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Sezione Didattica


L’ autonomia scolastica: profili normativi e pedagogici
Le scuole, se il collegio dei docenti vuole e sa tradurre in atto la propria intenzionalità, detengono gli strumenti normativi per reinventarsi il modo in cui funzionare.

Di FRANCESCA MELAGRANATI

Sommario

Spazi concessi ad una istituzione scolastica dal regolamento sulla autonomia in ordine alla organizzazione del tempo scuola.
Interventi per personalizzare ed ottimizzare i percorsi di educazione, istruzione e formazione, in modo da garantire pienamente a ciascun alunno il successo formativo.
Compiti e responsabilità degli insegnanti in materia di programmazione delle attività didattiche.
Compiti del dirigente scolastico (e del dirigente tecnico).


L’autonomia delle scuole rappresenta lo strumento fondamentale per elevare la qualità dell’offerta formativa e per calare gli obiettivi nazionali nel contesto socio-economico e culturale di riferimento.
La gestione del tempo è sicuramente uno degli aspetti più innovativi e significativi del Regolamento sull’autonomia, poichè ciò consente di progettare gli interventi didattici in base alle esigenze e ai ritmi di apprendimento degli alunni.
La normativa vigente consente alle istituzioni scolastiche di realizzare l’autonomia didattica e quella organizzativa, tra loro complementari, scegliendo tra varie modalità , ognuna delle quali rappresenta per l’alunno una significativa opportunità di crescita. Il processo normativo innescato a partire dalla legge-delega n. 59/1997, per la riforma della pubblica amministrazione e per la semplificazione amministrativa, si concretizzò fondamentalmente con l’approvazione del regolamento dell’autonomia, DPR 275/99.
Esso, in estrema sintesi, prevede tre fondamentali aspetti in cui si estrinsecano le facoltà autonomistiche delle singole istituzioni scolastiche:
• l'autonomia didattica, consistente nella facoltà di regolare flessibilmente: i tempi di insegnamento e svolgimento delle discipline e delle attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni.
• l'autonomia organizzativa, ovvero la facoltà di organizzare flessibilmente l'impiego dei docenti, il calendario scolastico e l'orario complessivo del curricolo.
• l'autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, che si esprime nella facoltà di sviluppare, singolarmente o in associazione tra scuole, innovazioni metodologiche e disciplinari.
Con l’autonomia non viene meno l’esigenza di regole nazionali per l’elaborazione del curricolo. Infatti, è necessario che a livello centrale siano definiti gli obiettivi di apprendimento, gli standard di funzionamento, le discipline fondamentali, gli orari obbligatori di ogni ciclo scolastico e soprattutto quel “nucleo essenziale” di conoscenze che rappresenta i livelli essenziali delle prestazioni in materia di diritti civili e sociali che devono essere assicurati su base nazionale.
E’ evidente che l’autonomia didattica è perseguibile solo se si rendono possibili preventivamente le altre due forme di autonomia e a queste rimane legata inscindibilmente. Nell’organizzazione didattica (dei tempi, degli spazi, dei gruppi-classe) è indispensabile porsi domande approfondite sul significato e sulle motivazioni pedagogiche che stanno alla base delle scelte organizzative. Come si facilita l’apprendimento? Come si interviene in caso di difficoltà? L’autonomia è dunque, prima di tutto, ricerca e sviluppo per uno studio approfondito sulle caratteristiche dell’evento insegnamento-apprendimento.
La normativa viene sicuramente incontro nella ricerca di modalità organizzative che favoriscano l’applicazione di metodologie didattiche più rispondenti alle esigenze degli alunni: infatti come prevede la Legge 59/97( art. 21, comma 8 autonomia organizzativa, comma 9 autonomia didattica) e il DPR 275/99(art.4 e 5), nel rispetto delle norme statali, le scuole hanno facoltà di intervenire in termini di superamento del vincolo dell’unità oraria della lezione, di articolazione flessibile del monte ore annuale di ciascuna disciplina o attività didattica, prevedendo anche la possibilità di ampliare la propria offerta formativa con attività opzionali, facoltative o aggiuntive. A seconda degli obiettivi individuati nel POF è possibile apportare adeguamenti al calendario scolastico e si può pianificare una distribuzione dell’orario complessivo del curricolo e di quello destinato alle singole discipline ed attività non solo nell’arco dell’anno scolastico, ma anche in riferimento al monte ore pluriennale e di ciclo della singola disciplina, con il vincolo di non meno di 5 giorni settimanali di attività scolastica ed il rispetto delle quantità orarie complessive stabilite a 1ivello nazionale per ciascuna attività obbligatoria.
La recente riforma ha poi apportato notevoli cambiamenti riguardanti , tra gli altri, gli aspetti organizzativi (quadri orari), manifestando, quindi, la volontà di proseguire verso la direzione della flessibilità quale aspetto fondamentale per garantire la qualità dell’offerta formativa.
Come appare evidente dal testo dell’art.4 del D.P.R 275/99, “ nell’esercizio dell’autonomia didattica, le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività per adeguarli al tipo di studio ed ai ritmi di apprendimento degli alunni”, ogni istituzione scolastica è chiamata ad una grande responsabilità, quella di ruotare attorno all’alunno e alle sue caratteristiche cognitive e apprenditive,a cui può farvi fronte solo se ha ben chiare le mete verso cui tendere, le strategie adottabili, un quadro teorico di supporto e un sistema organizzativo efficientemente avviato. La stessa normativa illustra tutta una serie di iniziative valide al fine del raggiungimento degli obiettivi formativi che la scuola si pone, per cui si puòprevedere l’attivazione di percorsi didattici individualizzati, la formazione di gruppi di alunni provenienti dalla stessa classe o da classi diverse o da diversi anni di corso, la realizzazione di percorsi interdisciplinari anche sulla base degli interessi degli alunni o di attività di recupero, di sostegno, di continuità e per le scuole secondarie anche di orientamento scolastico e professionale; la scomposizione del curriculum annuale di una disciplina in sequenze delimitate, ma significative (moduli, unità di apprendimento, sequenze didattiche), adatte alle caratteristiche, ai bisogni ed ai livelli conoscitivi degli allievi, favorendo così un effettivo processo di individualizzazione e di sostegno alla motivazione. Il CCNL 2006/09 art.26, prevede ad esempio per la scuola primaria, che il Collegio Docenti possa deliberare che la quota oraria eccedente l’attività frontale e di assistenza alla mensa, sia destinata ad attività di arricchimento dell’offerta formativa e di recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in particolare extracomunitari.

