Paedagogica - Sito pedagogico-didattico dell'U.S.P. di Forlì-Cesena » U.S.P. di
Forlì-Cesena

Novità
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI  

Introduzione
Rivista numero 1
Rivista numero 0
Articoli anno 2018
Articoli anno 2017
Articoli anno 2016
Articoli anno 2015
Articoli anno 2014
Articoli anno 2013
Articoli anno 2012
Articoli anno 2011
Articoli anno 2010
Articoli anno 2009
Articoli anno 2008
Articoli anno 2007
Articoli anno 2006
Articoli anno 2005
Articoli anno 2004
Articoli anno 2003
 

Cerca nel sito:
Accessibilità
Link utili
Redazione
Mappa del sito
Login
Credits





Sezione Novità


Per lo studio e la didattica della poesia
Documenti

Gruppi provinciali FC – RN

Siamo partiti a dicembre 2013 con la prima bozza del documento seguente , che qui presento nella redazione del giugno 2014 sulla base delle discussioni svoltesi a Cesena e a Rimini durante l’anno scolastico 2013/14

Dalla prosa alla Poesia: oltre la realtà, lo stupore del reale

Non c’è vera scuola senza che si legga, si declami, si parafrasi, si commenti o magari si scriva poesia; questo comunque accade, ora come da sempre grazie all’autonomia intellettuale del Maestri, anche nel tempo dei test “oggettivi” e grazie al cuore dei bambini e di tanti giovani i quali leggono e scrivono davvero anche nel tempo degli sms. Ci è sembrato che valesse allora la pena di chiedersi cosa sia la poesia e come si distingua da altre pur dignitose forme testuali al fine di proporla più intensamente nelle scuole.
Prosa e poesia si succedono alle nostre letture in un continuum, né la loro ascrizione all’uno o all’altro genere fa fede di effettiva appartenenza, anche perché è in ultima analisi il lettore che avverte/concrea il verificarsi o meno di un fenomeno poetico. Vi sono prose profondamente poetiche e poesie che avrebbero tutto, metrica, rima, immagini eppure poesie non sono, non portano il cuore nel reale ma solo nella realtà.
Ma una differenza c’è, o almeno la si può ravvisare. Sempre le prose (quelle buone, non le chiacchiere scritte) nascono da un’idea e come ogni idea che si faccia mondo s’incontrano con la realtà ovvero il reale così come possibile da comprendersi nella cultura di appartenenza e secondo le possibilità e i limiti del soggetto. La prosa –quando pur senza metrica e ima non assurga essa stessa a poesia- accompagna di solito la quotidianità, l’ordinario; declina la scienza, l’economia, i saperi della sopravvivenza. La prosa allestisce confezioni sul passato, il presente, il futuro. E’ il mondo nei limiti della semplice ragione, anche quando verte su eventi drammatici e largamente ignoti.
Detto forse troppo schematicamente, quando non sia esposizione di certezze (saremmo allora alla follia grigia) e usi anche il congiuntivo e il condizionale, la prosa affronta anche l’incerto con sicura impostazione categoriale, con la sicurezza che le viene dall’esperienza, dalla consuetudine e dalle categorie correnti del pensiero. Inquadra il reale nei limiti della sua realtà di pensiero, ovvero di percepibilità secondo spazio, tempo e tutte le categorie attive nella syn-taxis della lingua entro cui si svolge. La prosa è dei totalmente adulti, di coloro che hanno perduto l’innocenza.
La prosa non procede a caso, i suoi passi hanno quasi sempre, almeno intenzionalmente, degli obiettivi coerenti e realistici, raramente gratuiti; possono essere insensati e lo sono il più delle volte, ma appaiono univocamente intenzionali e in vista di qualcosa di preciso e determinato.
La prosa è acquisizione, manipolazione più o meno intenzionale e interessato trasferimento dati. Il prosatore puro –ma nessuno è puro- non può stupirsi di nulla poiché vede solo quello che è preparato ad apprendere e mettere in pratica.
La prosa è, in prevalenza, essenzialmente stereotipia, ripetizione dell’uguale; è pensiero calcolante, amministrante. Aiuta in quanto rischiaramento della realtà (il mondo categorizzato), manuale di sopravvivenza, registro a partita doppia del dare e dell’avere. Può nascondere il reale, quello che solo il poeta disvela e disgela.
Altra cosa è la poesia.
La poesia è dei bambini e degli adulti integrali, coloro che sono anche quel che sono stati, hanno conservato una capacità di sguardo innocente, condizione per una emanazione gratuita della precomprensione e dell’esperienza interiore del reale. In una poesia non ci sono concetti (il reale conciato) ma apparizioni, immagini, perforazioni, offerte al campo ermeneutico di eventi visibili e invisibili. Dove la prosa indica, la poesia fa cenno.
Poesia non è solo quella comunemente intesa, è tutta la parte bella (eventualmente anche la bellezza del tragico) dei territori della non-prosa: lo sono anche i brani mistici teologicamente raffinati ma non dogmatici, le formule matematiche e fisiche non affette da sintagmaticità; lo sono le opere di autentica arte, intendendo per “autentico” quanto è personale e collettivo insieme.
Poesia è condivisione del dolore e del piacere o anche, semplicemente ma sempre utilmente, rimedio alla noia, nostalgia del reale perduto tra la realtà. Poesia è la musica quando ti suona dentro dopo che l’hai ascoltata, un quadro quando lo guardi come se tu fossi il pennello, un volto di donna quando, dopo averlo visto, per un istante o per tutta la vita (la stessa cosa, nell’eterno) non riesci a immaginare luce più intensa. Poesia sono i passi senza meta effettiva, solo per stare un po’ insieme; lo sono gli incontri, o anche solo le promesse, poiché immaginare è per tutti un modo di vivere e per il poeta –come un po’ tutti siamo- è il reale.
Poesia sono le occasioni perdute e rivissute nel rimpianto per ciò che non è stato oppure è stato ma non l’abbiamo visto; ma è anche gioia per quel tanto o quel poco che è accaduto.
Poesia è la natura intorno a noi e in noi, nel suo essere reale come nelle sue realtà e rappresentazioni.
Poesia è l’Intero, e lo è davvero quando non sono solo i poeti laureati a cantarlo. La prosa è dominio degli insegnanti, la poesia è campo ai Maestri, quali tutti noi siamo e possiamo ulteriormente essere.


