sulla lingua italiana condotto in regione, con particolare impegno nelle province di Forlì-Cesena e Parma, con la supervisione di Fabrizio Frasnedi e pubblicato nel 2007. Essenzialmente, l’ipotesi su cui occorrerebbe lavorare è che la lingua non sia tanto uno strumento (lo è pure), quanto struttura costitutiva di noi stessi e del mondo così come questo è rappresentato dal soggetto; non siamo solo operatori di un dispositivo, noi siamo lingua, ne siamo continuamente generati e la generiamo di nuovo. La lingua è soggettività trascendentale, relazione di ogni forma dell’essere-in-relazione, suono che può vincere il rumore, luce che può forare le nebbie più caliginose; soprattutto, la lingua ci è madre, ne siamo nati.” (10). Si può ben immaginare che consigli di tale portata – e, soprattutto, di tale convinzione e coerenza – siano stati tenuti ben presenti in un lavoro linguistico a largo raggio.
Quanto poi alla dimensione operativa entro la quale si è collocata la ricerca-azione sottesa al Progetto “Parole in viaggio”, si è tenuto ben conto dell’orizzonte di vastità del fenomeno dell’immigrazione scolastica, con un indispensabile disincanto e con una conseguente apertura di attenzione a tutte le componenti sociali e culturali che il fenomeno in sè presenta e con quelle in specifico della realtà del territorio parmense e delle scuole variamente impegnate, concordando sul fatto che, come afferma il Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, “affrontare la questione della condizione della lingua italiana quando entra in contatto con le altre lingue e culture entro la nostra società, entro i confini dello Stato italiano, significa […] oggi guardare innanzitutto alle questioni poste dall'immigrazione straniera ai vari livelli di articolazione della società e alle diverse istituzioni, fra le quali emerge la scuola: la scuola, perchè è in essa che si misurano le tensioni per l'elaborazione attiva, vera, viva dei panorami della nuova cittadinanza, che si nutre dei diritti fondamentali all'espressione, alla crescita culturale e generalmente umana. Nella nostra civiltà ancora oggi questo è il senso dell'attività dell'istituzione scolastica: fornire gli strumenti per far sì che i diritti fondamen¬tali della persona (primo fra tutti quello all'espressione) siano effettivamente posseduti. E primari fra questi strumenti sono quelli simbolici: i linguaggi, le lingue.” (11). E ciò, allo scopo di “derivare una serie di riferimenti concettuali, o anche solo di linee-guida capaci di mettere in grado gli insegnanti di gestire le questioni linguistiche, culturali, sociali poste dalla presenza dei giovani e giovanissimi alunni provenienti da famiglie straniere: gestire le loro aspirazioni e i loro diritti allo sviluppo linguistico e culturale con una consapevolezza allargata, che pone la questione entro i rapporti fra le lingue-culture del mondo, da un lato, ed entro le scelte di politica linguistica nazionale, dall'altro.” (12).
“La parola racconta, costruisce l’esperienza e il futuro. E’ solo nelle parole che le cose diventano e sono”: è una consapevolezza come quella qui prospettata da Marina Seganti (13) - o in una molto simile - che è stato pensato e attuato a Parma il Progetto “Parole in viaggio”, di cui più oltre descriveremo le fasi.

L'acquisizione linguistica e culturale attraverso la canzone

Gli studi di psicologia motivazionale e di glottodidattica insistono sul valore della motivazione intrinseca, legata al piacere e alla curiosità come fattori essenziali per un apprendimento della lingua significativo, ossia profondo, stabile e duraturo (14) .
L’uso didattico della canzone in classe permette all’insegnante di agire su processi consci e inconsci nel medesimo tempo, integrando stimoli cognitivi con stimoli emotivi e affettivi che permettono, ad esempio, di riproporre l’ascolto o l’analisi sulla stessa canzone senza che questo lavoro diventi noioso, demotivante e, di conseguenza, poco significativo per l’acquisizione.

La canzone, d’altra parte, sviluppa trasversalmente (L1, L2, Ls) conoscenze “inconsce” e anche competenze “pregresse” che possono essere riprese dal docente, il quale, attraverso i testi delle canzoni, potrà dunque

• motivare gli studenti alla comparazione, alla rielaborazione critica
• creare una continuità tra le due esperienze di fruizione, legando, ad esempio, canzoni a poesie che trattano lo stesso tema
• stabilire relazioni di ordine diacronico tra le canzoni o tra canzoni e poesie
• stabilire “piste di indagine” della “letterarietà” dei testi articolate su più piani (contenutistico, retorico, ritmico, ecc.)
• lavorare con gli studenti utilizzando tecniche induttive e di scoperta autonoma, con attività che collochino lo studente al centro dell'attività.

