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Sezione Didattica


Sugli esami di Stato a conclusione del secondo grado di istruzione
Cattedre e banchi alla prova

di Gabriele Boselli




Sintesi Occorre esplorare se lo studente sia padrone non dei dettagli ma delle strutture essenziali (generative di pensiero, matrici di operazionalità) delle discipline; se sia intellettualmente agile, abbia ottenuto e utilizzato spazi di autorealizzazione. Va prestata attenzione allo stato della sua educazione intellettuale in senso complessivo (intenzione di conoscenza verso il mondo, interesse nei confronti dello studio, possesso dello specifico disciplinare). 
Soprattutto, capire se l’alunno ami leggere e scrivere, sappia non ricordare ma pensare disciplinarmente, criticamente, creativamente.


Questo esame di Stato conclude il secondo grado di istruzione e orienta ai quelli successivi. 
Occorre considerare l’esame principalmente quale occasione di crescita per gli studenti, momento di bilancio del lavoro dei loro insegnanti (se sono fortunati: Maestri), possibilità di interazione tra detentori di cattedra sul tema del rapporto tra conoscere, insegnamento, apprendimento e valutazione.

L’esame costituisce un momento di orientamento e di consolidamento (e/o miglior taratura) dell’autostima/autocritica del ragazzo come del docente e delle loro capacità di affrontare in (relativa) autonomia il futuro. 


Significa mettersi da entrambe le parti alla prova e
-di capire se lo studente si trovi a uno stadio evoluto di conoscenza disciplinare e di intelligenza delle relazioni tra le discipline;

-comprendere quale intenzionalità abbia per affrontare la eventuale prosecuzione degli studi.

Costruzione di un’autostima fondata

La valutazione è riconoscimento intersoggettivo del presente ed è contestualmente delineazione del futuro del ragazzo, suggerimento di identità, costruzione della fiducia dell'alunno in se stesso e dell'ulteriore sua apertura al conoscere.

 Si diventa, un po’ ad ogni età ma certamente durante l’adolescenza e la prima giovinezza, quel che viene suggerito di essere.

L'esame è per tutti

Non solo gli studenti, anche i docenti "passano" l'esame. E’ il momento in cui la maestà della Cattedra si esprime nel dialogo e nella dialettica. L’esame, nel suo porre a contatto docenti di varie scuole, può costituire occasione di: 

--misurarsi con la propria capacità di confronto vero con giovani, con le loro idee;

--sperimentare i limiti del nostro possesso di quanto chiediamo ai ragazzi;
--verificare se la qualità del conoscere, delle conoscenze, dell’agilità intellettuale, dell’essere in relazione con il sapere e con le persone che inter/roghiamo negli studenti faccia parte anche del nostro corredo;

--capire se, avendo mantenuto la capacità di ascolto, si è ancora integri nella capacità di in-segnamento.

Per la scuola come istituzione della conoscenza è confronto con gli esiti della propria capacità complessiva di rappresentare un “ambiente che insegna”. I processi di verifica e valutazione, soprattutto riferiti a quegli alunni di forte singolarità, sono infatti elemento configurativo della qualità della scuola.
----L’autonomia delle scuole e la dignità magistrale di chi (non occupa ma) detiene una cattedra ricevono con l’esame di Stato un prezioso sigillo.
E’ dunque importante adoperarsi affinché:
i docenti possano trovare elementi di critica e di conforto sul loro operare;
gli alunni possano congedarsi dal secondo ciclo di istruzione con un buon ricordo di questa loro scuola, con ricordi significativi, orientanti, rassicuranti intorno all’avvenire. Il colloquio è l’ultima lezione che gli alunni vivono alla “media superiore”, una scuola della terra di mezzo, dove il sapere è disposto a divenire consapevolmente attivo e attuarsi come verbo.

La scuola secondaria è cardinale; è il cardine intorno a cui gira la porta del sapere, aprendo a ulteriori fasi degli studi e/o alla vita professionale. E’ luogo alla lezione che riassume tutte le precedenti e dispone a quelle successive.


Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: g Boselli
Inserito il: 15/06/2013

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