--------------------------------


Durante l’anno 2014- 15 sono emersi i seguenti nuclei di ideazione, sopravvissuti alla constatazione che la poesia è indicibile ma corroborati dal fatto che comunque è troppo importante perché i soli poeti siano autorizzati a tentarle di definirla (de-finire= togliere un argomento dai suoi iniziali confinamenti semantici)

Perché la poesia in una scuola che opera in un mondo spoetizzato, dominato dall’economicismo, dall’ideologia della competenza e dunque dal non-conoscere (non dall’attuazione della capacità di conoscere ma dell’apprendimento per competenze, del “porta a casa”, del risultato verificabile)?

Ma che scuola sarebbe (è?) senza la poesia?

Dobbiamo sia addestrare nelle competenze poichè assicureranno la sopravvivenza, sia educare a quel conoscere e a quel sentire che introducono alla pienezza del vivere

L'esperienza poetica è componente essenziale dell'attività educativa perché consente di coinvolgere intelligenza e affettività richiamando alle origini e aprendo e lasciando aperta la porta sul mistero dell’essere
(“La poesia è la custode privilegiata della verità dell'essere”, M. Heidegger)

Poesia come evento in diretta, dai vissuti del nostro essere-al –mondo, del reale

Scrittura paradossale, a volta chiara in superficie sempre misteriosa nel fondo

Musica e luci dal reale nascosto, magia, incanto

Difficile chiudere la poesia in parole di prosa

Atto personale e collettivo insieme, atto trascendentale

C’è una didattica della poesia? No, ma la poesia può essere comunicata, la si irradia. La didattica della poesia è il modo in cui ciascuno di noi la vive

La poesia non si insegna, si offre.

Poesia come gioco e come fatica

Più poesia più vita nuova, incremento di vita autentica

Come sogno veridico

La poesia dà la parola al mondo e dà mondo alla parola

Nella poesia le parole prendono potenza, fanno volare

La vera poesia non si limita a dire, fa dire

La poesia muove e commuove ma occorre distinguere i poeti da quelli, talora considerati grandi, che han fatto fortuna con il sentimentalismo (“bellissimo, quanto ho pianto!”)

Una poesia al giorno toglie il nonsenso d’intorno

Ragionando d’amore, alle cinque (di un pomeriggio di giugno) intorno a Beatrice:
---“di te dirò cose mai su donna udite” (Dante) e mantenne la promessa; ma –dice o vorrebbe dire ogni uomo- se avesse udito, visto e inevitabilmente amato la singolarità di LEI, chissà di quali ancor più splendenti tesori avrebbe arricchito la letteratura;
---tre millenni di letteratura –pensa ogni uomo di buone letture della propria donna- non erano che un annuncio di come LEI sarebbe pervenuta a evidenza


Sezione: Novità
Sottosezione: Seminari e Convegni
Scritto da: G. Boselli
Inserito il: 11/09/2015

Stampa ... Versione per la stampa



19/04/2019
Visitatori: 1145861
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI