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Sezione Didattica


L’ANIMAZIONE ALLA LETTURA NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
Incontri sul tema con insegnanti e genitori




di Lorella Zauli

La lettura viene da molto lontano e al tempo stesso porta molto lontano, sia nello spazio sia nel tempo. Lontano aveva forse visto Socrate, quando criticò appassionatamente la diffusione della lingua scritta, difendendo strenuamente la cultura orale e affermando che lingua scritta è immobile e muta, distrugge la memoria e può far perdere il controllo sul linguaggio? Dobbiamo chiaramente ringraziare la Storia, inizialmente per mano di Platone, se le sue opinioni sono state smentite e se a noi è stato tramandato il suo pensiero, così come quello dei successivi duemilacinquecento anni e se possiamo ancora tramandare saperi e opere d’ingegno, che altri leggeranno dopo di noi. Tuttavia, rilette a distanza di millenni, nel cuore della globalizzazione e del mondo digitale, le sue obiezioni acquistano un valore profetico e ci mettono in guardia dalla simultaneità dell’informazione sempre a portata di mano, poiché, come afferma anche Gian Luigi Beccaria, “una società funziona quando le persone sono capaci di riflettere sul senso delle parole che sentono, leggono, usano, e sul conseguente senso del proprio operare: il che si impara anche dal molto leggere, che ci fa meditare sui casi della vita, sul destino dell’uomo di oggi e di ieri, su quanto insomma di noi stessi è depositato, svolto, analizzato nei libri... nel tempo della velocità e della simultaneità imperanti l’indugio del leggere, lento e distanziante, permette ancora di maturare una coscienza critica, di trarre barlumi di razionalità dalle parole del passato e del presente, di riconoscere il movimento delle cose, di formulare giudizi sul mondo” .
Per riflettere sulla lettura, partiamo dunque dall’origine etimologica del verbo “leggere”. Esso deriva dal latino lěgere (di derivazione indoeuropea), passato oscuramente dal significato di raccogliere a quello di leggere, forse attraverso un uso politico e liturgico. Si può risalire a un lěgere ŏculis = raccogliere (le lettere di uno scritto) con gli occhi. Al giorno d’oggi si sono mantenuti diversi significati:
- Riconoscere dai segni della scrittura le parole e comprenderne il significato
- Dedicarsi alla lettura, studiare
- Interpretare certi segni convenzionali o naturali (es. la mano)
- Interpretare uno scritto, un passo (leggere la musica)
- Intuire i pensieri o le opinioni di qualcuno = leggo il dolore sul tuo volto
- Insegnare (da una cattedra) = leggere filosofia all’università (arc.)
- Fornire una determinata lezione = il codice laurenziano legge un certo passo diversamente dal codice vaticano.

