Paedagogica - Sito pedagogico-didattico dell'U.S.P. di Forlì-Cesena » U.S.P. di
Forlì-Cesena

Fondazioni
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI  

Introduzione
Rivista numero 1
Rivista numero 0
Articoli anno 2018
Articoli anno 2017
Articoli anno 2016
Articoli anno 2015
Articoli anno 2014
Articoli anno 2013
Articoli anno 2012
Articoli anno 2011
Articoli anno 2010
Articoli anno 2009
Articoli anno 2008
Articoli anno 2007
Articoli anno 2006
Articoli anno 2005
Articoli anno 2004
Articoli anno 2003
 

Cerca nel sito:
Accessibilità
Link utili
Redazione
Mappa del sito
Login
Credits





Sezione Fondazioni


Ri-pensare l’educazione negli scenari del post-umano
Estratto dall'omonimo articolo pubblicato su "Encyclopaideia" " Re-thinking education in the scenaries of the post-human" n. 46, Dicembre 2016

di Agostina Melucci


ABSTRACT

Si scrive sempre più spesso intorno al profilarsi di una figura umana se non differente certo diversa nelle sue facoltà e nella sua struttura intenzionale da quella vissuta e studiata da tremila anni a questa parte: il Post-umano. Certo, la domanda “chi è l’uomo” va ulteriormente riformulata per effetto della globalizzazione, dell’informatizzazione e in particolare per gli sviluppi delle scienze e delle tecnologie; in particolare, appaiono sempre più rilevanti le modifiche della base fisica (DNA, RNA, farmaci). Non “chi è l’uomo?” è ormai la questione, ma chi o che stia diventando, come si evolvano, attraverso i vari tipi di consumo protesico e reintegrazione continua ad alta intensità, le sue strutture di pensiero, il modo di sentire e di agire. Idem per “chi è il bambino?” o l’anziano o qualsiasi classe di età e di condizione.
Nella scuola italiana, storico nucleo di quella europea, il tema è oggetto di progressiva consapevolezza e si sta operando per trasmettere ai giovani la fondazione di identità e di luce della tradizione culturale e scientifica dell’Occidente ma anche per prepararli alle mutazioni necessarie ed eticamente augurabili. Nonché a resistere a quelle non raccomandabili.

PAROLE CHIAVE Post-umano, globalizzazione, scienze, tecnologie, pedagogia

Re-thinking education in the scenaries of the post-human

ABSTRACT IN INGLESE It is often written about a human figure, different in its faculty and its intentional structure than that lived and studied for three thousand years till now: the Post-Human. Modifications of the physical basis (DNA, RNA, drugs) are always more widespread. Of course, the question "who is the man?" should be further reformulated as a result of globalization, computerization and particularly because of the development of science and technology: not "who is man?" is now the question, but what man's structures of thought are becoming, how humanity is evolving, through various types of prosthetic use and continuous reintegration at high intensity, the way man feels and acts. The same for the questions "Who's the baby?", or any age group and condition. In the Italian school, the historic core of the European one, the issue is object of progressive awareness and the challenge is to communicate to young people the foundation of identity and the light of scientific and cultural tradition of the West in order to bring up them about the necessary changes and ethically desirable ones . As well as to teach them how fighting against those not recommended.

KEY WORDS Post-Human, globalisation, sciences, thecnologies, pedagogy





Il fronte della trans-formazione: mutazione culturale da globalizzazione, integrazione informatica, interventi sul DNA

