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Sezione Editoriale


Auguri per il 2013
....e che la Storia possa di nuovo essere generata dall'Idea

di Gabriele Boselli e Agostina Melucci

Quella presente appare una contingenza rischiosa e talora angosciosa per i troppi giovani (e non pochi meno giovani) che una lunga, lunghissima crisi economica di iperciclo e immensa portata costringe alla condizione precaria, a una forte difficoltà di auto-progettazione esistenziale e alla non-fiducia nella possibilità di con-correre alla costruzione democratica della città futura. Tale la sensazione più diffusa, ma ciò che appare nella “realtà” della cronaca spesso non è reale nella storia: oltre l’immediato il futuro continua a levitare, il non-sùbito a offrirsi positivamente anche a coloro che ritengono di avere più motivi di timore che di speranza nel domani. Chi ha idee e degli ideali ha in dono immediato la bellezza del pensare e un domani probabilmente felice. I fatti fanno la cronaca; le idee fanno la storia. E la speranza l’eterno.
Per un buon futuro personale e collettivo dobbiamo ri-assumere la Storia e pensare a lungo termine, criticamente e creativamente. Tener conto di cosa il pensare e il conoscere significhino oggi: i contenuti e le stesse categorie classiche della conoscenza umana stanno mutando nel nuovo mondo globalizzato e informatizzato, con radicalità e velocità assai maggiori che nel tempo della comunicazione pre-elettronica. I modi e gli schemi in cui veniva rappresentato il personale e collettivo vissuto del mondo e progettato il nostro intervenirvi (categorie di soggetto, oggetto, causa, fine, tempo, spazio) stanno divenendo altro. Quelli delle istituzioni economiche e politiche (categorie di territorio, autorità, diritti, idea di democrazia) forse ancora di più, essendo ancor più massicciamente connessi alla globalizzazione: l’avvento di questa sta facendo emergere nuovi profili di cittadinanza, Stato e forme post-statuali; operano infatti nel mondo globalizzato e innervato dalla Grande Rete assemblamenti ed embricazioni di forze che porteranno a una rapida e imprevedibile mutazione dell’idea e della prassi politica e istituzionale e di conseguenza delle strutture dell’istruzione. Una nuova geografia (geografia delle reti), caratterizzata dalla estrema compressione/contrazione dello spazio/tempo ordinario, sta nascendo sopra le carte geografiche che abbiamo studiato. Altro esempio: la virtualizzazione del denaro e la sua creazione più o meno truffaldina (hedge funds, futures, ghost banking….) e la ridislocazione di grandi masse di ricchezza a livello internazionale e interno hanno creato forti disagi o agi in rapporto alla collocazione dei soggetti nelle direzioni di flusso. I fenomeni sono accentuati anche a seconda di come vengono capiti e affrontati e della capacità di cambiamento e riposizionamento competitivo dei singoli e delle organizzazioni. Cambiamenti di paradigma stanno avvenendo anche nella scienza pura; quando nuove idee fondazionali si tradurranno in tecnologia e in prodotti innovativi sarà probabilmente il tempo di un nuovo, potente ciclo economico. Per essere in sintonia con i mutamenti della scienza, dell’economia e dell’etica occorre difendersi dal non-pensiero, seguire la trasformazione del conoscere e possibilmente anticiparne le tappe. Vince chi sa farlo, se ha fortuna; o almeno si salva.
Le scuole e le università insegnano a pensare al contempo nelle forme antiche e in quelle necessariamente nuove che il mondo dominante e quello emergente e insorgente richiedono. Insegnano la “fatica del concetto” come la gioia della pura e aprente attività del conoscere. A leggere del piacere e della sofferenza del costruire. Altre istituzioni contigue (centri di ricerca, accademie, biblioteche….) possono essere luoghi di prosecuzione di queste lezioni e di formazione sul pensare “bello”, ri-assuntivo, produttivo e auspicabilnente anche creativo.
La rappresentazione mediatica del mondo ci porterebbe a pensare che la storia proceda per una mera “naturale” meccanica degli eventi, basata sul disordine/ordine dell’economia e che l’umanità (lo spirito che s’incarna in ciascuno di noi) sia stata alienata della possibilità di decidere in che mondo vivere. Ci si vuol far credere che le idee non valgano e comunque non contino, che siano solo chiacchiere vuote e improduttive, mere sovrastrutture del reale; che solo i fatti materiali operino nella costruzione del futuro; che i destini del mondo dipendano solo dalla forza economica o militare. Che una democrazia autentica sia impossibile.
Non può essere così, non è così; o, meglio, non è in prevalenza così. Sono soprattutto le idee che fanno la storia, anche quella materiale, economica o militare, per non dire di quella politica, civile o religiosa. Un aereo che solca maestoso i cieli poco tempo fa era solo nella mente di Leonardo o di Verne, poi degli ingegneri e dei costruttori. Un’impresa parte dal volgersi di un sogno in un progetto, in un fabbricato, in una struttura di relazione. Uno Stato (domani la Federazione europea) da un’idea.
La storia stessa, nella sua ipercomplessità, è essenzialmente (generativamente) sintesi e frutto delle costellazioni di idee che l’uomo ha concepito nei millenni. E poiché le idee nascono dalla capacità di pensarle che è in ciascuno di noi, il futuro –a meno che non ce lo lasciamo portar via- è nostro.


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: GB e AM
Inserito il: 12/12/2012

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20/02/2019
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