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Sezione Didattica


Dalla prosa alla Poesia: oltre la realtà, lo stupore del reale
Manifesto del Convegno interprovinciale (Rimini e Forlì-Cesena) sulla poesia, 9 settembre 2014



Non c’è vera scuola senza che si legga, si declami, si parafrasi, si commenti o magari si scriva poesia; questo accade ora come da sempre grazie all’autonomia intellettuale del Maestri, anche nel tempo dei test “oggettivi” e grazie al cuore dei bambini e di tanti giovani i quali leggono e scrivono davvero anche nel tempo degli sms. Ci è sembrato che valesse allora la pena di chiedersi cosa sia la poesia e come si distingua da altre forme testuali al fine di proporla più intensamente nelle scuole.
Prosa e poesia si succedono alle nostre letture in un continuum, né la loro ascrizione all’uno o all’altro genere fa fede di effettiva appartenenza, anche perché è in ultima analisi il lettore che avverte/concrea il verificarsi o meno di un fenomeno poetico. Vi sono prose profondamente poetiche e poesie che avrebbero tutto, metrica, rima, immagini eppure poesie non sono, non portano il cuore nel reale ma solo nella realtà.
Ma una differenza c’è, o almeno la si può ravvisare. Sempre le prose (quelle buone, non le chiacchiere scritte) nascono da un’idea e come ogni idea che si faccia mondo s’incontrano con la realtà ovvero il reale così come possibile da comprendersi nella cultura di appartenenza e secondo le possibilità e i limiti del soggetto. La prosa –quando non assurga essa stessa a poesia- accompagna di solito la quotidianità, l’ordinario; declina la scienza, l’economia, i saperi della sopravvivenza. La prosa allestisce confezioni sul passato, il presente, il futuro. E’ il mondo nei limiti della semplice ragione, anche quando verte su eventi drammatici e largamente ignoti.
Detto forse troppo schematicamente, quando non sia esposizione di certezze (saremmo allora alla follia grigia) e usi anche il congiuntivo e il condizionale, la prosa affronta anche l’incerto con sicura impostazione categoriale, con la sicurezza che le viene dall’esperienza, dalla consuetudine e dalle categorie correnti del pensiero. Inquadra il reale nei limiti della sua realtà di pensiero, ovvero di percepibilità secondo spazio, tempo e tutte le categorie attive nella syn-taxis della lingua entro cui si svolge. La prosa è dei totalmente adulti, di coloro che hanno perduto l’innocenza.
La prosa non procede a caso, i suoi passi hanno quasi sempre, almeno intenzionalmente, degli obiettivi coerenti e realistici, mai gratuiti; possono essere insensati e lo sono il più delle volte, ma appaiono univocamente intenzionali e in vista di qualcosa di preciso e determinato.
La prosa è acquisizione, manipolazione più o meno intenzionale e interessato trasferimento dati. Il prosatore puro –ma nessuno è puro- non può stupirsi di nulla poiché vede solo quello che è preparato ad apprendere e mettere in pratica.
La prosa è, in prevalenza, essenzialmente stereotipia, ripetizione dell’uguale; è pensiero calcolante, amministrante. Aiuta in quanto rischiaramento della realtà (il mondo categorizzato), manuale di sopravvivenza, registro a partita doppia del dare e dell’avere. Nasconde il reale, quello che solo il poeta disvela e disgela.
Altra cosa è la poesia.
La poesia è dei bambini e degli adulti integrali, coloro che sono anche quel che sono stati, hanno conservato una capacità di sguardo innocente, condizione per una emanazione gratuita della precomprensione e dell’esperienza interiore del reale. In una poesia non ci sono concetti (il reale conciato) ma apparizioni, immagini, perforazioni, offerte al campo ermeneutico di eventi visibili e invisibili. Dove la prosa indica, la poesia fa cenno.
Poesia non è solo quella comunemente intesa, è tutta la parte bella (eventualmente anche la bellezza del tragico) dei territori della non-prosa: lo sono anche i brani mistici teologicamente raffinati ma non dogmatici, le formule matematiche e fisiche non affette da sintagmaticità; lo sono le opere di autentica arte, intendendo per “autentico” quanto è personale e collettivo insieme.
Poesia è condivisione del dolore e del piacere o anche, semplicemente ma sempre utilmente, rimedio alla noia, nostalgia del reale perduto tra la realtà. Poesia è la musica quando ti suona dentro dopo che l’hai ascoltata, un quadro quando lo guardi come se tu fossi il pennello, un volto di donna quando, dopo averlo visto, per un istante o per tutta la vita (la stessa cosa, nell’eterno) non riesci a immaginare luce più intensa. Poesia sono i passi senza meta effettiva, solo per stare un po’ insieme; lo sono gli incontri, o anche solo le promesse, poichè immaginare è per tutti un modo di vivere e per il poeta –come un po’ tutti siamo- è il reale.
Poesia sono le occasioni perdute e rivissute nel rimpianto per ciò che non è stato oppure è stato ma non l’abbiamo visto; ma è anche gioia per quel tanto o quel poco che è accaduto.
Poesia è la natura intorno a noi e in noi, nel suo essere reale come nelle sue realtà e rappresentazioni.
Poesia è l’Intero, e lo è davvero quando non sono solo i poeti laureati a cantarlo. La prosa è dominio degli insegnanti, la poesia è campo ai Maestri, quali tutti noi siamo e possiamo ulteriormente essere.

Redazione di gb


Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: gb
Inserito il: 03/08/2014

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20/02/2019
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