Nei suoi tre millenni di storia, l’Occidente (così pure l’Oriente) ha pensato l’uomo principalmente all’interno dei propri confini ideali o politici ed entro un’idea di uomo (poco di donna) “naturale” ovvero avvertita come sostanzialmente inalterata nel tempo e nello spazio. Fuori dei confini stavano al tempo dell'impero romano i "barbari", poi, nei successivi quindici secoli, si diffuse un’antropologia in cui si attribuivano valori graduati sulla somiglianza al modello occidentale. Si trattava e ancora in parte si tratta di una universalizzazione unilateralmente fondata che oggi -nel tempo della pluralità, della complessità, della cibernetica e della ingegneria protesica dello stesso DNA- non rende più ragione dell’uomo, della donna e del loro posto nel mondo. E’ complesso il fronte della trasformazione per cui si sta parlando di post-umano o trans-umano: mutazione culturale del mondo, integrazione informatica, un nuovo reale antropico probabilmente OGM.
Servono allora un’antropologia e una pedagogia nuove che interpretino l’essenza (struttura trasformazionale) dell’uomo negli scenari di questo inizio di millennio. E riconsiderino i confini della sua libertà entro un mondo di oggetti capaci di intelligenza artificiale, dunque -secondo la profezia schellinghiana- in qualche modo anche quasi-soggetti, agenti con valenze deterministiche sugli umani.
La tradizionale "coperta occidentale" non copre più il tutto: basti pensare a culture nobili e antichissime, più antiche dell’Occidente stesso, come quella cinese e indiana. Inoltre la scrittura su carta, spazio di addensamento e di stabilizzazione dell’antropologia occidentale, è in misura sempre maggiore sostituita da immagini o scritture che vengono agitate negli scenari sempre più dinamici e spesso contratti e convulsi dell’universo informatico e elettronico in genere, una realtà questa sempre meno virtuale, sempre più reale anche nei suoi effetti.
Non è fantascienza rilevare come non solo l’ingegneria protesica, ma anche le sole conoscenze del corpo umano modifichino i vissuti dello stesso: ad esempio la diagnostica per immagini a emissione di positroni o la cosiddetta “realtà aumentata” modificano ciò che ci sentivamo di essere e dunque, attraverso il vissuto, il nostro essere anche fisico; e non solo per l’incrementazione quantitativa delle sue facoltà. Costruire nuovi profili d’immagine è trasformare l’oggetto. Sia per i nuovi profili di conoscenza che per la potenza degli interventi chirurgici e farmacologici con tecnologia del DNA l’uomo e la donna stanno diventando altro con velocità assai maggiore della semplice evoluzione naturale (v. medicina di precisione e di potenziamento).
Il che porta –credo- a rivedere in ogni settore disciplinare la fondazionalità teleologica. Comporta, per portare qualche esempio: la necessità di riconsiderare i poteri di trasformazione intenzionale e non intenzionale del corpo e della psiche; l'inversione della priorità tra democrazia e centri di potere economico-politico globale e i suoi effetti evolutivi/involutivi sulla condizione umana; una più attenta valutazione degli strumenti informatici impiegati in educazione nonché della farmacologia di potenziamento dei soggetti con handicap, vedi uso di metilfenidato, atomoxetina etc. nell’ ADHD.
Occorre apertura ma anche vigilanza affinché il post-umano non divenga disumano. Il fine deve sempre prevalere sugli obiettivi e tanto più sul semplice, acritico sviluppo delle potenzialità dello strumento.

L’uomo: non chiedersi più chi sia ma chi o cosa stia diventando

La vexata quaestio filosofico-pedagogica “chi è l’uomo?” deve dunque oggi essere riformulata tenendo conto della globalizzazione e delle tecnologie invasive dell’umano, nel mondo delle cose come di quello delle idee; nozioni come quelle di identità, territorio, autorità, diritti e doveri umani, educazione vanno certo non dimesse (sarebbe il caos) ma profondamente ripensate. La stessa coscienza dell'esistente umano deve necessariamente essere articolata entro un tessuto relazionale assai più esteso e dai tempi di comunicazione molto più veloci ma, forse, dall’arco intenzionale assai più ristretto nel tempo e troppo ravvicinatamente connesso alle contingenze immediate del pensare e dell’operare. Singoli e collettività diventano quel che diventano a seconda sia della loro “natura”, che oggi appare sempre più modificabile, sia di quel che vuole la più forte delle componenti buone o cattive del vento attivato dall’insieme di quel che ci sospinge e di quel che attrae.
Ne consegue che la domanda “chi è l’uomo” va ulteriormente riformulata: non “chi è l’uomo”, ma chi o cosa stia diventando, come si evolvano le sue strutture di pensiero, il suo modo di sentire e di agire; la sua educabilità. Nonché quanto sia possibile curare la coerenza nell’indirizzare a un fine che trascenda le singolarità culturali senza svalorizzarle, come invitare a volgersi all’Intero e a soffermarsi con l’anima alle soglie della singolarità delle singolarità: la trascendenza del Mistero, il suo tralucere fra le trasformazioni del mondo e del soggetto (per quanto ancora?) umano.

