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INTRODUZIONE


Boselli Junior

Sull'essenza del comunicare

di Gabriele Boselli

Introdurre non è mai una operazione neutra di inserimento del lettore in un testo, né un oggettivo anticipare o riassumere. Nel mio caso è un dir che si pensa di una storia intellettuale e pratica che ha radici lontanissime, una vicenda immensa davanti a sé e che sta per trovare un nuovo, modestissimo canale di comunicazione. Tutti invitano a comunicare di più e meglio e non si può non consentire; ma che significa comunicare? Più facile capire intanto cosa non è.
Non è chiacchierare, ovvero -a dirla con Heidegger che sulla chiacchiera ha molto riflettuto- far discorsi scientificamente infondati, privi di adeguata documentazione bibliografica o esperienziale. Ma soprattutto non è nascondere che quel che si dice è frutto di un esistente con una propria storia e un punto di vista individuale o magari presentarlo come una concettualizzazione universale su cui non si può non convenire. Questo è un fatto! -dice ogni chiacchierone- e invece è solo la sua visione, se non addirittura quel che vuol artatamente dare ad intendere senza credervi nemmeno lui. Espressioni caratteristiche introducenti il discorso dogmatico, dunque non scientifico e culturalmente risibile sono quelle del tipo: "non vi è dubbio che…" spesso in bocca ai vari maghi Otelma o altre più paludate del tipo "la scienza afferma che…", "la norma stabilisce che…"; come se ormai non si sapesse che non esiste la Scienza ma una pluralità di scuole scientifiche o non fosse noto che non abbiamo concretamente a che fare con la Norma ma con innumerevoli e ugualmente non infondate interpretazioni. Altro aspetto dell'argomentare chiacchierante è il non uso del congiuntivo e del condizionale, i modi verbali che meglio esprimono il carattere essenziale del pensiero nell'età postmoderna. Per non fare della chiacchiera ma per produrre parola, per non fare propaganda ma autentica comunicazione occorre sollevarsi dalla contingenza e confrontarsi con alcune metafore presenti nella storia del pensiero.

Comunicazione non strumentale. Non fatto, ma atto il più possibile puro (disinteressato)

