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Sezione Fondazioni


Giornata dell’infanzia dell’adolescenza: potenzialità, diritti e prima scuola
Bozza di Agostina Melucci per un documento di lavoro della scuola dell’infanzia







Confronti con lo spirito dell’epoca

Ogni secolo ha le sue infanzie e le sue adolescenze. Nell’età classica il nuovo nato esisteva solo in quanto promessa di estensione nel tempo dell’adulto, colui che ne avrebbe portato avanti il nome e le gesta. Nei primi secoli dell’era cristiana si riconosceva solo un diritto alla vita e si discusse a lungo se il bambino, ma anche la donna, avessero un’anima. Ancora agli inizi del secolo scorso quando le donne facevano figli a ripetizione e denutrizione, malattie e scarsa igiene facevano strage delle nidiate, nelle case di montagna ai bambini venivano dati da mangiare i funghi per vedere se fossero commestibili. I piccoli venivano mandati a lavorare in miniera e impiegati nei posti meno accessibili.
In tutte le epoche, il chiaro e l’oscuro occupano il campo con varia alternanza. Il nostro è un tempo relativamente felice se guardiamo al passato ma la quotidianità è spesso grigia. L’infanzia –come l’adolescenza- viene massivamente percepita con gli occhiali della TV, avvolta nella retorica, ignorata nella sua alterità, nel suo mistero; vista, come nell’antichità, in quanto realizzazione dei progetti di vita dei genitori, pensata come tempo in cui prepararsi nelle future battaglie del mercato. Lo vediamo anche nel periodo delle iscrizioni: sempre più spesso i genitori che vengono a iscrivere un bambino alla scuola dell’infanzia o a quelle successive, chiedono subito: “ma si fa inglese?”, “c’è l’informatica?”. E’ un peccato che il pur necessario ingresso di nuove costellazioni della conoscenza sia percepito in questo modo superficiale e modaiolo, inconsapevole delle natura dell’età, delle mutazioni del pensiero e del comportamento che la piena integrazione dei nostri bambini nell’universo culturale del mondo in formazione finirà con il comportare.

Quel che può servire

La scuola italiana ha in gran parte saputo uscire uscire dagli schematismi comportamentistici e cognitivistici ed è una scuola che sa lasciar pervenire i bambini a interpretazioni fondate e nel contempo originali del mondo e sa progettare le forme inevitabilmente irregolari (ma non caotiche o deintenzionaliz¬zate) della didattica che dovranno resistere alle vettrici di piegamento della natura infantile proprie della contem¬poraneità.
Oggi i bambini e i ragazzi non stanno di fronte solo al mondo naturale e culturale, ma all'universo televisivo e telematico; rischiano di entrare non nella storia ma nel fumetto elettronico. E sono indotti a pensare, come gli schiavi della caverna platonica, che le ombre che si accendono sullo schermo siano la verità. Ed elaborano la loro visione del mondo non solo a partire dai fenomeni "reali" ma -sempre di più- a partire da apparizioni di "realtà" virtuali.
Nell'età pretelevisiva e preinformatica, i riferimenti erano prevalentemente materiali: avevano uno spessore, un peso, un odore, un sapore, una temperatura. Nel tempo della pervasività dei prodotti della tecnologia dell'informazione, il riferimento non é più tanto l'og¬getto o la persona in carne ed ossa ma un insieme d'immagini e parole in cui il bari¬centro dei significati é sempre più spostato verso la componente artificiale dell'uni¬verso.

Come aver cura autentica dell’infanzia

Noi della prima scuola difendiamo l’infanzia nei seguienti modi.
-riconfigurare i campi di esperienza e successivamente le discipline in una serie di narrazioni offerte all'ascolto soggettivo, promuovere il sa¬pere delle scuole come sapere delle fondazioni categoriali, non delle fondamenta;
-Autoeducarsi ed educare a saperi che dispongano a un atteggiamento di autentica ospitalità (non filantropistica e ingenua ma severa) verso il diverso, il lontano, lo straniero, verso le infinite gamme di volti del soggetto post¬moderno: evitare l'omologazione culturale, salvaguardare e valoriz¬zare le differenze, disegnare percorsi didattici dalla base estesa e aperti a sviluppi pluralistici, il più possibile difesi dal "non-pensiero".
-Comprendere che la nostra essenza intenzionale non é il successo mon¬dano del pupo ma qualcosa di immensamente più impegnativo: piccoli passi di trascendenza individuale e col¬lettiva dallo stato in cui siamo, individualmente e come umanità
-Rispettare l’infanzia e l’adolescenza non significa solo risparmiarle disavventure; significa sul piano didattico evitare il perverso circolo pragmatistico-comportamentista stimolo-risposta-rinforzo-stimolo; i limiti e i rischi di questo modello psicologistico son stati ampiamente individuati e in particolare si é mostrato che i mutamenti più positivi non avvengono che per ristrutturazioni dell'intero campo in cui il soggetto é immerso e per l'esistenza in quest'ultimo di una qualche disponibilità a pre-comprendere il mutamento e a riassestarsi di conseguenza.
-Vuol dire guardarsi -una volta entrati in zona di ingresso nella soggettività individuale- dal sequestrare l'intera possibilità attenzionale del soggetto. Questi ha (avrebbe, ma chi -a scuola o a casa- lo lascia mai in pace?) bisogno di distrarsi, di tempo vuoto, di intervalli in cui stare solo con se stesso o insieme agli amici, senza interferenze.

Pedagogicamente dovremmo aiutare la costruzione soggettuale della conoscenza, sostenere l’essere in fieri nel suo sviluppare un'intelligenza non solamente adattiva ma originalmente attiva sull'ambiente, far sì che questi si riappropri delle mani per giocare con il mondo e per trasformarlo fuori dagli imperativi della ragion tecnica e dell'economia, dunque senza violarne la natura.

Una tradizione positiva e infuturante

La scuola della nostra provincia per tradizione si offre come spazio dedicato alla persona, luogo elevato di eventi intersoggettivi entro gli scenari della Cultura, introdotti da insegnanti che duemila e cinquecento anni di pedagogia come scienza filosofica ed empirica insieme indicano come soggetti inviati dal futuro delle soggettualità in formazione. Le aule sono state da sempre, ove abitate da veri maestri, il luogo di espressione di una reciprocità asimmetrica dei bisogni e delle aspettative, spazi di una relazione non deterministica, non essenzialmente finalizzata al risultato ostensibile ma alle varie forme della soggettualità.
Il vantaggio storicamente acquisito dalla scuola italiana sulla personalizzazione dell’insegnamento (abbiamo sempre aiutato l’affermarsi della persona come soggetto di pensieri e di relazioni con il mondo) potrebbe negli anni che ci attendono essere sfruttato ai fini di dar vita a una progettualità libera ma di alta gamma, di ampio disegno culturale, di grande flessibilità e capacità di apertura alle emergenze della soggettualità, alla gratuità, al dono del futuro che attende ogni persona.


Sezione: Fondazioni
Sottosezione: Argomenti vari
Scritto da: Agostina Melucci
Inserito il: 19/11/2015

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20/02/2019
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