Singolarità e pluralità

L’idea di umanità è tendenzialmente uni-versale; di fatto non sempre lo è. E più spesso non è “versus unum”, come non lo è nelle università ove andrebbe studiata, spesso perdute negli specialismi e nella sudditanza ai mercati finanziari e non del presente; è, quando va bene, "e pluribus versus plura". La coscienza e la scienza dell'Intero non sono facili come quella frammentazione disciplinare che è uno degli aspetti più rilevanti della crisi delle scienze e della loro capacità di interpretazione significativa del campo in cui agisce l’esistente umano. Per questo, forse, sono in (a lungo termine felice) crisi le scienze “europee” (europee in quanto nate e cresciute in Europa) e l'idea ebraico-cristiana di Dio, ovvero del punto onde si originano e ove –attraversati tutti gli spazi e i tempi- convergono forse tutte le direzioni di senso .
Come non viene dall'uno, tale idea di uomo ad unum non è nemmeno di per sé diretta, ove non intervenissero forme di pensiero trascendentali come la religione, il diritto, la pedagogia e le stesse scienze del mondo fisico. Le stesse scienze che riteniamo universali sono comunque pensate nel quadro della cultura occidentale, pensate nelle sue lingue, generate nel grembo dell’intera sua storia, intenzionate a ulteriorità secondo il suo spettro intenzionale. Si trovano ora a un punto critico, a una singolarità in cui i vecchi assetti collassano per fuoriuscire in altre dimensioni e figure.
Questo in tutte le discipline. Ad esempio insieme a “chi è l’uomo?” va forse riformulata la domanda “chi è Dio?”: cosa Dio stia diventando nella sua rappresentazione e religione da parte di una umanità in trasformazione e in sempre più massiccia migrazione, anche per estensione tecnica dell’orizzonte tra remore e attese. Come l’astrofisica si accorge in questi anni che il nostro universo è probabilmente solo uno dei tanti, e l’uomo solo una (probabilità vicina alla certezza) delle tante specie intelligenti che abitano l’universo degli universi, il complesso della nostra tradizione culturale scopre in questi anni di non essere più l’Intero ma la parte pur luminosissima di un campo di interi più grande.

Meta-sintagmi

Il pensiero egemone si è finora prodotto secondo le sintassi delle lingue neolatine o anglosassoni, sintassi che, pur differenti, erano comunque compatibilizzate e in parte raccordate da due millenni di convivenza. Anche se ancora (ma siamo appena agli inizi del processo di globalizzazione e di informatizzazione del pensare) la struttura occidentale appare prevalente e la crisi delle scienze europee, per dirla con Husserl, ha ancora caratteri prevalentemente autogeni. Ma sempre più entreranno nelle faglie critiche e nelle linee fondazionali del pensiero le sintassi di lingue che sono state parlate e soprattutto scritte da un tempo maggiore delle nostre, spesso in una pluralità di sintagmi che, non controllati, potrebbero accendere conflitti non solo teorici.
Queste interazioni, comprendenti anche sintassi “aliene” e “processate” secondo tecnologie sempre più potenti, trasformeranno le visioni religiose, scientifiche, etiche, estetiche, pedagogiche dell’uomo d’Occidente, trans-formeranno l’uomo, verso un uber-mensh probabilmente non nietzchiano in quanto innestato anche fuori dai riferimenti e della platea di quella profezia di fine Ottocento. Dobbiamo comunque all’autore di Così parlò Zarathustra la ripresa della pulsione profetica della soggettualità occidentale; assisteremo nei prossimi anni all’incontro/scontro di altre profezie, di altre strutture strumentali.
La forza economica e culturale dell’impero cinese o della galassia indiana, le ideologie a sfondo religioso del mondo arabo e la moltitudine dei migranti dall’Africa, unite alla progressiva decorporeizzazione dell’agire intenzionale dell’uomo e il suo sempre più ampio trasferimento ad apparati informatici trans-formeranno la faccia, il volto, la visione e l'anima dell'uomo. E con esse l’antropologia che tenta di conoscerli, la pedagogia che –in quanto scienza e scienza eminentemente filosofica- è intesa ad educarli, la letteratura che cerca di raccontarne l’avventura.

