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Mondo produttivo di beni materiali e ruolo della scuola
Considerazioni in margine a una visita all’industria MEC 3 di San Clemente

di Gabriele Boselli





Da una visita compiuta qualche giorno fa insieme agli studenti del liceo “Fellini” e degli istituti alberghieri di Rimini e Riccione ho tratto alcune considerazioni. Le condivido qui con gli studenti e l’industria citata.

Il pensiero economico tardo-moderno

La cultura economica prevalente, sostanzialmente la cultura finanziaria (spesso in contrasto con quella industriale) tende a porsi come luogo di determinazione del valore dei valori e dei principi di comportamento (in altri tempi l’etica). Nuovi comandamenti: deregolamentazione, riduzione dei controlli di ogni tipo, compresi quelli sanitari), libero mercato, concorrenza, flessibilità (non agilità, presente solo in imprese con cultura industriale avanzata come la MEC 3).
Tutto questo non può evidentemente proporsi come fondazione di un'etica e di un sapere universali. C'é però il rischio che riesca a imporsi come ineluttabile, sostenuto com'é da un'imponente apparato mediatico: l'informatizzazione più diffusa e invasiva delle comunicazioni, il Mercato Unico mondiale delle merci e dei loro produt¬tori.
Gli investimenti economici sono ordinariamente finalizzati risultati nel breve periodo. Si sta sviluppando un pensiero che impedisce di vedere i problemi fondamentali, che sappia essere davvero autonomo e in grado di sviluppare rigorose analisi critiche.
Alcuni ritengono del tutto trasferibili anche a scuola due principi cardine dell’impresa: la soddisfazione del cliente e il miglioramento continuo. Buoni per l’industria e pure per la finanza onesta ma impropri per la scuola: da noi non ci sono clienti ma co-costruttori di conoscenza e il miglioramento è quello che comunque ne viene e non può non venire. La qualità che, a mio avviso, interessa alla scuola e a cui peraltro è sempre stata attenta è la tensione e l’attuazione dell’identità ideale, del proprio qual essere ossia il porsi quale luogo di formazione attraverso la cultura.

Commercio & Comunicazione

Le recenti trasformazioni delle strutture di produzione e di mercato, principalmente dovute allo sviluppo dell’informatica tolgono alla parola “commercio” ogni collegamento con le proprie radici etimologiche (cum e merx = con la merce). La derealizzazione postmoderna ha colpito anche qui: sempre meno il commerciante porta con sé la merce da vendere: la mostra sul proprio sito internet, la fa vedere con il computer portatile; il cliente stesso scrive l’ordine e lo invia. In molte industrie (non in MAC 3, che pure è un’impresa di successo) vi è commercio senza merce e senza mediazione umana reale. Commercio che attiverà sempre più attraverso strutture categoriali in profonda mutazione: la gente pensa e penserà diversamente, dunque comprerà e venderà diversamente. La comunicazione diverrà sempre più la sostanza vendibile dell'interazione economica.
Infatti, non solo i contenuti e le forme ma anche le stesse categorie classiche della conoscenza umana e della comunicazione stanno mutando nel¬l'interazione con il nuovo mondo.
-Lo spazio come luogo fisico, radicamento ineludibile, nel virtuale é scomparso e divenuto oggetto di ogni tipo di manipolazione, restringimento od estensione arbi¬traria. Si pensi al web-spazio commerciale)
-Il tempo é schiacciato sul presente; il passato e il futuro son tremolii dell'attimo e l'attimo é sempre precario, può essere interrotto improvvisamente da uno spot; non c'é lontananza e non c'é attesa, tutto può sparire e comparire in qualsiasi momento. Effetti giganteschi sulla vendita del tempo.
-L'oggetto (il mercato è fatto soprattutto di oggetti), con la sua presenza fino a ieri "dura" può essere cancellato con un clic e fatto ricomparire con un doppio clic; il nulla acquista forma, colore, dimensione, in un prossimo fururo persino odore. L'essere e il niente son solo un entrare e un fuoriuscire dalla memoria e questa sa¬rebbe lo stato delle interconnessioni di circuiti elettrici con cui occorre interfacciarsi.
-La causa -regolatrice del passaggio da uno stato all'altro delle cose, mediatore lo¬gico della transizione, articolo di codice della necessità- scompare: il succedersi degli eventi sullo schermo é acausale, dipende dalla volontà di potenza del padrone dell'emittente: egemonia dei network telematici sulla produzione di materiali
Chi si é formato a contatto con le immagini elettroniche e i saperi collegati vedrà e rappresenterà il mondo, comprerà e venderà diversamente rispetto a chi si è formato sui libri. Il soggetto tardomoderno (e il bambino in particolare, gran consumatore di gelati) sta subendo una mutazione cognitiva e dunque dei comportamenti economici.
Una scuola superiore tecnica e commerciale deve tener conto della progressiva derealizzazione del commercio e istruire tanto sull’economia del virtuale quanto su quella reale: non solo “new economy” -in temporanea crisi- ma l’intero processo economico (processi produttivi, prodotti finanziari) va totalmente ripensato tenendo conto dell'egemonia a lungo termine del pensiero e della comunicazione informatica.
La scuola -e in modo particolare la scuola di Stato- non é solo l'apparato di trasmissione della cultura confezionata per le masse: è lo stato dello Spirito, é la cultura stessa, nella parte in cui questa arriva a consapevolezza di sé. Essendo essa la cultura ed essendo la cultura un fenomeno plu¬rale, dovrà ospitare una varietà di prospettive culturali e formative e farle agire