Dinamiche stimolanti si presentano anche riguardo alle prospettive metodologiche e operative per queste particolari scelte di lavoro, per cui, attraverso la canzone, il docente potrà utilizzare modalità di lavoro differenziate (in gruppo, collaborative) e stratificate. Di più, la canzone può essere utilizzata in autoapprendimento; il fatto, cioè, che la canzone naturalmente si presti a vari ascolti e a diverse ripetizioni e che l’apprendimento del testo generi normalmente piacere, è sicuramente un vantaggio intrinseco di questo strumento; la canzone, poi, può favorire lo sviluppo in classe di dinamiche sociali positive, legate alla condivisione di interessi, di conoscenze, di passioni; essa favorisce la memorizzazione di fonemi, lessico, strutture: la caratteristica saliente dell’ascolto musicale è che si basa sulla reiterazione frequente del medesimo brano, connotando non solo l’esperienza scolastica, ma creando altresì situazioni di apprendimento“spontaneo”, privo, cioè, di un input eterodiretto o di un lavoro specifico sul piano linguistico da parte del docente (15).
Un lavoro capillare con le scuole, i docenti, gli studenti

Come si diceva in esordio, la diffusione a Parma di “Parole in viaggio” è stata come un fiore sbocciato nel giardino del Progetto ELLE, un’idea fra le idee, uno stimolo fra gli stimoli, un’occasione per un percorso avvincente quanto basta a uscire dalla routine del trasbordo linguistico e anche dalle secche di un’emergenza di cui magari non si è mai del tutto convinti: un’intesa fra UST e Staff di ELLE, quel tanto di spirito di avventura unito a un forte senso della scientificità metodologica – miscela assai adatta a un buon turbo! – e poi si è messo, non solo nero su bianco nei programmi di lavoro, ma anche bianco su nero nello stile di questo lavoro. E così Fabio Caon ha fatto la sua prima comparsa ( ma già, come abbiam detto, a Parma era una conoscenza ) al primo dei cinque seminari provinciali di ELLE e ha lanciato un messaggio che, diciamolo pure, è piaciuto subito. Sono stati poi programmati due specifici incontri con docenti ( presso il Liceo Scientifico “Bertolucci” e presso il Convitto Nazionale “Maria Luigia” ) sulla base di adesione volontaria - un’adesione che è stata ben di più di quanto si potesse pensare e sperare -, nei quali il Prof.Caon ha cominciato a entrare, con la sua consueta passionale metodicità e convincente professionalità, nel vivo delle linee metodologiche dell’utilizzo del mezzo musicale per l’apprendimento di Italiano L2. Nel contempo, la Prof.ssa Camilla Zerbini, Referente locale del progetto e una delle Tutor provinciali di ELLE, e il Prof.Adriano Monica, Referente provinciale presso l’UST per l’integrazione e la partecipazione e grande esperto di tecnologie multimediali per l’apprendimento, hanno cominciato un intenso e fruttuoso percorso laboratoriale: attività linguistico-musicali per Camilla Zerbini, presso il Convitto “M.Luigia” e gli II.CC. “Albertelli-Newton” e “Ferrari” del capoluogo, nonché quelli di Sala Baganza e di Busseto ( qui anche in laboratorio ITA L2 con i ragazzi stranieri ); Adriano Monica, sulla linea di lavoro dai testi alla musica alla LIM.
Di più, tutto questo ha portato a dar consistenza a una parte del lavoro di ELLE in diretto coinvolgimento degli stessi studenti, che hanno fatto la loro comparsa anche al quinto e ultimo seminario di ELLE, alla presenza dell’Ispettore Cerini.
Gran finale – ma finale solo per il 2010-11! –, una “lezione concerto”, presso la prestigiosa “Casa della Musica” di Parma, alla presenza di gran numero di docenti e studenti, ove Fabio Caon – nella sua duplice veste di accademico e di cantautore, con il suo gruppo musicale - ha consentito a tutti una vera e propria full immersion di metodologia musicale – peraltro doverosamente dedicata a un ricco…compleanno per l’Italia Unita! –

