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Sezione Didattica


INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI STRANIERI
Una questione aperta

di Francesca Melagranati


Il cammino compiuto dalla nostra società, in ambito nazionale ed internazionale, ha posto negli ultimi decenni la necessità di ripensare il concetto di “integrazione” e di arricchirlo di nuove e più complesse implicazioni.
Si può dire che la scuola italiana detenga quel carattere di inclusività esplicitamente sancito dall’art. 34 della Costituzione “la scuola è aperta a tutti”, e volto a garantire la piena integrazione di tutti così come l’art. 3 della Cost. stessa, con chiarezza e semplicità espressiva, sancisce. La via italiana all’integrazione, come ribadiscono le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (C.M. n.24 del 2006) consiste nell’educazione interculturale quale orizzonte caratterizzante la nostra politica educativa. Se agli inizi degli anni ’90 si puntava ad una diffusione della cultura dell’integrazione intesa nel suo carattere bidirezionale, (diritti e doveri sia per l’immigrato sia per la comunità accogliente), e di promozione della convivenza democratica, si pensi ai Programmi Ministeriali 1985 per la Scuola elementare, ora la cultura a cui si tende è quella rispondente ai principi sollecitati a livello comunitario, inerenti a bisogni che travalicano le problematiche legate ai propri confini nazionali e che riguardano gli obiettivi della comunità intesa a livello europeo, se non addirittura mondiale. Ne deriva che la nuova sfida non è più quella dell’integrazione dell’alunno straniero che arriva in Italia e deve essere posto nelle condizioni di apprendere la lingua italiana quale presupposto indispensabile per integrarsi ,( certo questo aspetto resta e sono stati sperimentati metodi divenuti ormai modelli applicativi), bensì è quella dell’inclusione sociale che, insieme allo sviluppo economico e alle pari opportunità formative, rappresenta uno degli obiettivi principali che l’Europa si è posta per il nuovo decennio ( Europa 2020, Consiglio Europeo del 17 giugno 2010).
Il principio di “inclusione sociale” che si viene delineando anche dalle riflessioni scaturite dalla Decisione n.1098/2008 nella quale il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea hanno designato il 2010 quale “Anno Europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”, riguarda il diritto di ciascuno di vivere dignitosamente e di far parte a pieno titolo della società. Per capire cos’è l’”inclusione sociale” possiamo partire dal definire cos’è l’ “esclusione sociale”, che nel documento poc’anzi citato, all’art. 13, viene definita insieme alla povertà, uno dei quei mali che assume forme estese, complesse e multidimensionali. Esse riguardano un ampio numero di fattori, quali il reddito e le condizioni di vita, le opportunità formative e professionali,l’efficacia dei sistemi di protezione sociale, l’accesso a servizi di qualità e alla cittadinanza attiva. Nei rispettivi piani di azione nazionale per l’inclusione sociale, i vari stati membri hanno il compito di individuare quei gruppi a rischio, tra i quali migranti e minoranze etniche.
Alla luce di tali riflessioni, se consideriamo che attualmente vi è in Italia la presenza di molti alunni nati da genitori stranieri, ma cresciuti in Italia fin dalla nascita, il problema principale non è più tanto quello dell’apprendimento dell’italiano o delle relazioni con la famiglia, che vanno profondamente curate e per le quali il nostro Paese già da tempo utilizza mezzi adottati anche dalla maggior parte dei Paesi europei, quali la figura del mediatore culturale e del facilitatore linguistico. Da una parte vi è l’esigenza di corrispondere agli obiettivi previsti dall’agenda sociale europea attraverso precise politiche educative, dall’altra vi sono gli aspetti caratterizzanti la situazione italiana che riguardano in particolare il fatto che la presenza degli alunni stranieri sia alquanto disomogenea e differenziata sul territorio nazionale ( più concentrati nel centro-nord rispetto al sud) e il repentino incremento di alunni di provenienza straniera nelle scuole superiori. Questi ultimi sono, inoltre, tra i più propensi ad abbandonare il percorso di studi prescelto anche per quel rapporto esistente tra dispersione/abbandono scolastico e scarso livello culturale e/o scarso reddito delle famiglie di provenienza , che diventa spesso causa di esclusione sociale. Una comune risposta alle complesse implicazioni derivanti dal favorire l’inclusione sociale, le pari opportunità, sta nel fine primario che la scuola persegue, ossia il successo formativo garantito a ciascuno, partendo dalla valorizzazione delle sue potenzialità e dai suoi bisogni, siano essi culturali, linguistici o socio-economici.
La scuola dell’autonomia, L.59/97, ha in sé quella flessibilità organizzativa e didattica che, attraverso la ricerca e l’innovazione , le consente di progettare percorsi formativi personalizzati, così come la normativa specialmente dalla L.53/03 sollecita a fare. Quest’ultima ha inoltre individuato nell’educazione ai principi fondamentali della convivenza civile uno dei fini principali della scuola. Tale concetto viene ripreso più volte anche nelle Indicazioni per il Curricolo 2007, sia nella premessa generale, “Cultura Scuola Persona”, che finalizza queste Indicazioni ad “una nuova cittadinanza”, per un “nuovo umanesimo”, sia nella premessa alle singole discipline e alle aree disciplinari, in cui si parla di cittadinanza attiva, di legalità, di etica della responsabilità e dei valori sanciti nella Costituzione. Gli stessi principi vengono mantenuti anche nelle Indicazioni Nazionali 2012 ( Decreto 16 Novembre 2012, n.254) , in cui si ribadisce che l’obiettivo educativo è quello di valorizzare l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente (“Per una Nuova Cittadinanza”) .Con l’introduzione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (L. n. 169/08) si prosegue il cammino scolastico verso un insegnamento che,come sottolinea la C.M 4 marzo del 2009 sulla sua sperimentazione, deve favorire negli alunni di ogni ordine e grado l’acquisizione di competenze interpersonali, interculturali, sociali e civiche, che consentano la partecipazione consapevole e responsabile alla vita sociale e lavorativa in società sempre più complesse. Ne deriva che sul piano educativo-didattico occorre applicare il curricolo delle competenze , strumenti indispensabili per affrontare le richieste sempre più ambiziose della nostra società. Il nostro ordinamento si ispira alle competenze chiave per l’apprendimento contenute nell’EQF allegato alla raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio 18 dic 2006 e ha individuato le otto competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria (D.M 139/07). Tra di esse le competenze sociali e civiche sono ampie ed articolate e riguardano i rapporti interpersonali, i comportamenti civici, il riconoscimento di diritti e doveri. Esse si pongono nel quadro di quelle competenze trasversali che devono consentire all’individuo di trovare una propria collocazione in gruppi socialmente eterogenei.
A ciò si aggiunge l’importanza delle iniziative di formazione rivolte ai docenti per affermare la diffusione di didattiche di tipo affettivo, generatrici di condizioni ambientali idonee a favorire l’integrazione interculturale che rimane, comunque, la finalità imprescindibile di una società che voglia dirsi veramente democratica. Infatti, se l’inclusione sociale rappresenta il viatico all’equità, è comunque l’integrazione l’unica condizione attraverso la quale sentirsi non tanto e non solo “dentro ad un tutto”, ma parte attiva di quel tutto che ciascuno di noi contribuisce a creare e a far crescere.
Tutta la normativa vigente nel nostro Paese, riguardi essa gli alunni diversamente abili o gli alunni con cittadinanza non italiana, ha perseguito fino ad oggi una linea sostanzialmente e costituzionalmente corretta ,perciò, oltre a riflettere sulle eventuali modifiche che andrebbero implementate a livello legislativo, è opportuno proseguire anche nella ricerca di modalità diverse, innovative, per affrontare il problema della diversità ponendosi nell’ottica di una società multiculturale come di fatto è quella europea. Ciò comporta per la scuola ,da una parte un di più di creatività e progettualità nell’elaborazione di strategie e di procedure che garantiscano ad ogni persona gli strumenti per la realizzazione di tutto il suo potenziale , la disponibilità a percorrere il cammino della personalizzazione degli interventi didattici, dall’altra la necessità di creare una rete di interventi con iniziative rivolte ai genitori degli alunni stranieri, ma anche ai cittadini autoctoni, affinchè si cresca insieme nella scuola come nella extrascuola, vincendo il muro di diffidenze che spesso viene innalzato sia dagli abitanti del Paese ospitante sia dagli immigrati stessi. Spesso nelle nostre scuole notiamo come gli allievi stranieri, durante l’intervallo, escano dalle loro classi per condividere questo momento di svago con i loro connazionali, separati dagli italiani, i quali, nel contempo, formano i loro gruppi. Il problema, quindi, è ancora una volta di carattere culturale:si tratta cioè di introdurre nell’immaginario di tutti la consapevolezza del valore della diversità.
La diversità è la valorizzazione dell’identità di ciascuna persona e comporta l’invito sottinteso alla tolleranza, alla solidarietà, alla condivisione, alla coesione sociale. Essa richiede apertura mentale e flessibilità, poiché presuppongono un cambio di paradigma che il cittadino, da solo, straniero o autoctono, non può operare. Si tratta, infatti, di creare in tutti, adulti, adolescenti e bambini, un nuovo atteggiamento mentale che punta sulla convivenza ,sull’idea di solidarietà , di apertura verso il mondo passando attraverso il momento educativo, un momento che non avviene mai nella separatezza ,nella solitudine, senza l’opportunità di cogliere tutta la ricchezza di cui “l’altro da me” è sempre portatore.
Francesca Melagranati
BIBLIOGRAFIA:
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Testi reperiti su Internet:
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Contro la Povertà, per i Diritti dei Bambini e degli Adolescenti. Contributo ad una strategia italiana per contrastare la povertà minorile, Programma Nazionale per il 2010 Anno Europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali
SITOGRAFIA:
http://www.istruzione.it/web/istruzione/gcultura
http://www.cestim.it/06scuola.htm
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/intercultura-normativa
Santerini M, Esperienze di didattica Interculturale in Italia. Quale modello per la scuola. www.africaemediterraneo.it


Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Francesca Melagranati
Inserito il: 19/08/2013

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