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Sezione Didattica


Appunti sugli esami di Stato della scuola secondaria di II grado
Argomentazione su principi, indicazioni operative e orientamenti pedagogici dell’esame.

di Agostina Melucci




-L'esame di stato non è solo momento di applicazione normativa; potrebbe avere come oggetto di ricerca non solo l'alunno ma anche la scuola nella sua capacità/incapacità di comunicare cultura e di proporre istruzione ed educazione. Essere anch'esso un momento di istruzione al conoscere e di educazione.


Principi

Un esame non pro-forma

L’esame di Stato, già di “maturità”, va vissuto come fase importante per la vita di uno studente, della famiglia, della scuola nel suo complesso. 
Non si può condurre l’esame quale mero adempimento formale (avere le carte a posto onde evitare contenzioso, il che è anche sana preoccupazione, ma non può essere esclusiva). Occorre considerare l’esame principalmente quale occasione di crescita per gli studenti, momento di bilancio della propria preparazione, possibilità di interazione tra professionisti dell’educazione sul rapporto tra insegnamento, apprendimento e valutazione.


L’esame costituisce un momento di orientamento e di consolidamento (e/o miglior taratura) dell’autostima/autocritica del ragazzo come del docente e delle loro capacità di affrontare in (relativa) autonomia il futuro. 


L’ esame di Stato è anche di maturità, in senso pedagogico:

-significa mettersi da entrambe le parti alla prova (capacità di sostenere intellettualmente ed emotivamente il peso e la levità di un confronto anche con persone mai viste prima); 

-si tratta di capire se lo studente si trovi a uno stadio evoluto di conoscenza disciplinare e di intelligenza delle relazioni tra le discipline, dote quest’ultima assai importante anche nei docenti;

-se abbia solidità per affrontare la prosecuzione degli studi o il mondo del lavoro: potranno essere anche pertanto approfondite, in sede di colloquio, le connessioni con gli sviluppi nell’istruzione successiva o nei percorsi professionalizzanti. 


Cosa è importante stabilire

Occorre capire se lo studente:

sia padrone delle strutture essenziali delle discipline e delle strutture di connessione interdisciplinare;

abbia appreso a essere parte del processo di generazione della cultura; 

abbia acquisito le premesse per contribuire domani all’evolversi della società, ottenuto spazi di autorealizzazione;

se abbia un metodo per sviluppare il proprio conoscere.


Protensione intellettuale Si tratterà di vedere se abbiamo di fronte un giovane contraddistinto dalla curiosità, dall’intelligenza critica e creativa che vorremmo vedere nelle nuove generazioni, se nei cinque anni l’insegnamento disciplinare sia servito a dare storicità, altezza (capacità astrattiva), larghezza (estensione di campo) alla visione del mondo, di capire se si sia appropriato della logica delle varie discipline, della tipologia di lavoro intellettuale che ogni disciplina singolarmente sollecita.

Complessità dell’intelligere Va prestata attenzione allo stato della sua educazione intellettuale in senso complessivo (intenzione di conoscenza verso il mondo, interesse nei confronti dello studio, possesso dello specifico disciplinare). Non bisogna ritenere in modo pessimista che ciò raramente accada; i giovani sono assai migliori di come li sappiamo vedere.


Costruzione di un’autostima fondata La valutazione è riconoscimento intersoggettivo del presente (è ormai apprezzata la compresenza di componenti interne alla scuola ed esterne ad essa) ed è contestualmente delineazione del futuro del ragazzo, suggerimento di identità, costruzione della fiducia dell'alunno in se stesso e dell'ulteriore sua apertura al conoscere. 


Superare la compartimentazione disciplinare, capire se il giovane coglie l’Intero
La difficoltà più evidente riguarda l’impostazione di fondo dell’esame, che deve avere carattere multi e pluridisciplinare; è il momento in cui due interi (il Maestro, o almeno l’insegnante) e l’alunno si accostano all’Intero (l’intero del mondo, della cultura e della scienza). Ciò non sempre corrisponde alla progettualità e alla prassi didattica delle scuole e a volte questo approccio è frettolosamente introdotto in concomitanza con le scadenze dell’esame (es. le simulazioni di terza prova). Il colloquio si risolve a volte come giustapposizione di domande nelle diverse discipline; insoddisfacente può risultare anche la parte dedicata agli scritti nel corso del colloquio ove si limiti ad essere semplice informazione senza o con scarso coinvolgimento dei candidati.



Per i docenti l’E.S. è occasione di: 

--misurarsi con la propria capacità di confronto vero con giovani, con le loro idee;

--sperimentare i limiti del nostro possesso di quanto chiediamo ai ragazzi;
--verificare se la qualità del conoscere, delle conoscenze, dell’agilità intellettuale, dell’essere in relazione con il sapere e con le persone che inter/roghiamo negli studenti faccia parte anche del nostro corredo;

--capire se, avendo mantenuto la capacità di ascolto, si è ancora integri nella capacità di in-segnamento; 

--verificare se si sia autorevolmente Maestri.



