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Sezione Novità


Violenza sull'inerme e civiltà
Relazione al convegno "Pensieri, parole e azioni sul tema della violenza sull'infanzia" organizzato dall’Unità di pediatria dell’ASL di Forlì il 25 01 2014

di Gabriele Boselli



Dal dì che nozze, tribunali ed are
Diero alle umane belve esser pietose
Di se stesse e d’altrui


La violenza sull'inerme e sull'infanzia -scatenata da istintualità o in base a "ragioni" politico/economiche come il terrorismo e la guerra- sussiste da sempre e in passato, proporzionalmente, anche più di oggi. Dopo il Cristianesimo -almeno formalmente- non è più ossequiato il diritto sovrano del più forte, anche se vi saranno anche per i millenni venturi, fra tradizioni e globalizzazione, progressi e regressi, corsi e ricorsi (Vico) oscillazioni tra civiltà e barbarie, rispetto e violenza.
Un nuovo reale antropico, dal trans-umano forse sino al post-umano (Melucci), si sta formando per effetto della globalizzazione, dell’informatizzazione e degli sviluppi delle scienze e delle tecnologie biologiche; occorre una nuova antropologia che interpreti l’essenza (struttura trasformazionale e ri-generativa) dell’uomo, ne lasci esprimere singolarità e relazionamento negli scenari prossimi venturi. In armonia.

La civiltà della macchine: sintagmatizzazione del pensiero e restringimento/estensione degli orizzonti di visione e di attesa

Anche le scienze rappresentate in questo convegno -dalla pedagogia, alla medicina e al diritto- sono coinvolte in processi subordinativi all’economia e alle tecnologie e allontanate dalle loro origini umanistiche. L’orizzonte della memoria e dell’attesa si restringe all’immediato, si pensa agli obiettivi e non a un mondo dei fini. Allora anche noi diveniamo non volti ma facce, anonimi esecutori di programmazioni e procedimenti seriali che astraggono sia dalla persona del professionista che da quella del cliente. E’ la violenza dell’anonimato, dell’irresponsabilità pedagogica, della medicina difensiva, del diritto cavilloso. I saperi scientifici –se dissociati dal riferimento a costellazioni di valori- amplificano la forza sia del potenziale costruttivo della civiltà delle macchine che di quello distruttivo, della pace come della guerra.

La pulsione di dominio e la negazione dell’essere. Forme della violenza

La violenza –preferibilmente sull’inerme impossibilitato a reagire- si scatena su una base di pulsione di dominio dell’uomo: in ogni sua manifestazione l'essere, una volta ridotto a mero insieme di enti, viene portato a diventare strumento di singolarità asimmetricamente correlate, di soddisfacimento delle esigenze umane, "troppo umane" (v. il Nietsche di Heidegger). Violenza è distruttiva implosione/esplosione nella singolarità individuale o di gruppi o di intere nazioni. Si scatena o si infiltra gradualmente nei comportamenti quando il desiderio è cupiditas senza amore, reificante ogni oggetto intenzionale. A volte è uno stato eticamente pervertito, realizzazione di un desiderio non diretto dalla volontà (Lacan), proprio di chi è indurito nel male, separato dal concerto umano, demoniaco.
I macrofenomeni della violenza intellettuale e morale si hanno quando uno stato di potere diviene più forte dello Stato e determina una coazione sulla libertà di pensare sentire e agire altrimenti e/ o una lesione dell’ordine morale e/o giuridico.
C’è violenza fisica e violenza morale, violenza istituzionale e anarchica, finalizzata e gratuita. La violenza dei poveracci e dei potenti, dei rozzi e quella dei tecnici (leggi test di selezione o anche INVALSI), quella occasionale e quella seriale.

Essenza della civiltà e maestà dello Stato

Un mondo civile è quello in cui la vita delle persone è ordinata a sentimenti fondazionali comuni e valori condivisi (Kultur); un mondo ove la vita è regolata da leggi uguali per tutti e da tutti riconosciute e fatte autoritativamente a tutti rispettare dallo Stato.
Vi è civiltà quando uomini liberi vivono in pace sotto leggi comuni (Kant), in cui gli atti sono rivolti a un fine che trascende le singolarità, avvertito come universale; un fine pensabile come presente nel luogo, lontanissimo ma presente alla coscienza, ove convergono tutte le direzioni di senso.
Vi è civiltà ove una tradizione funge da elemento di trasmissione di valori tra le varie fasi storiche; costituisce vettore trasformazionale di permanenza e mutamento della costellazione di valori incidenti sulla vita.
Hobbes e la meccanica delle passioni e degli interessi a breve in cui rimane impigliato il violento, persona non libera e che si rifà con la coazione sugli altri. Lo Stato come domatore della belva e attuazione dello Spirito (Hegel), oggettivazione dell’Idea nel suo farsi storia. La guerra, eroismo della violenza, come effetto della pedinta di speranza che possa essere l’idea a dirigere la storia.
Nella teoria illuminista prima e socialista poi una civiltà progredisce quando non si limita a conservare ma sa anche aprire lo sguardo su nuove costellazioni di valore; quando non riconosce astrattamente i diritti di base ma agisce per farli rispettare.

Funzionari dell’umanità

Il professionista della cura come “funzionario dell’umanità” (Husserl)”; icona della non violenza, vive in funzione del sapere e dell'altro-da-se.
Ha il senso del limite ma è un uomo libero poiché disinteressato; educa dunque alla libertà.
Educa a una coscienza della relazione ma non al relativismo nichilistico, stato mentale che apre spazio alla violenza (se nulla è, io posso tutto).
Indirizza alla multipreposizionalità dell'esistente umano (Heidegger); quella multipreposizionalità la cui rottura e squilibrio possono far precipitare nella violenza o nella incapacità di resistervi.

Scuola di pace

Nell’ età in cui, anche nella odierna società detta “civile” e certo antipolitica, la rabbia sopprime spesso il ragionamento, in una contingenza in cui l’insulto sostituisce spesso l’argomentazione diviene fondazionale il compito della scuola nel rammemorare, educare a un pensare/sentire intersoggettuale non solo rivendicante e amministrante ma anche pensante e poetante. Esercita il suo magistero riassumendo il detto e facendo cenno al non-detto; avvia a un più autentico e rispettoso rapporto con l’Essere nel suo manifestarsi, anche nelle singolarità. L'insegnante/Maestro ne è il pastore dal volto buono ed evoca racconti per il suo pieno accadere. Insegna la fiducia in un mondo di pace poiché l'ottimismo non deve essere limitato alla volontà ma farsi largo anche nell'intelligenza. Insegna che, almeno a lungo termine, la violenza è destinata alla sconfitta.
Nihil violentum durabile bonum permanet, malum transit


Bibliografia essenziale

F. Nietsche Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi (1876) letto in Newton Compton, 2011
G. Gentile Teoria generale dello spirito come atto puro (1916), letto in Opere filosofiche, Garzanti, 1991
E. Husserl La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1938), ed. Il Saggiatore, 1987
I. Mancini L’Ethos dell’Occidente, Marietti, 1990
S. Sassen Territorio, autorità, diritti. Assemblaggi dal Medioevo all'età globale, B. Mondadori, 2008
La rivista su carta Encyclopaideia (BUP, Bologna) e la rivista digitale Paedagogica


Sezione: Novità
Sottosezione: Pedagogia
Scritto da: GB
Inserito il: 26/01/2014

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22/07/2019
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