E’ possibile, dunque, partendo da questi presupposti e dall’importanza che vi attribuiscono linguisti, romanzieri, scienziati, psicologi, istituzioni, circolari ministeriali , trarre insegnamenti validi per un buon approccio al libro e alla lettura, anche e in modo particolare nella scuola dell’infanzia? Sono convinta di sì ed è da qui che siamo partite per una riflessione comune, con incontri dedicati all’animazione alla lettura che hanno coinvolto gli insegnanti e, in un paio di occasioni, anche i genitori. Non si è trattato di un passaggio di informazioni o di un vademecum per l’insegnante, ma di una serie di spunti e di ragionamenti che sono stati oggetto di ponderazione, di condivisione e a volte di motivato dissenso, perché nessuno di noi ha la pretesa di avere in tasca la verità, cosa di cui invece erano convinti gli agelasti, certi che essa fosse evidente, che tutti gli uomini dovessero pensare la stessa cosa e che loro stessi fossero esattamente ciò che pensavano di essere .
Dagli incontri sono scaturiti pensieri che hanno toccato le corde prima di tutto di noi in quanto adulti-lettori più o meno forti e solo in seconda battuta di noi in quanto insegnanti-lettori e narratori di storie. D’altra parte il nostro interesse personale, prima che professionale, per il libro si trasmette su chi ci sta intorno, lascia segnali tangibili e tracce permanenti. Gli insegnanti sono importantissimi come modelli. I bambini osservano il loro comportamento, il linguaggio non verbale, il loro approccio al libro, il rispetto per i libri come oggetti di valore. Al di là delle attività che si possono collegare alla lettura di un libro, è bene che la lettura non venga confinata al dovere, ma venga vissuta come un piacere. La rielaborazione grafica in seguito alla lettura di un libro, tanto per fare un esempio concreto, rischia, se troppo frequente e sistematica, di sottrarre piacere e leggerezza sia alla lettura sia al disegno. Quindi sì alle richieste di disegno ai bambini dopo la lettura, ma solo se non ne costituiscono la regola: “Maestra, non dobbiamo fare il disegno, dopo, vero?” Domanda spiazzante e meritevole di approfondite riflessioni. Meglio sarebbe, forse, lasciare al momento della lettura la magia del puro ascolto e, quando si desidera una successiva rielaborazione grafica, informarne prima i bambini…
La letteratura per l’infanzia offre innumerevoli spunti e occasioni, dalle fiabe classiche alle storie più moderne. L’editoria si è inoltre arricchita di forme e colori incantevoli e di accattivanti libri tridimensionali. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Senza entrare nello specifico, direi che prima di tutto un libro un libro deve piacere a chi lo legge; leggerlo perché altri ne hanno consigliato l’uso non ne garantisce il risultato. Quale risultato, poi… Spesso rimaniamo affezionati ad alcuni libri che, a vario titolo, hanno avuto per noi, per gli alunni che abbiamo avuto o per una determinata classe un particolare significato e che non sempre sono dei classici della letteratura (mai dimenticherò, ad esempio, “Brucoverde”, il primo libro letto a una sezione di 4 anni nel mio primo giorno di lavoro, ormai cinque lustri orsono, e trovato nella piccola biblioteca a portata di bambini).
Agli incontri si è parlato dei capolavori della letteratura per l’infanzia, da “Pinocchio” di Collodi, 36 capitoli, quindi 36 giorni (se si prevede di leggerne un capitolo al giorno) di vera poesia, a “Cipì” di Mario Lodi, che nel 2011 ha festeggiato 50 anni. E poi storie tenere, libri pop up, libri di sole immagini, fiabe e favole, senza dimenticare la letteratura umoristica, perché ridere fa bene alla salute di grandi e piccini e perché rime, allitterazioni e figure retoriche in essi presenti sono un eccellente supporto all’apprendimento del linguaggio e allora via con “Il mostro peloso” o con “Chi me l’ha fatta in testa?”
Ho chiesto alle insegnanti di indicarmi un libro cha amano leggere ai bambini e di spiegarne il perché: non facile, spesso la scelta di un libro non è razionale, esce dalla pancia piuttosto che dalla testa, un po’ come avviene con l’innamoramento.
Abbiamo poi parlato di attività legate alla lettura da proporre ai bambini, varie, diversificate, meritevoli, ricordandoci però di proporle con leggerezza e levità, affinché non facciano perdere il gusto e il piacere della lettura. Ad adulti che hanno appreso a compiere un’impeccabile analisi testuale ma che non amano leggere preferisco appassionati lettori che magari non sanno ricostruire con esattezza la successione degli eventi o le dinamiche sottese, ma che vivono le storie narrate, fanno tesoro delle emozioni che in loro suscitano e da esse partono per personali elaborazioni e successive, sconfinate ulteriori letture. Hanno fame di storie e di narrazioni e non devono insegnare ad altri l’amore per il libro o l’animazione alla lettura (l’amore non lo si insegna), poiché esso sgorga naturalmente e naturalmente si propaga, come l’acqua senza gli argini. Dubito poi che un lettore appassionato e costante non sia in grado di produrre delle discrete e sufficientemente articolate analisi testuali, qualora gli venissero richieste. Via libera, dunque, alla lettura ai bambini di quello che più ci piace, ci entusiasma, ci diverte, sempreché, è ovvio, i contenuti siano adatti alla fascia d’età. Leggere un libro solo perché a un corso di formazione ci hanno detto che è pedagogicamente valido, perché la collega ci ha raccontato di avere con esso catturato l’attenzione del grande gruppo o, peggio ancora, perché in una guida didattica esso è associato a una attività inconsueta e attraente, che non vediamo l’ora di sperimentare, non solo non è garanzia di riuscita, ma rischia di snaturare il vero significato del piacere di leggere, per noi adulti e per i bambini che ci ascoltano. Delle storie a puntate a seguito delle quali i bambini devono rielaborare graficamente il brano quotidiano si ricorderanno in futuro le emozioni provate, la poeticità dei passaggi e l’immedesimazione nel protagonista o piuttosto il disegno dovuto o la richiesta dell’insegnante? Non ho risposte sicure, bensì la ragionevole certezza che ciascuno rielaborerà ciò che ha ascoltato nella modalità che più gli si addice, che può essere iconica, motoria, musicale, verbale o diversamente sedimentata, a seconda del proprio vissuto interiore e delle proprie inclinazioni.
Non si pensi infine che sia lodevole e necessaria una lettura quotidiana, del tipo “Un libro al giorno leva il medico di torno”. Sebbene abbia sempre amato i libri, sono convinta che neanche la lettura dell’adulto, tanto in classe quanto fra le pareti domestiche, debba essere confinata all’imperativo categorico del dovere a tutti i costi. Ci sono giornate storte o umorali che ne rovinerebbero l’incanto. I libri non hanno, come i medicinali, controindicazioni, effetti collaterali o sovradosaggi, ma vanno “assunti” con la consapevolezza del loro valore e della loro preziosità. Ben vengano, quindi, giornate con e senza libri, nell’attesa e nel presagio del domani.

Forlì, ottobre 2012












Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Lorella Zauli
Inserito il: 12/10/2012

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21/05/2019
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