Ermeneutica è la forma di sapere che si richiama a quella funzione divina che nella religione ebraico cristiana era svolta dagli angeli, esseri incorporei e dunque disinteressati. Gli angeli della religione greca e quelli della religione cristiana erano messaggeri degli dei, ma non degli dei di questo mondo.
Gli angeli chiamano a partecipare alla devozione al Verum, la dove il verum non è assoluto (come tale, è noto solo a Dio), ma quello legato ai parlanti che lo costituiscono. Non sono autori unici del messaggio, perché l'autore di un qualsiasi messaggio non è mai solo un soggetto ma è tutti quelli che lo hanno preceduto, che lo leggono e che lo leggeranno. L'angelo porta un mondo ad incontrarsi con un altro. Non crea mondi in proprio.
Gli angeli sono funzioni linguistiche, sono significanti che raccordano gli uomini alla loro verità, cioè al loro essere "dentro", aver qualcosa in comune con l'interlocutore, ma anche "sciolti da", essere altri, venire da un altro luogo, avere un diverso destino: Gabriele (l'arcangelo) sarebbe tornato tra le musiche e i cori del cielo, Maria avrebbe dovuto sperimentare le gioie della maternità ma anche la quotidiana fatica del vivere, le persecuzioni e il dolore estremo del figlio crocefisso. Le parole dell'annunciazione avevano percorso la lunga strada che unisce il cielo alla terra ma aprivano a un nuovo andare, ancor più intenso e faticoso.
Io mi chiamo Gabriele ma non sono un angelo e non lo saranno neanche gli altri collaboratori di questa rivista on line, anche se eventuali messaggi dell'Altissimo saranno volentieri ospitati. Ma cercherò ugualmente di comunicare, nella convinzione che ciò significhi lasciar agire ciò che ci è comune o introdurre onestamente nel comune sentire qualcosa che al momento non lo è . Mentre la propaganda è disonesta in quanto ha tesi precostituite all'atto del comunicare, forza capziosamente le connessioni logiche e manipola i sentimenti, la comunicazione autentica propone tesi esplicitanti la propria fallibilità e aperte alla discussione e all'eventuale rovesciamento.
La comunicazione autentica estende e approfondisce la storicità dell'esistere privato e pubblico; lascia essere la persona. La comunicazione amplia l'intenzionalità del soggetto laddove la propaganda la canalizza secondo l'intenzionalità altrui. Il comunicare non è solo condivisione dell'essenza del viaggio, lo è anche dello stare, del risiedere in un luogo nostro. Senza di esso non solo non andremmo in nessun luogo, ma non staremmo da nessuna parte. Quella evocata dalla comunicazione è la nostra terra, la sede del nostro punto di vita. Come "terra natia" è l'ubi consistam, ed è anche la partenza. Senza, non vi sarebbe viaggio, ma spostamento solitario.
L'atteggiamento ermeneutico è un atteggiamento di esplicazione di un soggetto secondo forme e contenuti che non appartengono solo al soggetto ma cui i1 soggetto appartiene. E sempre comunicazione in situazione. La situazione rende sempre difficile e conflittuale la trasparenza del messaggio e a volte la trasparenza stessa del soggetto che comunica il messaggio. La storia condanna sempre all'ambiguità, alla non totale trasparenza; un messaggio porta la carica di ambiguità che è in ciascuno di noi, che sia nella parte di chi comunica o di chi riceve il messaggio.
Oggi dobbiamo convivere con una pseudo-comunicazione di sistema tanto potente quanto sovente falsa, in cui non c'è niente che sia davvero in comune tra il "comunicante" e chi sorbisce lo spettacolo credendolo verità. Dobbiamo dire la nostra pur sapendo che l'Atto (ciò che originalmente e gratuitamente si dà) diviene sempre più difficile e raro, dovendo sottostare alla sterminata potenza di oceani di fatti pseudo-informativi, ovvero di atti senza soggetto.
Mi sembra importante che ogni forma di comunicazione sia governata dal riferimento al mondo e all'altro, più che dalle regole di comportamento e di successo mondano. La mondanità, al contrario della storicità, è espropriare i soggetti del loro mondo, regalandone uno artificiale. La storicità è sapersi in situazione, essere disponibili a lasciare alla cosa stessa la prima e l'ultima parola pur sapendo che questa rimarrà muta e che saremo noi interpreti a parlare per essa essendone stati trasformati, motivati a esprimerla in quella forma dello spirito "oggettivo" che è, per l'ermeneutica del Novecento e di questo primo assaggio di nuovo millennio, il linguaggio.

Come intenderei il comunicare

In che senso in questa rivista di intende comunicare?
Per noi comunicazione è, in negativo, non pretendere di fare comunicazione "senza autore", sottratta all'interpretazione e dichiaratamente, forse tendenzialmente "oggettiva" con pretesa di neutralità e superiorità rispetto ai soggetti o ai fenomeni interessati.
In positivo mi sembra essere:

Qualcosa che nasce dal sentirsi esistere, sentire i propri limiti e aver qualcosa da dire a qualcuno ( un singolo o tutti gli abitanti dell'universo) con cui ci sentiamo in-tesi o almeno intrigati -

Rendersi conto di come l'esperienza originaria non sia quella dell'io ma l'esperienza della seconda persona (E. Mounier), di come comunicare sia forse l'unico modo per divenire manifesti a se stessi

Trascendere da se stessi, entrare in conflitto con l'io che credevamo di essere e le idee cui ci eravamo abituati

Passaggio instabile e variabile di informazioni e impressioni interno a una relazione intellettuale tra persone interessate che consapevolmente o no avvertono di avere qualcosa in comune.

Sapere di poter dare informazioni infondate, mai false comunicazioni; l'inautentico è incompatibile con la comunanza di orizzonte.

Convenire sulla tesi secondo cui una comunicazione seria non può mai essere strumentale

Importante è l'autenticità (non necessariamente la verità) di quel che si dice, non il come

Si comunica con un TU non con un LUI

Dialogando si diviene se stessi, si trova l'essere che ci si attendeva

Tentar di approdare a non certe ma confortate (dalla ricerca e dall'esperienza) verità

Creare/distruggere valore intorno a certe tesi

Situare e situarsi. Apprendere di essere di a da in con su per contro tra fra

Atto (non fatto, prodotto) di ricerca, non di enunciazione.

