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Poesia: oltre la realtà, lo stupore del reale
introduzione al convegno "Poesia e Arte:Esperienze rapprese in pensieri", Parma, 20 10 2012

di Gabriele Boselli

Le prose (quelle buone, non le chiacchiere scritte) nascono da un’idea e s’incontrano con la realtà ovvero il reale così come possibile da comprendersi nella cultura di appartenenza e secondo le possibilità e i limiti del soggetto. La prosa accompagna la quotidianità, l’ordinario; declina la scienza, l’economia, i saperi della sopravvivenza. La prosa rassicura sul passato, il presente, il futuro. E’ il mondo nei limiti della semplice ragione, anche quando verte su eventi drammatici e per parte rilevante ignoti.
Quando non sia esposizione di certezze (saremmo allora alla follia grigia) e usi anche il congiuntivo e il condizionale, la prosa affronta anche l’incerto con sicurezza, la sicurezza che le viene dall’esperienza, dalla consuetudine e dalle categorie del pensiero. Inquadra il reale nei limiti della sua realtà di pensiero ovvero di percepibilità secondo spazio, tempo e tutte le categorie sintattiche.
La prosa non procede a caso, i suoi passi hanno degli obiettivi coerenti e realistici, mai gratuiti; possono essere insensati e lo sono il più delle volte, ma appaiono univocamente intenzionali e sempre in vista di qualcosa di preciso e ben determinato.
La prosa è acquisizione, manipolazione più o meno intenzionale e interessato trasferimento dati. Il prosatore non può stupirsi di nulla poiché vede solo quello che è preparato ad apprendere e mettere in pratica.
La prosa è stereotipia, tediosa ripetizione dell’uguale; è pensiero amministrante. Aiuta in quanto rischiaramento della realtà, manuale di sopravvivenza, registro a partita doppia del dare e dell’avere. Nasconde il reale, quello che solo il poeta disgela.

Altra cosa è la poesia
La poesia è emanazione gratuita della precomprensione e dell’esperienza interiore del reale. In una poesia non ci sono concetti ma apparizioni, immagini, perforazioni ermeneutiche di eventi visibili e invisibili. Poesia non è solo la poesia comunemente intesa, è tutta la parte bella (eventualmente anche la bellezza del tragico) della non-prosa: lo sono anche i brani mistici teologicamente raffinati ma non dogmatici, le formule matematiche non affette da sintagmaticità; lo sono le opere di autentica arte, intendendo per “autentico” quanto è personale e collettivo insieme. Poesia è condivisione del dolore e del piacere o anche, semplicemente ma sempre utilmente, rimedio alla noia.
Poesia è la musica quando ti suona dentro dopo che l’hai ascoltata, un quadro quando lo guardi come se tu fossi il pennello, un volto di donna quando, dopo averlo visto, per un istante o per tutta la vita non riesci a immaginare luce più intensa. Poesia sono i passi senza meta effettiva, solo per stare un po’ insieme; lo sono gli incontri, o anche solo le promesse, poichè immaginare è per tutti un modo di vivere e per il poeta –come un po’ tutti siamo- è il reale.
Poesia sono le occasioni perdute e rivissute nel rimpianto per ciò che non è stato oppure è stato ma non l’abbiamo visto; ma è anche gioia per quel tanto o quel poco che è accaduto.
Poesia è la natura intorno a noi e in noi, nel suo essere reale come nelle sue realtà e rappresentazioni.
Poesia è l’Intero, e lo è davvero quando non sono solo i poeti laureati a cantarlo.


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: g.b.
Inserito il: 22/10/2012

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