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All’UST ci si è creduto e si è fatto molto bene, anche con non facile reperimento di risorse; non sono mancate anche altre alleanze, quali, ad esempio, il collegamento con il Progetto “Scuole e Culture nel Mondo” del Comune di Parma e di “Parmainfanzia”, quale anche la consulenza della Prof.ssa Stefania Ferrari dell’Università di Modena-Reggio Emilia.
Scelte dinamiche a cantiere aperto, si diceva all’inizio: proprio così, in una fase in cui la Scuola del I ciclo cerca la quadra fra essenzializzazione e armonizzazione e cerca un senso per l’innovazione, un lavoro di tal genere dimostra che le bocce non sono ferme e che, unendo professionalità, rigore scientifico e freschezza di movimenti, si può fare un percorso con frutti veri e piacevoli. Si intende proseguire, certo, a Parma e altrove ( ci son già impegni ); diciamo pure che questa équipe, con le persone e le idee che abbiamo descritto, rimane disponibile a diffondere proposte laboratoriali su tale lunghezza d’onda, a Parma e altrove.
Del resto, sono…”parole in viaggio”!





1. Vèdasi, al riguardo, l’ampia panoramica e contestualizzazione che ne fa Italo FIORIN nel suo contributo Programmi, Indicazioni Nazionali, Curricolo, in Dalle Indicazioni al Curricolo, a cura di G.Cerini, U.S.R. E/R e ANSAS ex.IRRE E/R, Ed.Tecnodid, NA 2011, pagg.63 sgg. Nella medesima silloge di sussidi didattici è Giancarlo Cerini a fornirci una comparazione di opportunità e potenzialità di lavoro a livello di Indicazioni per il Curricolo ( dal 2004 al 2007 ), a supporto della quale egli ben sottolinea quanto importante sia “riscoprir(n)e le funzioni di una prima alfabetizzazione sicura, senza trascurare la (sua) vocazione all’inclusione, alla socialità, alla costruzione dell’identità [senza ritornare] a un’idea povera […ma piuttosto a] un apprendimento sicuro di competenze di base (linguistiche, logiche, comunicative, sociali, ermeneutiche, creative)[che] richiede la riscoperta delle discipline, del loro valore formativo, anche attraverso un modo intelligente di farle amare ai ragazzi.” ( Dalle Indicazioni al Curricolo, cit., pag.20 ).
2. Del medesimo è dato cogliere, in primis il diretto riferimento al Progetto qui trattato, in F.CAON, Parole in viaggio, Ed.Guerra, PG 2010; inoltre, le argomentazioni metodologiche di tale percorso didattico anche in Le lingue dell’Educazione in un mondo senza frontiere, a cura di M.Mezzadri, Atti del 1° Convegno della DILLE (Soc.Ital.di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa), Parma, 13.11.2009, Ed.Guerra, PG 2010 ( F.CAON, Apprendere l’Italiano L2 attraverso i sensi, pagg.119 sgg.)
3. G.BERTAGNA, Al servizio della personalizzazione, sito www.cisem.it. Vèdasi, in proposito, la riflessione e l’utilizzo che fa di questi spunti Gianni BALDUZZI, Parole, ieri e oggi, in Idea di Persona, a cura di A.Melucci e M.Seganti, USR e IRRE E/R, Ed.Tecnodid, NA 2007, pag.45 sgg. Il medesimo, nello stesso contributo qui citato, precisa il rapporto fra talune teorie dell’apprendimento e le conseguenze metodologico-didattiche e, a proposito della ricostruzione del campo percettivo, precisa come essa sia “il tipo di apprendimento delineato dalla teoria della gestalt, secondo la quale le nostre conoscenze avvengono attraverso una costante ricostruzione del nostro campo percettivo, poiché il senso delle immagini cambia in rela¬zione a ciò che noi consideriamo figura ( cioè elemento che viene messo in risalto ) e a ciò che consideriamo sfondo. E’ il tipo di teoria che può essere messa in relazione con l'attività di ricerca, sia d'ambiente (certamente molto gettonata, almeno un tempo), sia di altri tipi, perchè, in relazione a ciò che si ricerca, vanno analizzati fonti, oggetti, materiali diversi, selezionando ciò che è pertinente al compito da ciò che non lo è.” ( ibid., pag.51 ).
4. Così Agostina MELUCCI in Idea di Persona cit., pag.120.