Il post-umano e il nuovo raggio necessario allo sguardo

Io non conosco in modo approfondito le strutture linguistiche, etiche ed estetiche degli universi culturali che stanno per manifestarsi massicciamente, forse per fuoriuscire dall’egemonia occidentale; debole anche la mia conoscenza di alcune delle scienze che intervengono nella trans-umanizzazione (cibernetica, tecnologie dei metamateriali, neuroscienze...ma prima ancora l’ennesima rivoluzione industriale) e forse daranno fra qualche decennio origine a qualcosa che oggi indichiamo come “post-umano”. Pertanto non conosco approfonditamente il loro agire sulle direzioni di senso che l’idea di uomo potrà assumere, cosa peraltro assai difficile anche per una vera esperta di altre culture o delle scienze del mondo fisico. La cosa che mi appare probabile è che l’idea antropologica che abbiamo coltivato in tremila anni stia per mutare radicalmente in quanto dovrà riposizionarsi su una pluralità di fenomeni tecnologici e di radici, come di tradizioni e intenzionalità culturali; dovrà seguire percorsi incerti attraverso campi altamente instabili, esperire storie tanto nostre quanto altre-da-noi per origine e/o destinazione.
L'Occidente, l'uomo occidentale non sono un'astrazione: io appartengo alla storia dell’Occidente e del relativo sentire e pensare noi stessi e il mondo, della sua scienza; io, come ciascuno dei nati e cresciuti in questa terra posta fra l’Atlantico e gli Urali, fra il Mediterraneo e il Polo Nord, sono l’Occidente. Non credo che quello dell’Occidente sarà un tramonto e faccio il possibile per trasmettere ai giovani il suo spettro di identità e di luce, in quella particolare cromaticità che la scienza, la religione e la pedagogia d’Occidente hanno proiettato sull’essere e sull’esistere dell’uomo. Che abbiano fiducia -se non proprio fede- nell'uomo, in quel che è e in quel che sta diventando! Che il nostro mondo, a partire da noi persone di scuola, abbia fede nei giovani, anche nel loro fuoriuscire dal nostro pensare e dai nostri progetti!

Contingenza e costellazioni

Non facciamoci zittire dal chiasso, spaventare dalla potenza dei nuovi apparati. La pressione sommativa del mondo globalizzato e della trans-formazione tecnologica è forte ma i nostri giovani diverranno uomini o donne essenzialmente (generativamente, trasformazionalmente) secondo le indicazioni che provengono dalla tradizione come dell'intenzionalità di cultura che loro sapremo porgere.
Ne avranno bisogno. Servono identità culturali agili e aperte alla natura e alle neo-nature evocate dai mondi oggettuali (Schelling, 1809) oggi enormemente incrementati nelle loro potenzialità; identità capaci di messa in parentesi ma pure aperte alla connessione rigorosa, capaci di critica in senso fenomenologico ma anche di proposta, non chiuse in difesa di presunte certezze ma rese dai loro studi sicure di sé e su questa base pronte a un pensare nuovo. Soggettualità forti di animo, coraggiose poiché i nostri giovani dovranno attraversare campi di conflitto di dimensioni e intensità imprevedibili, essere capaci di negoziazioni che potrebbero altrimenti eccedere la loro capacità di sostenerle. Per questo cerco, la scuola italiana ed europea cerca, di comunicare a docenti e studenti la forza e l’orgoglio dell’eredità occidentale e adeguati strumenti, anche informatici, per navigare nell’ipercomplessità senza fare naufragio. La loro navigazione, criticamente connessa a quella dell’epoca, probabilmente non sarà tranquilla, ma essi avranno dai loro genitori e insegnanti costellazioni di saperi, di miti e di valori a orientarli nel loro tragitto. Non costellazioni di stelle fisse (nemmeno Dio è più immobile), ma configurazioni relativamente stabili operate dalle scienze a partire dall’osservare da lontano i veloci e convulsi movimenti del contesto. Visti dall’alto, come potrebbe il mondo della istruzione e della ricerca, dalla scuola dell’infanzia all’Università, i movimenti anche velocissimi sono componibili in strutture dall’evoluzione tanto lenta da farle sembrare stabili. O comunque affidabili.
Non è forse cattiva retorica affermare che il far cenno degli insegnanti e dei loro dirigenti, ispettori e provveditori che detengano la statura umana e la scienza dei veri Maestri (e sono tanti!) trascende la contingenza temporale e i documenti ufficiali dell’epoca, essendo il presupposto dell’accennare una serrata critica del presente. L’indicazione autentica non ha obiettivi determinati, orienta all’impensato, al venturo, al restare umani dopo l’umano come pensato sinora. I molti Maestri che lavorano nel complesso della nostra Istruzione, dalla scuola dell’infanzia all’università, possono farlo, checché ne dicano ricerche commissionate dagli oligopoli o dalle loro organizzazioni (OCSE etc.); possono poiché hanno contemplato le costellazioni in fieri del conoscere e si sono guardati dentro e intorno. Poiché possiedono le strutture evolutive delle scienze quando non delle tecnologie e hanno rielaborato i miti fondazionali dell’Occidente, letto di quelli dell’Oriente rivolgendo i primi insieme ai secondi in nuclei ermeneutici di quel che ci attende. Per ciò li versano in paradigmi magistrali, ovvero con-creativi dell’uomo che sarà dopo l’uomo che abbiamo conosciuto, in cenni disegnanti il mondo venturo.