Per la scuola è confronto con gli esiti della propria capacità complessiva di rappresentare un “ambiente che insegna”.

Criteri e Procedure
Quanto sopra è il fine dell’esame come momento culturale e pedagogico di valore.

La prima prova verte sulla padronanza linguistica, la maturità intellettuale, le capacità espressive, creative e critiche. Giusto privilegiare tra i criteri d’esame (non solo nella prova di lingua italiana) l’articolazione del discorso, la ricchezza e la proprietà del linguaggio, la capacità di connettere discorsi ed esperienze, sia didattiche che ordinarie.

la seconda concerne la materia caratterizzante il corso di studio e la terza provaha carattere intensamente pluridisciplinare; coinvolgerà non più di 5 discipline, verte principalmente sul programma dell’ultimo anno.

ll giorno stesso della prova, ogni commissione predispone collegialmente il testo della terza prova.
 Per la correzione della prima e seconda prova scritta, le commissioni possono operare per aree disciplinari (almeno due docenti per area); la definizione finale del voto deve essere collegiale.
-

-Motivare e verbalizzare le decisioni (es. la scelta delle materie per la terza prova)
-

Definire in modo accurato i criteri di valutazione e i relativi punteggi tenendo presente le caratteristiche della classe 



-Impostare il colloquio come un vero inter-rogare, un chiedersi-tra in cui ci si attende di migliorare la conoscenza reciproca e anche di apprendere qualcosa: colloquio come dialogo, confronto di idée. 


-Il documento del consiglio di classe andrebbe impostato sul piano della trasversalità oltrechè della specificità disciplinare. Talvolta appare più rispondente a una certa obbligata ritualità che uno strumento di lavoro capace di esplicitare l’impostazione culturale, didattica e metodologica. Dovrebbe essere maggiormente illustrativo dell’identità e del progetto culturale e pedagogico complessivo delle scuole. E’ qui, del resto, la vera autonomia.
Negli istituti professionali deve contenere indicazioni sul profilo e sulle conoscenze/competenze degli allievi e sulle esperienze di scuola/lavoro.

Terza prova: spesso diventa una sommatoria di discipline; deve invece essere una prova
davvero interdisciplinare e trasversale, intenzionata a vedere se l’alunno ha saputo
cogliere l’Intero della cultura.


Il colloquio
Capita qualche volta che nel giorno dell’esame si scoprano aspetti del ragazzo che nell’ordinaria vita scolastica erano sfuggiti.
Il colloquio/dialogo può flessibilmente comprendere tre parti: iniziare con argomento o presentazione di una ricerca, anche in forma multimediale, scelta dal candidato. Questi ne individua le componenti culturali e ne discute; 

-Prestare attenzione ai criteri, alla durata e al significato del termine discutere, ossia il far agire idee cresciute nel confronto con la cultura e il saperle sostenere. 



La coerenza tra il percorso scolastico svolto e l’impostazione dell’esame non significa completa sovrapponibilità tra l’esame come è stato preparato dalla scuola e le scelte della commissione d’esame. Talvolta è capitato che si siano presentate difficoltà nel concordare i criteri di valutazione tra componente interna ed esterna. 

Qui il ruolo del Presidente è essenziale nell’ equilibrare quella che è la ratio di questo modo di organizzare l’esame, ossia l’interconnessione tra chi conosce da tempo il percorso scolastico e i singoli ragazzi e nel contempo chi non ha questo vissuto ma possiede l’ esperienza professionale.

Il Presidente porge le proprie indicazioni, accoglie e media quelle dei commissari, si inserisce entro una storia che naturalmente non cercherà di forzare. Cerca di portare la commissione al senso fondamentale dell’esame di stato che vede un’interazione valutativa tra componente interna ed esterna. 



Conclusioni 


• -
• ------ E’ importante adoperarsi affinché gli alunni possano congedarsi con un buon ricordo dei loro insegnanti, con ricordi significativi, orientanti, rassicuranti intorno all’avvenire. Il colloquio è l’ultima lezione che gli alunni vivono nella scuola; è la lezione che riassume tutte le precedenti e dispone a quelle successi
• ------Nell’esame di stato una scuola concorre alla valutazione di se stessa. L’esame di stato della secondaria di II grado non ha come esclusivo oggetto di ricerca l’apprendere dell’ alunno ma pure la scuola nella sua capacità/incapacità di comunicare cultura e di proporre istruzione ed educazione. Può rappresentare un importante momento di valutazione/autovalutazione della scuola, un motivo in più per riconoscere il suo valore e l’importanza della sua funzione. E’ anch’esso un momento per istruire al conoscere e per educare. 
Penso che anche attraverso l’esame debba meglio risaltare il grande valore della nostra scuola, per la sua capacità di insegnare, di far apprendere sia a procedere nel ragionamento secondo regole predefinite che a pensare criticamente e creativamente. Lo dimostrano i tanti giovani che poi vanno a studiare all’estero e spesso risultano tra i migliori. 
Sia quest’esame un atto d’augurio per il loro futuro.




Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Agostina Melici
Inserito il: 17/06/2015

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