Paedagogica - Sito pedagogico-didattico dell'U.S.P. di Forlì-Cesena » U.S.P. di
Forlì-Cesena

Editoriale
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI  

Introduzione
Rivista numero 1
Rivista numero 0
Articoli anno 2018
Articoli anno 2017
Articoli anno 2016
Articoli anno 2015
Articoli anno 2014
Articoli anno 2013
Articoli anno 2012
Articoli anno 2011
Articoli anno 2010
Articoli anno 2009
Articoli anno 2008
Articoli anno 2007
Articoli anno 2006
Articoli anno 2005
Articoli anno 2004
Articoli anno 2003
 

Cerca nel sito:
Accessibilità
Link utili
Redazione
Mappa del sito
Login
Credits





Sezione Editoriale


Per Gianfranco Zavalloni, maestro di creatività
di Agostina Melucci

Dirò del mio sguardo su Gianfranco con riferimento ad alcune linee educative su un tema da un paio di decenni piuttosto negletto, quello della creatività. Si è speso molto nel mondo e con particolare cura per le prime età della vita. E già questo è un insegnamento: sentirsi parte attiva, creativa del mondo, averne cura, cercare di per quanto possibile di trasformarlo. Nelle idee e nelle pratiche care al Nostro agiscono alcune categorie pedagogiche attuative della creativitù quali l’esperienza (passare attraverso) i giochi con il tempo e con lo spazio. Così credo si possa configurare il tema, anche seguendo l’insegnamento di questo autentico Maestro. Cosa penso della creatività La creatività è per me esser fonte di un nuovo originarsi, produttività originale, capacità di trasformazione dei materiali, delle situazioni… E’ impresupposta, pura, disinteressata, gratuita, potenzialmente rivoluzionaria e per ciò è resa pressoché invisibile da masse enormi di vuote informazioni conformistiche: la policromia delle forme del pensare è oggi intesa come “lusso” che solo in situazioni relativamente stazionarie e fondazionalmente omogenee può essere lasciato stare. La tradizione culturale dell’Occidente e il dovere di onorare l’eredità del pensiero filosofico e pedagogico occidentale ci danno altre indicazioni diverse da quelle oggi prevalenti, ci fan cenno a una perenne e “divina” facoltà della specie cui apparteniamo: creare. Non creare è non essere, non dare spazio alla infinita virtualità di ogni soggetto umano; io, infinito frammento di infinito, sono per quel poco o quel tanto di mio che riesco a offrire al mondo nella mia ora di luce. Il soggetto, di per sè finito, attraverso la finestra della creatività può illuminare il mondo con infiniti raggi di luce, divenire egli stesso una epifania di quel Dio che la tradizione ebraico-cristiana peraltro indica da sempre come suo Padre. Educare alla creatività è fare spazio all’infinito nel suo riflettersi nell’esistente concreto. Educare alla creatività vuol dire dunque lasciarsi intelligentemente essere, lasciar agire l’infinito che è in ciascuno di noi. L’educazione di tutti al pensiero creativo (nonché critico) è parte essenziale della perenne missione della scuola, da Socrate a oggi, finchè vi sarà donna o uomo sulla Terra. Come evocare creatività Delle buone vie di reazione alle odierne mortificazioni della creatività e di proazione per attuarne di nuova potrebbero esser quelle di -Coltivare l'epoché difensiva: non subire il mondo alieno degli apparati di massa direttamente, senza la protezione assicurata da operazioni intellettuali ed emotive di parentesizzazione (intenzionalità di difesa da masse informative sistemiche). -considerare come l'analisi trascendentale ci abbia mostrato in fenomenologia come il soggetto "in salute" tenda, attraverso il suo "essere-corpo" e strutture come la temporalità, la spazialità e i linguaggi, a costituire il "mondo della vita", ovvero a progettarsi nel mondo. -ritrovare la propria via originale e con essa muovere verso un suo trascendimento autentico, ovvero radicato nel soggetto, nella storia che lo (ci) attraversa, nel futuro che aspetta (pedagogia dell'attesa); -cogliere la deintenzionalizzazione dell'esistere pedagogico del docente in atto nelle scuole per effetto di modelli progettuali prescrittivi e di tecniche di valutazione oggettivistiche; -riprender coscienza che in ogni uomo vi è comunque un frammento della potestà divina del creare, di donare se stessi al mondo, di portare all’essere ciò che non era. Nella vita come nei processi educativi, questo è essenziale. Con i piedi per terra, per ciò capace di levare lo sguardo Gianfranco era molto legato alla nostra terra, ai suoi maestri più creativi; penso all’interesse verso Federico Moroni, pittore di Santarcangelo e maestro elementare, a Ilario Fioravanti, cesenate e figura dalle molteplici espressioni artistiche e professore. Proprio per il suo senso aperto di appartenenza alla terra di origine, si sentiva cittadino del mondo (di qui anche la sua partenza per il Brasile) con curiosità, generosità, disponibilità. La sua idea di educazione era attenta ai diritti dei bambini e a usare gli spazi del mondo, della natura in particolare, a educare tramite le mani per formare menti e cuore costruendo qualcosa di nuovo, qualcosa di non-preesitente. Forte in lui l’attenzione alle botteghe e ai laboratori. Nutriva l’idea che come nella vita, anche a scuola la strada del cammino educativo si costruisca insieme, camminando per nuove strade, ponendosi accanto a chi è in ricerca percorrendo un sentiero tracciato sull’erba, non scritto su binari da cui non sia possibile uscire. Io ho letto in Gianfranco un uomo libero da schemi, capace di autenticità, dal tratto lieve, gentile e schietto al contempo, capace di generosa offerta delle proprie intuizioni. Erede di una grande generazione di maestri Iniziò tale mestiere come maestro di scuola d'infanzia, passò poi presto alla funzione che oggi si vuol chiamare dirigenziale, ma che Egli interpretò sempre come di testimonianza civile e di orientamento culturale e didattico, una funzione educativa estesa dai ragazzi agli adulti che lavorano nella scuola, alla intera comunità scolastica e civile. Un Maestro, è questo il nome con cui amiamo ricordarlo, maestro erede di quella magnifica generazione degli anni Cinquanta-Sessanta fatta di nomi come Bruno Ciari, Tonino Guerra, Luigi Pignotti, un meno noto ma non meno creativo maestro di Savignano anche lui divenuto poi direttore didattico e ispettore. Le linee pedagogiche prevalenti in queste figure si ricollegano a una nobile tradizione educativa, che è quella dell’attivismo e sono incentrate sull’ esperire originale, il giocare inventando il gioco, lo studiare cose nuove, la gratuità, il divertimento non seriale, la didattica creativa con ampi spazi anche per la creatività del docente; guai se lui per primo non si divertisse.


Sezione: Editoriale
Sottosezione: Editoriale
Scritto da: A. Melucci
Inserito il: 06/09/2017

Stampa ... Versione per la stampa



20/02/2019
Visitatori: 1139372
   HOME    NOVITA'    EDITORIALE    FONDAZIONI    DIDATTICA    PROGETTI