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auguri 2015
il giono della craturalità

Vicini al Presepio o lontani, il Natale è il giorno della protensione positiva al futuro che sopravviene, al tempo che si apre al soggetto, alla Scuola e allo Stato, fondamento e apice delle Istituzioni.
L'uomo è un esistente aperto all'essere, in tal senso è eterno, specie (aggiunta di Gabriele) se ha un posto importante nei pensieri di una donna. Da solo, fuori dalla storia dello spirito, senza libri, è mortale, anzi non sarebbe neppure mai nato. Non si esiste senza essere pensati, se non si viene continuamente ricreati da un'altrui, vicina nello spazio/tempo o lontana, storia di sentimento e di pensiero.
Essenziale rimane la funzione del Maestro che è in noi; il Maestro ha la scienza ma non detiene il vero e lo ricerca insieme ai suoi alunni; non porta all’oriente, ma lo indica. Egli è cultura vivente, pensiero in atto, raggio che viene da molto lontano nel tempo e rinvia, heideggerianamente “per radi cenni”, a orizzonti che possono essere pensati ma non descritti in modo epistemico, ingessato.
La Scuola- insieme alle altre istituzioni di ricerca da millenni è memoria, identità e infuturazione del mondo; è il Vento, lo spirito e l'in-tensione all'oltre, nello spazio e nel tempo. Rende manifesto e rischiara il visibile e accenna all'invisibile. Insegna a ricordare e vedere e invita a immaginare, offre fondazioni per pro-gettarsi nel mondo. Sa decostruire i pensieri e i non-pensieri ricomponendoli secondo principi. Dà forza al creare, al portare nel mondo qualcosa che prima non c'era. E’, insieme, epifania dell’antico e del nuovo mondo.
Pensiamo allora al 2015 come a un anno in cui la scuola continuerà a offrire un orizzonte affidabile. Continueremo a porgere ai ragazzi scenari che raccontino loro dell’Intero e aprano le loro menti ad esso.
Ogni buon Maestro, consapevole dei propri limiti, costruisce, crea; vive e mostra criticamente nella sua interezza il mondo che appare. Cari colleghi, Maestri veri, cari amici, tutti hanno bisogno di noi a vario titolo impegnati nella scuola, del nostro saper conoscere, del nostro comunicare fiducia anche nelle circostanze difficili, educare alla consapevolezza che il male passa e il bene resta. Siamo –e dobbiamo render evidente l’esserlo- forti, poiché la Scuola è cosa grande: è lo spirito del Novum, del tempo venturo. A conforto, la capanna e la stella sono lì, luoghi dell’Origine e del non-ancora; ma non basta guardarle, occorre vederle (coglierne il reale), aprire gli occhi alla luce e il cuore all’immaginazione e alla costruzione del bene, E nella capanna, sotto la stella, forse ci apparirà Qualcuno.

Agostina detta Vanila e Gabriele Boselli


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: gb
Inserito il: 24/12/2014

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19/04/2019
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