Questa vasta gamma di opportunità educativo-didattiche mostra come al carattere flessibile del tempo scuola debba corrispondere il carattere flessibile di tutto l’impianto didattico, in modo tale da applicare sul piano operativo tutto quello che l’autonomia prevede per potenziare l’offerta delle istituzioni scolastiche. La flessibilità organizzativa e didattica diventa quindi parte integrante di una progetto che, per essere concretamente finalizzato al raggiungimento del successo formativo di ciascun alunno, deve per forza ruotare attorno ad un processo di personalizzazione ed ottimizzazione dei percorsi di istruzione, formazione ed educazione. Andando oltre la tradizionale distinzione tra individualizzazione, basata sulla diversificazione delle procedure didattiche per il raggiungimento di obiettivi comuni, e personalizzazione, che valorizzando le potenzialità di ciascuno, mira a traguardi diversi e personali, oggi gli studiosi (Frabboni, Baldacci, Cattaneo) ritengono più opportuno optare per un concetto di personalizzazione quale strategia che adotta la differenziazione didattica sia per il raggiungimento di obiettivi basilari comuni (personalizzazione convergente) sia di traguardi diversi per ciascuno, sulla base degli interessi, delle capacità, potenzialità, ritmi, stili cognitivi personali (personalizzazione divergente). A tal fine è necessario che i docenti siano in grado di predisporre percorsi formativi che oltre a valorizzare le diversità in termini di stili e ritmi cognitivi, aderiscano alla forma di intelligenza di cui ciascun alunno è dotato ( si pensi alla teoria delle Intelligenze Multiple di Gardner), ma che allo stesso modo sappiano attivare nel soggetto anche nuove modalità di elaborazione/rielaborazione dei concetti, che lo inducano a porsi continuamente delle domande,favorendo la riflessione metacognitiva. Nel 1°Ciclo d’istruzione,un itinerario didattico che punti alla reale personalizzazione del processo di apprendimento dovrebbe basarsi su alcune parole-chiave, che , per altro, sono insite nella filosofia di fondo delle Indicazioni Nazionali (2007), ossia: costruttivismo, didattica laboratoriale, ambienti di apprendimento, problematizzazione, trasversalità e ,come sollecitato dall’Unione Europea, didattica per le competenze. L’insegnante, attraverso un lavoro di progettazione svolta a livello collegiale, dovrebbe predisporre ambienti di apprendimento in cui coloro che apprendono,in un clima di collaborazione, possono avvalersi di una serie di strumenti e risorse in attività di apprendimento guidato o di problem solving, attività utili per stimolare l’alunno a riflettere su cosa ha appreso e come lo ha appreso (metacognizione), indurlo alla problematizzazione e alla ricerca, incentrando l’attività didattica sul laboratorio. Occorre, quindi, proporre una didattica “operativa”, capace di coinvolgere gli alunni, di assicurare la qualità del processo di apprendimento, attraverso un approccio laboratoriale, inteso non solo come attivazione di spazi dedicati,come ricordano le Indicazioni , ma uno stile d’insegnamento aperto, interattivo, pragmatico, capace di valorizzare l’aspetto formativo, euristico ed esplorativo dei diversi saperi disciplinari, attento alle connessioni piuttosto che ai confini tra le discipline.
Tale approccio può comportare la destrutturazione del gruppo-classe tradizionale, aspetto questo, come indicato dal Regolamento sull’Autonomia e precedentemente chiarito,risulta fondamentale per mettere in pratica il concetto di flessibilità sia dal punto di vista organizzativo sia da quello pedagogico-didattico. Infatti si possono costituire gruppi di alunni con affinità dal punto di vista dei bisogni o delle attitudini oppure formare gruppi ristretti di alunni con competenze diverse, in cui poter realizzare attività di cooperative learning e peer tutoring, o applicare modelli, quali quello dell’apprendistato cognitivo di Collins, Brown e Newman, in cui il processo di apprendimento, passando attraverso una serie di fasi ben precise in cui il “maestro” fa da supporto all’”apprendista”,mira alla progressiva acquisizione da parte dell’alunno,, di autonomia e di consapevolezza delle competenze acquisite e della capacità di riflessione metacognitiva. Questi approcci , messi a punto sul piano operativo, possono dare risultati positivi non solo sul piano dell’acquisizione di competenze ma anche su quello della crescita umana poiché promuovono la capacità di collaborare e di relazionarsi in modo significativo con gli altri. Progettare un percorso che persegua il successo formativo di ciascun alunno presuppone, quindi, la padronanza da parte dei docenti di una vasta gamma di competenze metodologico-didattiche e relazionali, in quanto è necessario che l’insegnante concepisca il proprio lavoro non più solo in termini di programmazione , ma di progettazione, che sia aperto agli stimoli della realtà esterna ( si pensi alla realtà spesso virtuale che i media creano attorno ai giovani) per meglio aiutare