Bibliografia

Schelling, F. (1809) Ricerche filosofiche su la essenza della libertà umana e gli oggetti che vi si collegano, ed. it. Lanciano, Carabba Perfect Paperback 1974
Husserl, E. Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie, ed. Martinus Nijoff’s Boekhandel, l’Aja 1959. Tr.it. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, ed. Il Saggiatore, Milano, 1987
M.Heidegger Nietsche (scritti vari 1936-46) , tr. it. Adelphi, Milano, 1995
Foucault, M. (1966). Le mots et les choses. Une archeologie des sciences humanes. Paris: Gallimard. Trad. It. (1985). Le parole e le cose. Un'archeologia delle scienze umane. Milano: Rizzoli.
Mancini, I. (1990). L’Ethos dell’Occidente. Genova, Marietti.
Longo, G.O. (2003), Il simbionte. Prove di umanità futura. Roma, Meltemi.
Farci, M. (2008). Lo sguardo tecnologico. Il post-umano e la cultura dei consumi. Milano, Franco Angeli.
Sassen, S. (2008). Territorio, autorità, diritti. Assemblaggi dal Medioevo all'età globale. Milano, Bruno Mondadori
Tosolini, A. (2008). Il post-umano è qui. Educare nel tempo del cambiamento. Bologna, EMI.
Cattaneo, F. (2009). Luogotenente del nulla. Heidegger, Nietzsche e la questione della singolarità. Bologna, Pendragon.
Marini & Carlino, (Eds.) (2012). Il corpo post-umano. Roma, Carocci.
Flamminio, L.(2009). Tecnologica-mentis. Milano, Franco Angeli.
Melucci, A. (2013). Scuola e mutamenti antropologici nel tempo della singolarità e della pluralità: appunti per una pedagogia della trans-formazione. Studi e documenti, n. 6 on line (Dicembre 2013 ) MIUR-USRER
AAVV (2014). Fisica estrema. Roma, Editoriale Le Scienze
Braidotti, R. (2014). Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte. Roma, DeriveApprodi.
Accarino, .. (Ed.) (2015). Antropocentrismo e post-umano. Sesto san Giovanni. Mimesis.
Rodotà, S. (2015). Così l’umano può difendersi dal postumano. Micromega on line, Aprile, pp.
Le riviste su web Antropologica e Paedagogica, Le scienze (editoriale L’Espresso)

Biografia

Già maestra nelle scuole dell’infanzia, dirigente MIUR con funzioni ispettive dal 1991 e amministrative dal 2010 (UST Rimini, Forlì, Ravenna). Membro di varie Accademie, ha pubblicato 3 libri, 20 articoli collettanei e 81 individuali sia di carattere teoretico (Epistemologia pedagogica) che didattico.

Contatti: Ufficio dirigenziale UST Ravenna (0544 789452), agomel @email.it








Sezione: Fondazioni
Sottosezione: Argomenti vari
Scritto da: Agostina Melucci
Inserito il: 09/01/2017

Stampa ... Versione per la stampa



20/02/2019
Visitatori: 1139361
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI