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Sezione Editoriale


Scuola e famiglia: armonie per educare e istruire
Istituzioni di fronte a prove antiche e novissime

di Agostina Melucci

Educare (trar fuori dalla persona il meglio e trarla lontano dal male) e istruire (orientare la persona entro le strutture culturali e scientifiche del conoscere) sono compiti che variamente distribuiti nel contesto sociale, appartengono da sempre all’istituzione famigliare e scolastica. Nella storia sono stati condotti con varie distribuzioni e attribuzioni di status.
Nel tempo in cui qualche pur raro genitore viene a protestare per motivi spesso inconsistenti o va ai colloqui scolastici con l’avvocato e in cui molti insegnanti vivono i colloqui come fastidiosi adempimenti e considerano i genitori come fonte di seccature cui comunicare le “sentenze”, dire di come scuola e famiglia possano armonicamente operare per l’educazione non è semplice. Significa esporsi a tutte le dizioni e le contraddizioni del tempo, alla trazione di molteplici radici e vettori.
Si presenta qui una serie di pensieri reintroduttivi a una apertura di sempre maggiore e talora drammatico rilievo: la scuola e la famiglia come profili del mondo-della-vita, luoghi di relazioni autentiche e di educazione etica. Servirebbe oggi più che mai un addensamento di valori nell’orizzonte generale del mondo della vita e della civiltà di fatto, una maggior convergenza fra la civiltà di fatto e quella ideale.
Certo, l’argomento non può essere trattato con ricettine psicologiche o sociologiche: il problema è immenso e investe profonde ed essenziali strutture di civiltà. La pedagogia come scienza filosofica e in senso lato politica ritengo debba detenere un ruolo essenziale di analisi e di progetto.
Famiglia e scuola condividono una crisi di civiltà. La società ha bisogno di ben altro che di interventi “tecnici” ma di una riflessione sui fondamenti, di apprendere a vivere sensatamente la propria giornata guardando sia il vicino che il lontano. Per e-ducere, trar fuori da… occorre qualcosa che attiri, che induca a un movimento felice. Dobbiamo, per educare, autoeducarci e per questo dissetarci alle fonti della scienza e dell’alta cultura, dissetarsi e divenire parte di quell’acqua.

La cultura intera come grande traccia

Una vera scuola non insegna solo agli alunni; può essere –in sinergia con altre istituzioni e la Biblioteca- un centro di riferimento culturale per l’intera città. Ogni tipo di sapere ha rilevanza etica, è la traccia per i passi ulteriori lasciata dalle generazioni trascorse, il sofferto cammino che deve essere continuato per un con-vivere secondo le indicazioni perenni della civiltà occidentale. Ogni disciplina scolastica, nel rispetto del mondo della vita, porta avanti le tradizioni degli atti ideali che hanno costituito il mondo da caos in cosmos, ordinando l’universo dei fenomeni dell’abitare umano.

Piccole tracce

-L’orientamento al conoscere (e non alla semplice conoscenza e competenza) e alla convivenza secondo civiltà non può essere progetto funzionalistico, preciso e predeterminato, ma percorso sulla traccia del cammino delle generazioni e cenno -appassionato ma aperto alla dialettica- sulle molteplici direzioni possibili. Una traccia, non un binario, una piccola via, non un’autostrada. La famiglia e la scuola partecipino alle attività culturali della città.
La missione dei maestri porta a offrire ai discepoli un aiuto per non perdersi nelle nebbie della banalità, nella coesistenza incivile, nella valuta, nel non-valore spesso egemone all’esterno della scuola. O se ci si é già perduti a rientrare. Non nel “pensiero del gregge,” ma nel Noi autentico, secondo la tradizione dell’Occidente.

Disagio


Il disagio non è qualcosa che vada ridotto solo riadattando il soggetto all’ambiente; vanno invece sviluppate nell’ambiente idee amiche del soggetto.
Il ragazzo in disagio, distratto, svogliato o a rischio di dispersione da se stesso non va analizzato positivisticamente come addensamento deterministico di effetti dovuto a cause ben precise. Il genitore iperprotettivo o completamente disinteressato è anch’egli una manifestazione di sofferenza. Come del resto anche il docente demotivato o “scoppiato”.
E’ la varietà dell’esistente umano.

Integrazione e distanza dall’ambiente assiologico

E’ importante che la scuola detenga e manifesti un quadro (pluralistico) di idee, offra prospettive di valore, indicazioni di senso, esempi di amore per lo studio e la persona umana che si troverà a convivere con altri entro i possibili conflitti personali e culturali dell’evo prossimo venturo. Dobbiamo dimettere il culto tardomoderno dei risultati a qualsiasi costo etico, dare indicazioni ad alunni come ai loro genitori per non disperdersi dietro gli obiettivi, avere e offrire una gamma di fini che muova i giorni per poter arricchire di senso i giorni altrui.

Mirare lontano

-Volgere la teleologia scolastica e famigliare non al conseguimento di obiettivi "corti", poco persistenti, circoscritti, immediati ma volgere lo sguardo alto e lontano, promuovere l'avvicinamento ad un fine coindividuato nell'intersezione delle prospettive a lungo termine di un civile convivere su elevati piani culturali che abbia eticamente valore.
-Far crescere la speranza anche nel tempo del declino e delle aspettative decrescenti sulla qualità della vita: dire ai giovani che sarà dura, ma che ce la possono fare e bene senza violare l’etica. Meglio comunque perdere qualche battaglia per aver seguito dei principi che vincere senza averne più alcuno.


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: Agostina Melucci
Inserito il: 12/04/2015

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22/07/2019
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