5. Nella lezione-concerto che ha concluso le diverse settimane di attuazione in diverse scuole della provincia, Maurizio Dossena, Referente dell’UST di Parma per la formazione, l’attuazione della riforma e la ricerca didattica, l’ha, con giusta enfasi, definito “un vento che ha scosso la tranquilla vita progettuale!”
6. Il Prof.Caon, dell’Università Ca’Foscari, nella città ducale ha da tempo una rete di consulenze progettuali e anche la Prof.ssa Camilla Zerbini aveva messo già in atto attività di sperimentazione in tale direzione.
7. Vèdasi, quale documentazione di tale lavoro parmense, la silloge Lingua Italiana, Seminari di approfondimento sull’approccio alla lingua italiana, PR Scuola “Cocconi” 31 gennaio-13 febbraio 2008, a cura di Laura Longhi, introduzione di M.Dossena, con contributi di G.Boselli, R.M.Bellarmino, M.Cotti, L.Longhi, A.Maghei Murcio, M.A.Petrillo Ciucci, L.Pirani, E.Zuin. Di F.Frasnedi riteniamo di poter opportunamente qui riproporre l’osservazione secondo cui “quando la lettura, la scrittura, la conversazione e l'argomentazione sono esplorazioni reali degli altrove possibili, allora la pratica linguistica diviene, insieme, archeologia preziosa e fecondo slancio innovati¬vo: la lingua, come ci eravamo proposti, parla il linguaggio della vita, e la vita si fa col farsi e innovarsi dei nostri discorsi. Per questo, appunto, il terreno delle pratiche lin¬guistiche, se percorso in modo creativo, è, per eccellenza, quello della crescita e, anco¬ra meglio, l'approdo introvabile di tutte le vie che cercavano il segreto della vita: dall'inseguimento della fonte d'eterna giovinezza […]” ( F.FRASNEDI, Un prologo in tre stazioni, per cominciare, in Lingua Italiana, Ricerca sul curricolo e innovazione didattica, a cura di G.Boselli e F.Frasnedi, USR e IRRE E/R, Ed.Tecnodid, NA 2007, pag.41, con interessanti riferimenti a “un viaggio che non ha mai fine, sempre sulla traccia di mappe e tracciati che ci insegnano di che vita vivono le lingue che parliamo, ma, e soprattutto, che ci fanno capire che cosa significhi vivere parlando”: questo “il nostro prattein nella dimensione della lingua […]” ( ibid.)
8. L.PIRANI, Chi ha paura del bilinguismo?, in Lingua Italiana, Ricerca sul curricolo e innovazione didattica, cit., pag.86.
9. in Lingua Italiana, Ricerca sul curricolo e innovazione didattica, cit., pag.11.
10. G.BOSELLI, Gli ordini del post-alfabeto: dopo EMMA, ELLE, dalla cultura dell’emergenza alla ricerca dell’essenziale, Materiali per i seminari provinciali ELLE di Parma.
11. M.VEDOVELLI, L’Italiano diffuso fra gli stranieri problemi, sfide, prospettive, in Le lingue dell’Educazione in un mondo senza frontiere, cit., pagg.21-22.
12. Ibid., pag.22.
13. M.SEGANTI, La cura del soggetto e del conoscere, in Idea di Persona cit., pag.92.
14. G.FREDDI, Italiano Lingua seconda. Fondamenti e metodi, Ed.UTET Libreria, TO 1994.
15. Per una bibliografia essenziale su tali prospettive di metodologia didattica, possono essere utili i seguenti riferimenti: P.E.BALBONI, Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, UTET Libreria, T0 2002; P.E.BALBONI, Imparare le lingue straniere, Ed.Marsilio, VE 2008; F.CAON–S.RUTKA, La lingua in gioco, Ed.Guerra, PG 2004; F.CAON–V.ONGINI, L'intercultura nel pallone. Italiano L2 e integrazione attraverso il gioco del calcio, Ed.Sinnos, RM 2008; F.CAON, Insegnare italiano nelle classi ad abilità differenziate, Ed.Guerra, PG 2006; M.DANESI, Il cervello in aula, Neurolinguistica e didattica delle lingue, Ed.Guerra, PG 1998; M.C. LUISE (a cura di), Italiano Lingua seconda. Fondamenti e metodi, Ed.Guerra, PG 2003.



Maurizio DOSSENA, Dirigente Scolastico, Referente presso l’UST di Parma per la Formazione e il supporto
all’Autonomia e alla Ricerca Didattica

Camilla ZERBINI, Docente di Materie Letterarie presso la Sc.Sec.di I gr. del Convitto Nazionale
“Maria Luigia” di Parma






Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Maurizio Dossena e Camilla Zerbini
Inserito il: 08/07/2011

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20/02/2019
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