Nella nostra scuola (nostra poiché vi lavoriamo), istituzione perenne che viene dai tre millenni andati della storia occidentale e guarda a quelli venturi, la comunicazione mi sembra individuabile nella ricerca estesa e la comune configurazione dell'identità della cultura. Una linea questa che mi pare preziosamente inattuale quanto assai difficile da perseguire, in un'epoca in cui il sistema informativo globale opera a tempo pieno per togliere identità alle persone e alle istituzioni, per farne soltanto voci dell'heideggeriano Si anonimo.

Tracce

Penso emergano, anche in relazione al momento di grande transizione che la scuola sta vivendo (rinnovata legge fondamentale della Repubblica, trasformazione dello Stato, ristrutturazione dell'economia, riforma della scuola) alcune utili indicazioni.
-Mentre l'arco di visione di gran parte dei contemporanei è limitato alla cronaca, noi dobbiamo far cenno alla storia, far vivere una tradizione. Ogni cronaca è sempre cronaca di un non-essere, o di una fine; una storia, ogni storia personale o istituzionale, è perenne.
-Ridurre -cominciando da se stessi- l'interiorizzazione dell'esterno massmediologico e burocrateggiante, con le sue cariche di banalità e, soprattutto, di attivismo insensato.
-Al fine di aiutare a nascere concettualizzazioni utili (dunque ancorate all'intera storia della cultura ma anche al soggetto) occorre non lasciar subire il mondo-cosa e soprattutto il mondo alieno degli apparati di massa senza la protezione assicurata da operazioni intellettuali di parentesizzazione.
- Occorre recuperare nei saperi il punto di vista trascendentale: insegnare a guardare il mondo nuovo nel complesso degli atti di relazione che il soggetto, confortato dall'amicizia del maestro e dei compagni, può instaurare con il mondo a partire dal campo delle sue esperienze. La nuova gravità/vettorialità dei saperi esige un rafforzamento delle interiori capacità del soggetto di curvare la sua inerenza e appartenenza al mondo-cosa secondo i propri, personali assetti categoriali, le proprie visioni e ragioni di vita.
-Per dirla con Giovanni Gentile, la scuola è luogo dedicato alla Tradizione e all'Avvenire. Per ciò è importante riconfigurare i massimi sistemi del sapere moderno (rappresentati dalle discipline scolastiche) presentando il sapere delle scuole come sapere delle fondazioni, non delle fondamenta: le seconde -statiche- sono irrimediabilmente incrinate; le prime -dinamiche- meglio resistono agli stati critici.
-Dobbiamo conservare l'autonomia di maggior valore, quella intellettuale, e costruire. Resistere alla seduzione del luccichio della tecnica, alla corrosione assiologica operata dall'ideologia del "prodotto", alla tentazione di dar luogo a una scuola che per essere "concorrenziale" si omologhi ai valori di moda. Possiamo costruire ricomponendo una visione del mondo non solo aperta al nuovo ma, saldamente fondata sui saperi classici, signora di quelle nuove morfologie del sapere intraviste da Edmund Husserl e che possono servire a intendere le evoluzioni profonde del mondo di fine millennio, le reti pluristrato, i nodi, i rapidi cambiamenti di direzione che si disegnano sugli scenari politici di un'Europa terra di migrazione.
-Le persone di scuola potranno immaginare in queste pagine una gamma di senso in cui spendersi, individuare coerenze direzionali di fondo che giungano fino all'orizzonte degli eventi. Potranno cercare di costruire una scuola che sappia pervenire a visioni e narrrazioni originali del mondo e sia capace di progettarsi in quelle forme inevitabilmente irregolari che dovranno resistere ma anche un pò flettersi alla pressione del mercato unico mondiale dell'economia e della cultura. La scuola delle Romagne e dell'Emilia è stata sempre quel luogo in cui gli annichilamenti e le sofferenze dello spirito hanno potuto trovare luogo di compensazione; non si è limitata alla consolazione ma ha offerto anche prospettive; è stata ed è spazio di un sapere indagante ma anche progettante, costruente, teoretico e dunque pratico. E' ambito di formazione di soggetti individuali e collettivi non rassegnati alla cronaca ma viventi nella storia perenne dello spirito; soggetti intellettualmente, eticamente e politicamente consapevoli, critici e impegnati, cioè soggetti attivamente pensanti. Lieti di ritrovarsi in ogni occasione reale o….virtuale come questa con tanti altri che ugualmente e diversamente lo siano.






19/04/2019
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