Universo virtuale e “reale” Conclusioni

-Nella scuola come nell’industria quel che conta è il soggetto umano. Se nell’impresa MEC 3 non vi fossero stati e continuino a lavorare uomini come il fondatore Emendatori o la mente tecnologica Carestiato questa non sarebbe mai stata o non sarebbe più. Così è pure per le scuole e le altre istituzioni di alta cultura.
-La conoscenza della computer science e delle tecnologie è una normale prassi di ogni istituzione di alta cultura. Alla scuola e all'università spetta però anche di indicare le direzioni di senso fondazionali, di riconfigurarle in un momento in cui -a parte gli eventi economici e socio-politici- anche soltanto l'accumulo quantitativo e la pressione qualitativa delle conoscenze hanno ormai creato una massa critica e posto forse le condizioni per sviluppi imprevedibili.
-La ricomposizione secondo ermeneutica dei saperi classici e l'entrata di quelli "nuovi" e in particolare delle nuove morfologie del sapere possono servire a intendere le pieghe del mondo di fine millennio, i reticoli multiplanari, i nodi distributivi, le strade senza uscita, gli scarti dell'intenzionalità generale che covano sotto le apparenti regolarità evolutive di un universo divenuto "pluriverso" ipercom-plesso. La scuola ha (come il mondo produttivo più avanzato) bisogno di inventare saperi e prodotti "nuovi" come l'informatica o rin-novati nella loro struttura epistemologica.
-Occorre cercare di ricordarsi che la famiglia, la scuola e perfino gli stessi luoghi di lavoro e di divertimento (con una particolare predilezione del sottoscritto per quelli che producono vini) possono essere luoghi di espressioni di vita e non solo di vendita della stessa. Spazi in cui ciò che soprattutto conta é la relazione tra i soggetti e la presenza -anche attraverso schermi a matrice- dello Spirito.



G. Bonazzi "Storia del pensiero organizzativo", Milano, F. Angeli, I99O
G, Boselli Non-pensiero, Erickson, Trento 2008
La rivista telematica Paedagogica


Sezione: Progetti
Sottosezione: Progetti didattici
Scritto da: GB
Inserito il: 18/11/2013

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19/04/2019
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