gli alunni ad interpretare con autonomia di giudizio e senso critico tutte le sollecitazioni che la società propone loro ; si presuppone che sappia condividere obiettivi, finalità, problematiche, metodi,approcci. Al contempo il dirigente scolastico dovrebbe sensibilizzare gli insegnanti verso la necessità di curare costantemente la propria formazione, per riuscire ad assumere, di volta in volta, il ruolo che meglio risponde alle esigenze dell’alunno (osservatore, guida, facilitatore, animatore….).. Nel lavoro del Dirigente scolastico c’è inscritto anche il sostegno alla progettazione, che il più delle volte si traduce in un supporto alla formazione del personale scolastico, chiamato non solo a distribuire il sapere per aree o per discipline, ma a partire dai vissuti degli allievi per cercare tutte le forme di collegamento che sussistono tra i saperi disciplinari e i saperi pragmatici. Perciò diviene necessario da parte di una figura accreditata quale quella del dirigente scolastico o addirittura del dirigente tecnico, curare negli insegnanti in formazione l’aspetto relativo al complesso modo di lavorare che è sotteso alla idea di personalizzazione ed ottimizzazione. Ciò significa, infatti, stimolare processi di coscientizzazione del ruolo, mettere costantemente in discussione gli esiti, ripensando criticamente ciò che ha funzionato e ciò che invece va riconsiderato riflessivamente. Il Dirigente, a qualsiasi livello, dovrebbe quindi sostenere la progettazione nel modo più funzionale possibile che è sicuramente quello di procedere alla formazione metodologica e didattica, in vista di una possibile sperimentazione di quanto pensato. Inoltre, una volta che gli insegnanti hanno elaborato dei progetti di una certa portata culturale e metodologica, resta poi aperto il problema del controllo dell’efficacia dei medesimi per non cadere nel vizio dell’autorefenzialità. In tal senso la formazione del personale docente e la sensibilizzazione al problema operata dalla dirigenza scolastica dovrà essere costante, in quanto si tratta del coinvolgimento sostanziale delle nuove generazioni nell’indagine di un problema per la cui risoluzione non è sufficiente il ricorso alle tradizionali competenze disciplinari, ma si richiede l’apertura alla cultura emergente, talora coinvolgendo gli stessi genitori degli allievi, l’associazionismo educativo del territorio, gli enti locali e tutto ciò che si muove attorno all’utenza di quel particolare ambiente.
Per definire le procedure da seguire da parte degli organi collegiali per una ottimizzazione dei percorsi didattici attraverso una proposta organizzativa flessibile, bisogna partire dal Piano dell’Offerta Formativa dell’Istituto. Il POF infatti è il documento che definisce gli impegni tra la scuola e il territorio incentrato sul rapporto tra scuola-studenti e famiglia. Attraverso il Piano dell'Offerta Formativa la scuola dell'autonomia costruisce le condizioni giuridiche, organizzative e professionali per rendere flessibile l'attività educativa e per migliorarne così l'efficacia. Il POF è approvato dal Consiglio di istituto ed elaborato dal Collegio dei Docenti su indicazioni preliminari del Consiglio stesso ed ha durata annuale: ogni anno la scuola, quindi, ripete il lungo percorso di progettazione-approvazione. Il collegio dei docenti, tra gli organi collegiali della scuola, è quello che ha la responsabilità dell’impostazione educativo-didattica, in rapporto alle particolari esigenze dell’istituzione scolastica e in armonia con le decisioni del consiglio di circolo o di istituto. Esso mantiene competenza esclusiva per quanto attiene agli aspetti pedagogico-formativi e all’organizzazione didattica e, concorre, comunque, con autonome deliberazione alle attività di progettazione a livello d’istituto e di programmazione educativa e didattica, mentre il Consiglio di circolo o di istituto ha prevalenti competenze economico-gestionali e ha potere deliberante sull'organizzazione e la
programmazione della vita e dell'attività della scuola, nei limiti delle disponibilità di bilancio, per quanto riguarda i compiti e le funzioni che l'autonomia scolastica attribuisce alle singole scuole.Ad esso competerà pertanto la delibera in merito alle forme di flessibilità più opportune relativamente all'orario delle lezioni ed al calendario scolastico.
L’attuazione dell’autonomia presuppone quindi una responsabilità che investe tutti i soggetti istituzionali e professionali, i quali sono chiamati ad adottare tutte le misure e le iniziative volte a favorire l’efficacia del processo di insegnamento-apprendimento e ad offrire a ciascun alunno opportunità educative e formative che concorrano allo sviluppo della persona in tutte le sue dimensioni: umana, sociale, culturale e professionale.


Sezione: Didattica
Sottosezione: Traduzioni della Riforma
Scritto da: FRANCESCA MELAGRANATI
Inserito il: 01/04/2013

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21/05/2019
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